CLIL in Europa

Nell’ultimo decennio l’insegnamento bilingue delle materie specialistiche ha svolto ormai chiaramente un ruolo di primo piano anche nella discussione pedagogica in Europa.Una ragione fondamentale dell’importanza di tale ruolo è data dal fatto che oggi la Commissione Europea sostiene massicciamente la condizione da lei stessa prevista, per cui ogni cittadino europeo dovrebbe parlare altre due lingue oltre alla sua lingua madre. Per far fronte a tale esigenza, molti Paesi della Unione Europea puntano, da qualche tempo ormai, su delle forme integrate di comunicazione della parola e dei contenuti e a tale uopo introducono queste forme nei loro sistemi scolastici. A seconda delle diverse tradizioni pedagogiche e dei contesti linguistici, si sono sviluppati in Europa diversi modelli di insegnamento bilingue, che è assolutamente opportuno confrontare, perché se si conoscono gli altri modelli, risulta chiaramente più facile individuare i punti deboli e i punti di forza del proprio modello. Per ragioni di spazio possiamo ovviamente affrontare in questa sede soltanto alcuni aspetti. Intanto diciamo subito, che le informazioni sullo stato attuale dell’insegnamento secondo il sistema CLIL in Europa risultano molto ampie. Ricordiamo soprattutto quattro scritti che, se letti insieme, forniscono un quadro prospettico molto valido del CLIL: le due pubblicazioni di Marsh (Profiling European CLIL Classrooms, 2001; CLIL/EMILE: The European Dimension, 2001), che sono state prodotte come lavori su incarico della Commissione della Unione europea, il rapporto Eurydice della Commissione Europea del 2006 e il rapporto internazionale appena pubblicato dal Consiglio d’Europa (Maljers et al., 2007). Qui di seguito saranno evidenziati due aspetti centrali di queste pubblicazioni, la diffusione del CLIL nei sistemi educativi europei e la struttura organizzativa dell’insegnamento CLIL in Europa.
Nel frattempo il CLIL si è consolidato in tutta l’Europa
La rapidità con cui il CLIL ha saputo conquistarsi un posto nel contesto dell’istruzione in Europa è assolutamente sorprendente. Mentre prima del 1980 tale sistema era presente soltanto in pochi Paesi, in cui era noto l’apprendimento integrato di contenuti e lingue straniere – a dire il vero di frequente, sulla base di lunghe tradizioni – e nei quali il CLIL si realizzava il più delle volte soltanto nelle scuole di élite, oggi si può concludere che, a parte poche eccezioni, l’offerta del CLIL è presente in tutto il contesto europeo in una forma corrispondente alla sua definizione. Costituiscono delle eccezioni la Danimarca, la Grecia, la Lituania, il Portogallo e Cipro. Come risulta dal rapporto Eurydice, il CLIL si è consolidato nei sistemi di istruzione dei rimanenti Paesi sia in maniera fissa e stabile, sia in base a dei progetti limitati nel tempo, visto che tra il tre e il trenta percento degli alunni e delle alunne della scuola primaria e secondaria partecipano a questa forma di insegnamento. Lussemburgo e Malta sono i soli paesi, in cui a tutti gli alunni ed alunne si impartisce l’insegnamento in almeno due lingue.Il rapporto Eurydice fornisce un quadro dettagliato delle lingue, che vengono utilizzate dall’insegnamento come lingue CLIL. Oltre alle lingue straniere ci sono le lingue regionali, le lingue minoritarie o anche altre lingue ufficiali di ciascun paese. Nella maggior parte dei Paesi che offrono il CLIL, le lingue utilizzate sono sia le lingue straniere come pure le lingue minoritarie. Esempi: Francia, Spagna, Italia, Germania dove sono utilizzate come lingue CLIL sia le lingue minoritarie che le lingue straniere.
L’inglese al primo posto
Non soltanto il rapporto Eurydice, ma anche i precedenti rapporti ed anche il rapporto internazionale del Consiglio d’Europa forniscono un quadro preciso e puntuale delle lingue che vengono utilizzate come lingue CLIL. Per quanto riguarda le lingue straniere, ritroviamo al primo posto, in tutti i paesi e con un ampio margine, l’inglese, - come del resto era ovvio aspettarsi - seguito dal francese e dal tedesco. Singoli Paesi indicano anche lo spagnolo, l’italiano e il russo. Tra questi rientrano per esempio l’Ungheria e la Repubblica Ceca. Nei Paesi ufficialmente plurilingue vengono utilizzate naturalmente anche le altre lingue regionali ufficiali, quindi per esempio il fiammingo nella parte francofona del Belgio, l’irlandese nella Repubblica d’Irlanda, lo svedese in Finlandia. In molti paesi della Unione Europea e del Consiglio d’Europa vengono utilizzate anche delle lingue delle minoranze come lingue CLIL, per esempio il bretone, il catalano, l’occitano in Francia, il russo in Estonia, il lappone in Norvegia o l’ucraino in Romania. In tale contesto si deve sottolineare che alcune di queste lingue hanno lo status di vera e propria lingua minoritaria (per esempio il frisone in Olanda), altre invece sono anche delle lingue di maggioranza il più delle volte nei paesi vicini (per esempio lo sloveno in Austria, quello sloveno che costituisce in Slovenia la lingua maggioritaria). Come risulta dalle inchieste effettuate, diversi sono gli atteggiamenti degli studenti (e dei loro genitori) in relazione a queste lingue. Le lingue minoritarie, che in altri Paesi non vengono parlate come lingue della maggioranza della popolazione, il più delle volte sono accettate soltanto da gruppi linguistici che parlano una lingua minoritaria siffatta anche nell’ambiente domestico, mentre le lingue delle minoranze che hanno il carattere di lingua della maggioranza in un paese vicino, spesso vengono accettate anche dalle persone che non hanno alcun vincolo culturale con questa lingua, per esempio il tedesco nelle regioni orientali francesi. In particolare va sottolineata la situazione in Romania, dove, secondo il rapporto Eurydice, il tedesco viene utilizzato come lingua straniera nelle scuole bilingue, mentre è inserito come lingua della minoranza nelle scuole della minoranza che parla tedesco.In un gran numero di Paesi esiste una offerta del CLIL sia al livello di scuola primaria che a quello di scuola secondaria. In alcuni paesi, per esempio in Belgio, Spagna, Italia, Finlandia, Gran Bretagna e Romania esistono già nella scuola elementare delle attività in un’altra lingua. Nei singoli paesi esiste una offerta di lingue regionali ed anche di lingue minoritarie al livello di scuola primaria, per esempio in Polonia e in Romania. Nella maggior parte dei paesi, tuttavia, il CLIL è un sistema che riguarda soprattutto le scuole secondarie. Mentre l’eventuale durata dell’insegnamento CLIL arriva comunemente fino alla fine dell’obbligo scolastico e quindi teoricamente potrebbe durare fino a dieci anni, in realtà tale durata è molto variabile e in molti paesi arriva fino alla conclusione del livello secondario II, (maturità, baccalauréat, Livelli-A).
Struttura organizzativa del CLIL nel contesto europeo
Come è già stato accennato, fino ad oggi il CLIL non è mai stato introdotto in nessun Paese in modo tale da coprire tutto il territorio. Quindi si pone innanzitutto la questione di sapere su cosa si basi la scelta degli studenti che partecipano all’insegnamento CLIL. Mentre agli inizi questo problema si regolava autonomamente a seconda dell’offerta e della domanda, nel frattempo si sono andati affermando - in una serie di paesi - dei criteri per l’accesso, che vanno dai test generali di conoscenza fino a dei test linguistici. E quindi gli studenti che nella Repubblica Ceca, nella Slovacchia e in Bulgaria vogliono partecipare all’insegnamento CLIL, devono superare degli esami di ammissione, in cui vengono testate le loro conoscenze generali, le loro nozioni di matematica e le loro conoscenze nel campo della lingua madre. In Francia e in Romania si testano invece le conoscenze e le capacità nella lingua d’arrivo, prima di concedere l’accesso all’insegnamento CLIL. Nei Paesi come l’Ungheria, l’Olanda e la Polonia le procedure dei test concernono sia le conoscenze generali che la capacità di parlare nella lingua di arrivo. I test d’ingresso sono gestiti nella forma scritta, ma esistono anche degli esami orali. Fino ad oggi, nella maggior parte dei Paesi europei non esistono, comunque, delle condizioni per l’accesso, al fine di potere partecipare all’insegnamento CLIL.
Discussione sulle materie che risulterebbero più adatte
La questione sulle materie che risulterebbero più adatte e su quelle meno adatte all’insegnamento in un’altra lingua, ha sempre svolto, sin dall’inizio, un ruolo importante nel corso della discussione riguardante il CLIL. Normalmente si procede ad una distinzione tra tre gruppi di materie, le materie delle scienze umanistiche e sociali (storia, geografia, sociologia), le materie attinenti alle scienze naturali (matematica, fisica biologia) e le materie artistiche (arte, sport, musica). In generale, risulta chiaro dalle inchieste condotte che delle prescrizioni scritte concrete, relative a determinate materie o gruppi di materie, sono presenti solo in pochi Paesi: nel settore della scuola primaria esse non esistono quasi per nulla, cioè ogni materia o ogni settore di apprendimento può essere insegnato in un’altra lingua. Costituiscono delle eccezioni l’Estonia e la parte del Belgio in cui si parla tedesco, dove dovrebbero essere insegnate in una lingua straniera soltanto le materie attinenti alle arti. Anche al livello di scuola secondaria molti Paesi lasciano alle scuole la libera scelta ai fini della selezione delle materie specialistiche, per esempio Spagna, Francia, Italia, Irlanda, Inghilterra e Galles, Polonia, Ungheria ed Austria. In altri Paesi, per esempio nella Repubblica Ceca e in Romania, la scelta è limitata alle materie delle scienze naturali o delle scienze sociali. In Svezia e in Finlandia, ma anche in Olanda e in Bulgaria, abbiamo in primo piano le materie attinenti alle scienze naturali e sociali, ma anche quelli relative alle arti.Quando si parla di materie relative alle scienze naturali, si intendono comunemente la matematica, la biologia, la fisica, la chimica e la tecnologia in questa successione di frequenza. Le materie relative alle scienze sociali e indicate con maggiore frequenza sono la storia, la geografia e l’economia, quelle riguardanti le arti e indicate più frequentemente sono la musica e l’arte.
Il numero delle ore di insegnamento è determinante
Un indicatore importante per sapere fino a che punto il CILI risulta ogni volta integrato nel corrispondente sistema scolastico, è rappresentato dal numero delle ore di insegnamento, di cui si dispone, per realizzare questa forma e impostazione dell’insegnamento. L’exposure time non è stato determinato per nulla in tutta una serie di Paesi ed esso dipende dalla scuola individuale, per esempio in Finlandia, in Italia e in Slovenia. Altri Paesi forniscono delle indicazioni approssimative, come per esempio la parte francofona del Belgio, la Repubblica Ceca, l’Austria e la Germania, mentre altri ancora indicano delle cifre assolutamente precise, come per esempio alcune delle regioni autonome della Spagna, della Francia , Olanda, Polonia. Malta e Lussemburgo, che in base al loro status particolare sono escluse da tale inchiesta, hanno preventivato il 50% o i due terzi dell’orario dedicato all’insegnamento da effettuarsi nell’altra lingua.
| Letteratura sul tema
Marsh, D. (2002): CLIL/EMILE – The European Dimension: Actions, Trends and Foresight Potential. Bruxelles: The European Union. Marsh, D., Maljers, A. & Hartiala, A.-K. (2001): Profiling European CLIL Classrooms – Languages Open Doors. Jyväskylä: University of Jyväskylä. Wolff, D. (2007): “insegnamento bilingue delle materie specialistiche in Europa: tentativo di fornire un quadro sistematico”. Pubblicato da FluL |
È un professore emerito di Elaborazione linguistica applicata presso la Bergische Universität di Wuppertal. Tra le sue ultime pubblicazioni più importanti sull’insegnamento bilingue di materie specialistiche rientra la raccolta pubblicata insieme a David Marsh "Diverse Contexts - Converging Goals: CLIL in Europe" Frankfurt: Peter Lang 2007
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Novembre 2007
















