IT sostenibile – Avatar killer del clima

L’inizio dell’era dell’informazione, circa un quarto di secolo fa, era legato alla speranza che con la moderna tecnologia dell’informazione e della comunicazione (ICT) sarebbe stato finalmente possibile separare la crescita economica dal consumo delle risorse. Ma a tutt’oggi il bilancio continua ad essere ambivalente.
All’inizio dell’era dell’informazione, nei primi anni ʼ80, la speranza era grande: sembrava che in futuro un rendimento economico crescente non dovesse più andare a braccetto con un maggiore consumo di energie e di risorse. Effettivamente da allora non è stato solo possibile ridurre l’uso di energia da parte delle macchine e degli elettrodomestici grazie al perfezionamento continuo dei componenti elettronici. Ma la ICT ha reso possibile molto altro, in grado di ispirare ottimismo sia da un punto di vista economico che ecologico, a partire dal telelavoro per finire con le videoconferenze.
Inconvenienti del boom dell’high-tech
Intanto la continua riduzione dei prezzi di prodotti sempre migliori ha innescato un boom dell’high-tech senza precedenti. Anche le case dei privati, fino all’ultima cameretta dei bambini, sono provviste di aiuti elettronici e apparecchi d’intrattenimento che consumano risorse ed elettricità e alla fine devono anche essere smaltiti.
Nonostante tutto il riciclaggio, brevi cicli d’innovazione fanno sì che la montagna di residui elettronici cresca ad un ritmo tre volte più rapido del resto della spazzatura. Sebbene attualmente appena un sesto dell’umanità disponga di un PC e di un accesso ad internet, gli apparecchi ICT pompano oggi in tutto il mondo tanto diossido di carbonio nell’atmosfera quanto quello del traffico aereo. In percentuale in Germania persino di più e la tendenza è in crescita.
Internet: la piaga del clima
Un vero killer del clima è Internet, soprattutto se si è sempre connessi. Ogni clic di mouse, ogni e-mail, ogni ricerca consuma elettricità. Lo scrittore nordamericano Nicholas Carr ha calcolato che un avatar nel mondo virtuale di Second Life, con i suoi 1752 chilowattore l’anno, consuma quasi tanta energia quanto quella di un brasiliano. Le centrali elettriche convenzionali devono quindi immettere nell’aria 1,17 tonnellate di CO2 per ciascuno di questi alter ego virtuali.
I principali consumatori di energia sono i grandi centri di ricerca che ospitano miliardi di siti web. Uno studio commissionato dal Ministero Federale per l’Ambiente (BMU) ha rilevato che i quasi 50.000 parchi server in Germania, dal 2000 al 2006, hanno più che raddoppiato il loro consumo annuale di corrente con circa 8,7 terawattore. Di questi, più della metà la consumano da sole le unità di refrigerazione delle gigantesche sale che ospitano i computer.
Obiettivi ambiziosi
L’efficienza ecologica è diventata da tempo un argomento commerciale decisivo. Nel settore ICT è iniziata una vera e propria gara per salvare la biosfera. Chi tiene un po’ a se stesso, si impegna in progetti quali The Green Grid o la Climate Savers Computing Initiative del World Wildlife Fund (WWF). Quest’ultimo ha assunto su di sé l’obiettivo ambizioso di dimezzare entro il 2010 l’emissione dei gas serra causata dall’uso dei computer.
Anche il CeBIT 2008 è stato incentrato sulla tecnologia verde (Green IT). È stata presentata la gamma completa delle tecnologie sostenibili e di risparmio delle risorse, dal più piccolo processore fino ai data center con tanto di edifici. La mostra comprendeva CPU, server, desktop, soluzioni per stampare e memorizzare nonché cabine elettroniche, unità climatiche, cavi di ogni tipo e software necessari per l’ottimizzazione dei processi.
Speranza per il futuro: Thin Client
Sul mercato si fanno sempre più largo apparecchi con etichette ecologiche come “Grüner Engel” o “Energy Star”. Eppure attributi quali “a risparmio energetico” o “poco contaminanti” non dicono tutta la verità. Per giudicare l’impatto ambientale è necessaria una valutazione unitaria che comprende il ciclo di vita completo, dalla produzione, all’utilizzo, fino allo smaltimento degli apparecchi e dei suoi componenti.
Questo è l’approccio seguito da un recente studio comparativo commissionato dall’Istituto Fraunhofer per la Sicurezza Ambientale e la Tecnologia Energetica (UMSICHT) che tributa un elogio speciale alla tecnologia dei portatili basata sul risparmio, valida anche per un uso fisso e che consente un risparmio di CO2 del 79 per cento rispetto ad un PC tradizionale.
Il futuro appartiene però a Thin Clients e a Server Based Computing. Si tratta di reti composte da piccoli terminali (Thin Clients), limitati ad un input e un output, con cui l’utente può accedere ai dati e ai programmi di un calcolatore centrale. Nella riorganizzazione di un’impresa modello con 300 impiegati, Thin Clients ha consentito una riduzione di emissioni di diossido di carbonio pari a quelle di una VW Golf TDI che compie 27 volte il giro della terra.
come redattore freelance, giornalista e autore a Landshut e a Monaco
Copyright: Goethe-Institut e. V., redazione online
Traduzione: Soledad Ugolinelli
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ottobre 2008
Link utili
- Conference on Sustainable IT in Berlin

- Comparative ecological study of the Fraunhofter Institute for Environmental, Security and Energy Technology

- Home page of the high-tech association BITKOM

- Climate Savers Computing Initiative





- Brochure of the Federal Environment Ministry: “Klimaschutz und Ressourceneffizienz – Herausforderungen und Marktchancen für die Informationswirtschaft und Telekommunikation”














