Politica e storia contemporanea

Mondi digitali – re:publica sostiene la neutralità della rete e propugna strutture aperte

re:publica 2010-Logo; © newthinking communications / spreeblick.comre:publica 2010-Logo; © newthinking communications / spreeblick.comRe:publica è al suo quarto anno. Dal 14 al 16 aprile 2010 circa 2.500 blogger e attivisti della rete si sono incontrati a Berlino. Tema dominante: l’accesso gratuito a internet, l’indipendenza delle strutture della rete, il diritto alla pubblicità e l’uso libero di tutte le possibilità di comunicazione. Goethe.de ha parlato con Johnny Haeusler, uno degli organizzatori di re:publica e gestore del portale Spreeblick.

Signor Haeusler, come si svilupperà l’internet del futuro? Rimarrà un mezzo di comunicazione o verrà commercializzato?

A differenza dei giornali, della radio o della televisione, la tecnologia web permette uno scambio reciproco – è un mezzo sociale e tale deve rimanere. Quando parliamo di una società digitale, con questo non sottintendiamo nessuna élite, bensì l’intera società. Internet influenza la vita e il lavoro di tutte le persone come prima di esso solo la scoperta della stampa dei libri e la macchina a vapore avevano saputo fare.

Il culto tedesco della privacy

Jonny Haeusler; Foto: privatMolte persone lo vedono come una minaccia...

Questa è una particolarità tedesca. Il blogger e giornalista americano Jeff Jarvis in questo congresso lo ha definito il paradosso tedesco: i tedeschi si preoccupano per la loro sfera privata, google e facebook sono continuamente presi di mira. Per loro però è perfettamente normale spogliarsi in una sauna mista. Dal di fuori gli attivisti della rete vedono sbocciare nei tedeschi un culto della privacy. Altrove questo non ha nessuna importanza – Jervis non ci trova niente di male a rendere pubblico ciò che è privato. Il paragone ovviamente zoppica, ma lui riconosce: diverse culture percepiscono ciò che è privato e anche ciò che è pubblico in maniera diversa. E probabilmente si sentono anche minacciati in maniera diversa.

Quindi la protezione dei dati non ha nessuna importanza?

Al contrario, assolutamente, ma non è ancora chiaro chi deve proteggere cosa e da che cosa. Possiamo essere felici del fatto che internet si basi per lo più su strutture e tecnologie aperte. I governi e tutti coloro che per legge vogliono intervenire nel traffico di dati, vedono l’indipendenza e la libertà delle strutture di internet non come una possibilità ma come una minaccia per la democrazia. La comunicazione digitale ha raggiunto ora la velocità del tempo reale, ci può mettere in comunicazione ora e qui. Il futuro non può essere programmato in modo da evitare qualunque possibile pericolo futuro, bensì bisogna impegnarsi a sfruttare le possibilità che ci vengono offerte.

Parola d’ordine democrazia – a che punto siamo con la ePartecipazione in Germania?

Non molto avanti ancora. Sul piano governativo non si muove ancora nulla. Quello che si muove sono le ePetizioni. L’esempio migliore è stato quello della mobilitazione contro i blocchi progettati dal governo federale all’accesso internet contro quello che i media hanno definito „pedopornografia“ ma che avrebbe dovuto essere chiamato in maniera più idonea „documentazione dell’abuso di persone“. In questo caso noi attivisti della rete pensiamo sia più giusto „cancellare invece che bloccare“, giacché si tratta di crimini che devono essere puniti. Un blocco non aiuta nessuna vittima. Lottiamo per la neutralità della rete, contro i controlli dei provider. Tutte le persone con un collegamento internet devono avere lo stesso accesso illimitato ai contenuti web attuali e futuri. Perché se oggi si può censurare qualcosa per legge, nessuno sa, quali altri contenuti domani potranno essere bloccati.

E a livello comunale? Perché non posso rinnovare il mio documento d’identità semplicemente per via elettronica?

A livello comunale non succede molto. Eppure quasi in ogni casa oggi c’è un portatile e navigare è normale. Ciò che manca però sono percorsi sicuri necessari per il trasferimento di dati personali come ad esempio quelli relativi al rinnovo del passaporto. Almeno oggi a Berlino ricevo un sms dalle autorità quando il mio documento nuovo è pronto.

Il governo quindi è presente nella rete sociale?

Ci sono già alcuni deputati e anche un paio di membri del governo. Ma credo che non abbiano ancora capito le potenzialità della rete. Pensano sempre e solo ai pericoli.

Diversità culturali

Perché la Germania incontra maggiori difficoltà rispetto ad esempio agli USA, nell’uso di internet per la formazione della volontà politica?

È anche una questione culturale. Gli americani hanno un’alta considerazione della libertà di pensiero, la Germania è molto più veloce nell’introdurre controlli. Perché proprio negli USA ognuno dice ciò che vuole, ma nessuno prende per oro colato quello che scrivono i giornali o quello che sta sulla rete. Noi abbiamo la protezione dei dati, abbiamo la legge sul diritto d’autore, abbiamo regolamenti amministrativi – l’intero ambito è alquanto regolato a livello legale.

È quindi pensabile una democrazia diretta tramite una votazione via internet?

Perché no? Ma perché questo accada, è necessario anche che i cittadini vengano informati, se ad esempio devono decidere se deve essere introdotto un pedaggio autostradale. Nessuno riesce ad avere la stessa visione d’insieme. Credo che talvolta l’opinione pubblica possa svilupparsi ed essere utile.

Cosa significa effettivamente Open Government, una parola che in questa conferenza è circolata costantemente?

La libertà di acquisizione e di accesso alle informazioni. Per un giornalista è facile ottenere informazioni su internet, ma la maggior parte delle persone non sa dove e come devono cercare. Ci auguriamo più trasparenza e meno misteriosità. Prendiamo l’esempio della Scandinavia: lì chiunque può vedere quante tasse paga il suo vicino – il che curiosamente porta al fatto che nessuno ne è particolarmente interessato. O un altro esempio: quanto ci è voluto affinché il governo federale si dichiarasse pronto a mettere in rete le informazioni riguardo a chi ottiene le sovvenzioni dalla politica agraria dell’UE? E questo nonostante la Commissione Europea lo avesse più volte invitato a farlo.

Pensa che il cittadino medio sia veramente interessato alla ePartecipazione?

Perché no? Anch’io sono un cittadino medio. Basti pensare alle circa 130.000 firme dei partecipanti alla petizione elettronica contro i segnali di stop online, che sono state raccolte in brevissimo tempo e che alla fine hanno permesso perlomeno di rinviare la censura della rete programmata dal Governo. Questo dimostra che esiste un grande potenziale.

Quali esiti avrà questo congresso?

Rivolgo lo sguardo alla scuola e alla formazione: tutti coloro che sono impegnati in questo ambito, devono prestare maggiore attenzione ai nuovi mezzi digitali – i bambini ovviamente crescono con questi mezzi; gli insegnanti e gli educatori non dovrebbero reagire con una chiusura ma con curiosità e incoraggiamento. E poi secondo me un’altra cosa è fondamentale: qui si incontrano molte organizzazioni non governative, per mettersi in collegamento tra loro e per imparare come potersi presentare ancora meglio su internet al pubblico. Nel futuro questo diventerà sempre più avvincente.

Volker Thomas
ha fatto le domande. È giornalista freelance e dirige un’agenzia di PR a Berlino (www.thomas-ppr.de).

Copyright: Goethe-Institut e. V., redazione online
Traduzione: Claudia Giusto
maggio 2010

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