Creare in modo sostenibile

Design verde: progettare avendo in mente il “freno ecologico”

Design di prodotto, Holzweg di Arndt Menke-Zumbrägel, Foto: Andreas Velten, Copyright: BerliNordik

Design di prodotto, Malva di Ett la Benn, Foto: www.diephotodesigner.de, Copyright: BerliNordik

Mostra IDZ “bright green design”, Holzweg di Arndt Menke-Zumbrägel, Foto: Bernhard Ludewig, Copyright: BerliNordik


Il design verde, ossia il design sostenibile, a basso impatto energetico e privo di sostanze tossiche, ha sempre maggiori opportunità di raggiungere un ampio pubblico. Anche se per ora sono soprattutto i benestanti dei LOHAS (“Lifestyle of Health and Sustainability”) a entusiasmarsi per il tema, la percezione e l'apprezzamento per il design ecologico nei prossimi anni è destinato decisamente ad aumentare.

A suo favore gioca, da un lato, la tendenza dei giovani designer ad esplorare nuove e insolite soluzioni nella ricerca dei materiali, come ad esempio telai di bicicletta da corsa realizzati in fibra di legno, yoghurt in confezioni rivestite in gesso o saponette di lusso ricavate dall'olio di frittura. Per i giovani designer, inoltre, il tema del “dopo” acquista sempre più importanza. Anche se, ad esempio, buttare le lampade di cellulosa dei designer Ett la Benn nei bidoni della raccolta differenziata sarebbe davvero un peccato, chi volesse potrebbe farlo senza problemi.

Dall'altro lato è di aiuto anche il supporto di Bruxelles, iniziato nel 2009. Con le nuove direttive sul design ecologico, nei prossimi anni la Commissione Europea potrà fornire un quadro delle misure a cui le grandi imprese dovranno attenersi per produrre secondo i principi dell'efficienza energetica, limitando l'uso di sostanze inquinanti e risparmiando sulle materie prime. E, non ultimo, la situazione è in movimento perché, oltre all'industria, anche le grandi catene commerciali realizzano profitti grazie alle sigle “eco” e "sostenibile”, e non solo nel settore alimentare.
Oltre la progettazione ecocompatibile
Le aziende che desiderano sapere se sono interessate dalle prescrizioni dell'ecodesign, come la Direttiva quadro 2009/125/CE (EuP) per la progettazione ecocompatibile di prodotti connessi all'energia, oppure vogliono capire se in generale i loro prodotti richiedono miglioramenti dal punto di vista ecologico, possono rivolgersi a Maike Hora. Grazie al lavoro del suo team, attivo presso l'agenzia e-hoch-3, che offre servizi di consulenza e organizza corsi di formazione e workshop su temi di ecodesign, nella maggior parte dei casi questa brillante ingegnera è subito in grado di indicare se un'azienda produttrice, per esempio, di lavatrici o aspirapolvere, debba o meno attivarsi. Dire poi “come”, secondo Maike Hora, è già più complicato: “Avviamo una discussione con le aziende, generalmente con il reparto di sviluppo. Poi analizziamo insieme quello che può essere migliorato nei prodotti e quali sono i materiali che li compongono. Spesso le aziende stesse non hanno la minima idea della natura di tutti i singoli componenti”. Quello che sicuramente Maike Hora sa è che la sostenibilità dei prodotti non si limita ad eliminare la maggiore quantità possibile di sostanze nocive o a produrre con il minimo dispendio di energia. Spesso i problemi iniziano solo dopo, quando cioè il prodotto ha già abbandonato l'azienda: “Anche l'imballaggio, il trasporto, la commercializzazione e, non da ultimo, la possibilità di riciclare il prodotto sono importanti”. E non potendo essere esperta in tutti questi ambiti, “cerchiamo noi per le aziende, qualcuno che lo sia”.

Design di prodotto, Il sapone di APOKALYPS LABOTEK, Foto: Johan Daniel, Copyright: BerliNordikk

Copyright: www.colourbox.com

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Paura dei costi della sostenibilità
Secondo Maike Hora un compito importante consiste nello sradicare il pregiudizio che la sostenibilità costi molto senza portare nulla: “Sicuramente si tratta di un processo complesso che non ripaga immediatamente. Tuttavia siamo certi che le imprese che si impegnano su questa strada otterranno maggiori successi nel lungo periodo”. Le aziende dovrebbero promuovere molto di più la loro produzione sostenibile non da ultimo perché i clienti, ma anche le grandi catene commerciali, attribuiscono sempre più valore a questo aspetto. Infatti, in Germania, secondo la sua opinione, non esisterebbe il problema del “Greenwashing", il bollino verde usato da quelle aziende disinteressate a tutti gli altri aspetti ambientali, ma semmai il contrario. Talvolta Maike Hora ha l'impressione che le aziende con un prodotto già affermato non vogliano promuoverne le caratteristiche di sostenibilità per evitare di trasformarlo in un prodotto di nicchia destinato a un eco-mercato elitario. “A parte il fatto che molti clienti danno per scontato che i prodotti di qualità siano ecocompatibili, per molte persone la sostenibilità rappresenta già oggi uno stimolo all'acquisto che in futuro continuerà ad aumentare”. Infatti, prosegue, i LOHAS hanno già in effetti molto potere, non è possibile negarlo, perché non sono un'invenzione dei media, bensì un movimento che sta imponendo delle tendenze e continuerà a farlo. “Il modo in cui vivremo e mangeremo in futuro seguirà il loro modello”.
Una crescente consapevolezza
Anche Leopold Brötzmann sperimenta in modo diretto quanta attività ruoti intorno a questi temi. Dal 2008 Brötzmann dirige la rivista per il design compatibile Lilli Green, un misto di articoli autorevoli, strani reperti, segnalazioni di eventi e possibilità di acquisto e tutte le volte che si parla di alimenti i lettori sono subito interessati ed “emotivamente coinvolti”. “Perché, rispetto agli oggetti di design, la percezione di “eco" o “non eco” per gli alimenti è decisamente più semplice e diretta”. Per i prodotti è davvero molto più difficile scoprire se sono stati realizzati in modo razionale, sono privi di sostanze tossiche o sono riciclabili.


Pensieri sul design del futuro di Kirsten Jurchen, Magdalena Schaffrin, Maxjenny Forslund, Cornelia Horsch, Barbara í Gongini, Oliver Bischoff, Danilo Dürler, Kirsten Rahmann, Anika Porrey e molti altri all'apertura della seconda edizione della mostra "bright green design" nell'atrio della Deutsche Bank a Unter den Linden. 8. luglio 2010, Copyright: Lilli Green, Leopold Brötzmann

Copyright: www.colourbox.com

Zechenkind: borse realizzate riutilizzando tute di minatori, Copyright: Zechenkind

Logo di BerliNordik 2010, Copyright: BerliNordik

Ci si deve informare, si deve riflettere, soppesare... tutte operazioni che mal si sposano con l'impulso di acquisto e che spesso rovinano il piacere dello shopping, per non parlare del discorso prezzi, che comunque non semplifica certo gli acquisti sostenibili. A lungo termine, tuttavia, anche per i prodotti si prevede un avvicinamento dei mercati un tempo paralleli dell'“eco” e del “tradizionale”, come già avvenuto per gli alimenti, a cui si aggiungerà una crescente consapevolezza: “Col tempo le persone non vorranno più solo sapere quanto “eco" sia l'insalata ma anche quanto “eco” sia la sua vaschetta”.

Unire design ed ecologia
Dello stesso avviso è anche Kirsten Jurchen di in:polis, ideatrice di una serie di eventi e workshop dal titolo “bright green design”. Ideate in collaborazione con l'Internationales Designzentrum IDZ di Berlino e Create Berlin, questi appuntamenti presentano ed espongono in giro per l'Europa il design di prodotto e della moda. Il Consiglio per la Sostenibilità ha appena premiato questo progetto con il giudizio “notevole”. “Sono due i motivi del nostro impegno in questo ambito”, spiega Kirsten Jurchen. “Da un lato sicuramente gli esperti del settore. Nei workshop facciamo incontrare giovani studenti con gli esperti in modo che possano scambiarsi le idee”. Per la formazione dei giovani, è importante che prendano confidenza il prima possibile con tutti i temi legati alla sostenibilità. Non è solo una loro opinione che nelle Università tedesche finora questo avvenga troppo di rado.
Mostra “bright green design” presso la Deutsche Bank, Foto: Martina Zeyen, Copyright: BerliNordik

Mostra “bright green design” presso la Deutsche Bank, dichiarazione di Esther Perbandt, Foto: Martina Zeyen, Copyright: BerliNordik

Design di prodotto, borsa di fodere riciclate di schmidttakahashi, Copyright: BerliNordik

moda di Julia Knüpfer, fotografo: Frauke Fischer, modello: Josefin Herrmann, Seeds, Make-up/Styling: Manuela Kopp, Copyright: BerliNordik

Ad oggi esiste un'unica cattedra di design ed ecologia, occupata dal Professor Günter Horntrich a Colonia. Gli altri atenei iniziano tuttavia lentamente ad avvicinarsi al tema, come per esempio l'Accademia di Belle Arti Weißensee di Berlino che ha avviato il “Greenlab”, un laboratorio sulle strategie di design sostenibile. Anche l'ingegnera Maike Hora si augura qualcosa di più: “In Germania finora ci sono pochi progettisti che uniscono design ed ecologia. Ma abbiamo bisogno di molte più persone di progettare fin dall'inizio‘ avendo in mente il freno ecologico". Altrimenti, teme, le innovazioni tecniche saranno progettate solo dai tecnici e “la forma verrà totalmente tralasciata".

Oltre al sostegno ai giovani, c'è un altro aspetto che Kirsten Jurchen ritiene importante, anche se non immediatamente misurabile, ossia lo sviluppo di una maggiore consapevolezza per l'ambiente e la sostenibilità. Kirsten Jurchen si augura che questo risultato si possa raggiungere anche grazie ai progetti e alle mostre che organizza. “La vera domanda è: come posso cambiare la percezione delle persone? ”.

A Colonia, oltre alla cattedra di design ed ecologia del prof. Horntrich, presso la International School of Design, esiste, dal 1994, l'istituto privato ecosign Akademie für Gestaltung, che offre un corso di studi completo sui temi della sostenibilità e del design.

A Berlino l'Accademia di Belle Arti Weißensee ha avviato un “Greenlab” nel quale, abbracciando più discipline, si scambiano strategie di design sostenibile e prendono forma nuove concezioni per il futuro.

Anche l'Internationales Designzentrum IDZ di Berlino, nel suo forum sul design sostenibile , dal 2007 si occupa di temi e di prodotti sostenibili in una serie di manifestazioni e dibattiti aperti.

Ulteriori informazioni utili per i designer sono state raccolte dalla Allianz deutscher Designer in un manifesto per il design sostenibile.




Iris Braun
è una giornalista freelance e autrice di Berlino.

Traduzione: Matrix Communications AG Copyright: Goethe-Institut e. V., Online-Redaktion
dicembre 2010
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