Costruire in modo sostenibile

Progettare con l’annaffiatoio: la bioedilizia

Baubotanisches Vogelbeobachtungshaus; Copyright: Entwickelungsgesellschaft für BaubotanikRifugio bioedile per l'osservazione degli uccelli; Copyright: Entwicklungsgesellschaft für BaubotanikLe abitazioni del futuro vivono! A pensarlo sono tre architetti di Stoccarda che puntano su nuovissimi sostegni edili: le piante con le radici affondate nel terreno. Per il momento hanno realizzato solo ponti e pergolati, ma, in futuro, case e città potrebbero veramente crescere per aria!

Se fosse per Ferdinand Ludwig, in futuro l’umanità tornerebbe a vivere sugli alberi – o meglio, negli alberi. Questo giovane architetto di Stoccarda, infatti, sogna tetti e muri fatti di frassini, pioppi e platani vivi e saldamente radicati nel terreno: intere “città bosco” che svetterebbero nel cielo, provvedendo, fra l’altro, a purificare l’aria, grazie agli edifici ricoperti di fogliame. “Ottenere edifici abitabili dagli alberi è possibile”, spiega l’architetto Ludwig. “E’ proprio questo il nostro obiettivo per il futuro.”

Assieme a Oliver Storz e Hannes Schwertfeger, Ferdinand Ludwig dirige il progetto di ricerca “Bioedilizia e Architettura Ecosistemica” presso l’Università degli Studi di Stoccarda. Questi tre hanno dato vita a un nuovo ramo dell’architettura pronta a sostituire fili a piombo e cazzuole da muratore con impianti d’irrigazione e cesoie da siepe. All’interno di questa nuova disciplina Ferdinand Ludwig si occupa della parte biologica e botanica, mentre Oliver Storz cura l’ingegneria e l’edilizia. Hannes Schwertfeger, invece, è la mente dei progetti architettonici.

Quando i ponti mettono radici

Oliver Storz, Ferdinand Ludwig, Hannes Schwertfeger (da sinistra a destra); Copyright: Entwicklungsgesellschaft für Baubotanik “Non ci sentiamo degli utopisti” afferma l’architetto Ludwig. “Vogliamo solo studiare dove si possa arrivare usando gli alberi come pilastri”. Sono già numerosi i progetti che dimostrano la realizzabilità dell’idea. Il primo capolavoro mai realizzato è stato un ponticello, lungo 20 metri, costruito su un terreno paludoso vicino al Lago di Costanza. Senza questo approccio ecologico, la conformità del terreno non avrebbe mai permesso di gettare le classiche fondamenta in cemento. Da allora, sull’isola di Mainau, sono sorti altri due pergolati, un osservatorio ornitologico e cinque torrette d’informazione turistica, insignite con diversi premi d’architettura.

Tutte le costruzioni poggiano su un folto gruppo di alberi di salice, piantati uno accanto all’altro. Il salice è un albero dalle radici ben affondate nel terreno, particolarmente slanciato, che cresce e si moltiplica rapidamente grazie alle talee. Tutte le piante che crescono in altezza per poi diramarsi in larghezza forniscono un sostegno stabile, che non necessita di essere piegato o segato, tuttalpiù potato. L’osservatorio ornitologico è il primo edificio bioedile a due piani, dotato addirittura di un tetto. Questa torretta che misura quasi tre metri e pesa di per sé 800 chili può ospitare fino a 10 ornitologi amatoriali, che troveranno qui un mimetico rifugio per avvistare gli uccelli.

Il salice intelligente

Ponte vivente di salici; Copyright: Entwicklungsgesellschaft für BaubotanikSecondo l’architetto Ludwig e i suoi colleghi le piante sarebbero più “intelligenti” dei mattoni e del calcestruzzo. I tre ragazzi amano parlare di “intelligenza costruttiva” per definire i vantaggi evolutivi legati a questo tipo di architettura. “Gli alberi hanno imparato a sostenere pesi notevoli”, spiega Ferdinand Ludwig, “ottimizzando, durante la crescita, la forza e la tensione di ogni ramo”. Una situazione radicalmente diversa, dunque, rispetto alle costruzioni tecniche, che richiedono punti di rottura ben precisi. “Il legno, poi, s’inspessisce proprio nei punti con il maggior carico”. Applicando miratamente dei pesi sugli alberi gli architetti stanno cercando di abituare i loro materiali edili a formare delle concrescenze nei punti di maggior sostegno. A differenza dell’edilizia classica, in cui i materiali finiscono per sgretolarsi con il peso, un edificio fatto di materiali vivi risulta essere sempre all’altezza dei suoi compiti.

Nei progetti, tuttavia, è previsto anche l’utilizzo di materiali tecnici “inerti”. Il ponte sul lago di Costanza, ad esempio, è tenuto insieme da fasce di poliestere e rafforzato con graticole in acciaio inox, poggiate su un sostegno fatto di 64 fasci di rami di salice. A stabilizzare la torretta d’osservazione ornitologica sono invece degli anelli di ferro. L’idea dietro a questa filosofia è quella di preservare una simbiosi fra natura e artificiosità. Hannes Schwertfeger ama chiamarle costruzioni “artificiose e vive al contempo”. Infatti, anche a progetto ultimato, la natura continua a operare. Costruire diventa così un processo continuo, che perdura nel tempo.

Gradita ogni sorpresa rigogliosa e naturale, proprio come la novità che gli edifici cambino il loro aspetto esteriore a seconda delle stagioni. “In estate”, spiega l’architetto Ludwig “il nostro ponticello viene letteralmente sommerso dalle foglie e non si nota quasi più”. E’ in questa stagione che gli architetti ricorrono anche alle cesoie, per potare almeno la parte interna del ponticello, lasciando libero il camminamento.

Vivere nella morsa del fico tropicale

Pneumatico ricoperto da un fico tropicale (simulazione al computer); Copyright: Entwicklungsgesellschaft für BaubotanikNel frattempo Ludwig, Storz e Schwertfeger hanno iniziato a sviluppare progetti con piante anche più ricercate. Purtroppo, infatti, il salice ha il grande svantaggio di avere bisogno di tanto sole e tanta acqua per crescere rigoglioso; anche in condizioni ottimali, poi, non supera comunque mai i 4 o 6 metri d’altezza. Gli architetti hanno così deciso di iniziare a collaborare con una “Plant Biomechanics Group” dell’Università degli Studi di Friburgo. All’interno di una serra del loro giardino botanico, questi scienziati stanno cercando di capire se il platano, il più resistente fra tutti gli “alberi da città”, sia in grado di crescere anche all’ombra dei grattacieli urbani. Con l’aiuto di lamine specifiche filtrano determinate lunghezze d’onda della luce, inducendo gli alberi di platano a crescere in maniera più rapida e slanciata rispetto alla loro natura.

Seguiranno gli esperimenti sugli aceri, sui pioppi e sui frassini. Ma gli scienziati stanno pensando di utilizzare anche le liane o il tropicale ficus retusa – una pianta parassitaria che con la morsa delle sue radici aeree finisce per uccidere chi la ospita. Se al posto degli “alberi ospitanti”, si utilizzassero dei “pneumatici gonfiabili”, le radici di ficus potrebbero intrecciarsi in maniera strutturata creando un’intelaiatura a sostegno di colonne o archi.

Funghi e non palle d’acciaio

Ponte bioedile (simulazione al computer); Copyright: Forschungsgruppe Baubotanik/IgmaI tre architetti hanno già progettato e messo sul mercato un pergolato in salice dotato di tetto in membrana: chi desidera, può tranquillamente ordinarlo su internet e installarlo nel proprio giardino. Fra i prossimi progetti dei tre architetti anche la costruzione di due ponti pedonali larghi sei metri ognuno nella Saar e un ponte di venti metri sopra al confine naturale fra Germania e Polonia – il fiume Neiße. Tuttavia, chi vorrà attraversare il fiume percorrendo il bioponte, dovrà portar pazienza: per sviluppare un’ottimale struttura portante, le piante hanno bisogno di tempo. E così, il ponte sul fiume Neiße dovrà crescere per sette lunghi anni, prima di assolvere la sua funzione.

D’altro canto, però, va anche detto che proprio questi edifici ecosistemici vantano tempi di dimezzamento naturali non sempre calcolabili. Il caso potrebbe farli ammalare e morire. E’ difficile, infatti, che una struttura bioedile resista più a lungo di una generazione dei suoi abitanti. Anche in questo caso vermi, aselli, funghi e batteri potrebbero occuparsi dello smaltimento, lasciando le imprese di demolizione senza lavoro.

Thomas Köster
è uno dei due direttori della Südpol Redaktionsbüros Köster & Vierecke oltre a collaborare per le redazioni scienza e cultura di diversi quotidiani ed emittenti radiofoniche (Frankfurter Allgemeine Zeitung, Süddeutsche Zeitung, Neue Züricher Zeitung am Sonntag, Westdeutscher Rundfunk).

Copyright: Goethe-Institut e. V., redazione online
Traduzione: Soledad Ugolinelli

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ottobre 2008

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