L’integrazione in Germania è migliore di quanto non si dica

Nei media tedeschi gli immigrati appaiono per lo più come dei fallimenti scolastici, piccoli criminali, beneficiari di assistenza sociale, islamici o attentatori della metropolitana. L’attuale rapporto annuale del Consiglio di Esperti per l’Integrazione e la Migrazione getta uno sguardo sulla quotidianità degli immigrati, rilasciando alla Germania un voto sorprendentemente buono in tema di integrazione.Nel 2008 otto fondazioni indipendenti hanno dato vita al Consiglio di Esperti delle Fondazioni Tedesche per l'Integrazione e la Migrazione (SVR). Ne è presidente il rinomato studioso di migrazione Klaus J. Bade. Nel maggio 2010 il Consiglio ha pubblicato il suo primo rapporto annuale con il titolo di Einwanderungsgesellschaft 2010 (La società dell’immigrazione), che si basava su un sondaggio rappresentativo fatto su un campione di 5.600 persone con e senza background migratorio.
Pragmatico ottimismo sull’integrazione
I risultati del rapporto sono in stridente contrasto con lo spaventoso scenario mediatico di una presunta integrazione fallita su tutti i fronti. La quotidianità nella società tedesca dell’immigrazione è contrassegnata da un „pragmatico ottimismo sull’integrazione“. Due terzi degli intervistati affermano di essere interessati all’integrazione degli immigrati. Presupposto decisivo per la pace sociale in una società d’immigrazione è la fiducia. Secondo lo studio tra i residenti e gli immigrati regna una „solida e reciproca fiducia di base“. Gli immigrati nutrono persino più fiducia nei membri della popolazione prevalente che fra di loro.
L’opinione soggettiva sulla quotidianità dell’integrazione è altrettanto positiva. E così più del 95% degli immigrati si trovano „molto bene“ o „piuttosto bene“ in Germania. Sia la popolazione prevalente che gli immigrati trovano la politica tedesca di integrazione degli ultimi anni fruttuosa per l’integrazione, solo il 10-15% la giudica negativamente. L’esperienza della discriminazione tra gli immigrati è meno diffusa di quanto ci si aspettasse. Gli immigrati turchi sono quelli che più spesso vengono discriminati, soprattutto a scuola, nel mondo del lavoro e nel rapporto con le autorità pubbliche.
Le aspettative riposte negli immigrati riguardo all’integrazione sono simili sia per gli immigrati che per la popolazione prevalente: gli immigrati devono impegnarsi nel lavoro, parlare tedesco, perseguire un buon titolo d’istruzione, osservare le leggi locali e stringere amicizia con i tedeschi. In contrasto con i discorsi portati avanti nella politica e nei media, raramente ci si aspetta che rinuncino alle loro usanze religiose e al loro stile di vita e che mostrino particolare interesse per la cultura e la storia tedesca. Quindi anche la richiesta di assimilazione culturale viene ampiamente trascurata.
A confronto degli altri paesi, la Germania ha dei risultati relativamente buoni. Certo a paragone della popolazione prevalente gli immigrati sono esposti a un rischio una volta e mezzo più alto di disoccupazione, tuttavia in altri paesi europei questo pericolo è fino a quattro volte più alto.
Integrazione e migrazione sono diventate mainstream
La semplice dichiarazione che la Germania è un paese d’immigrazione ha provocato alcuni anni fa grande fermento a livello politico. Intanto la migrazione e l’integrazione sono diventati argomenti mainstream. Gli stessi politici del CDU, che tradizionalmente per la maggior parte si ostinavano ad affermare che la Germania non era un paese di immigrazione, considerano sempre più „l’immigrazione come un’opportunità“ – questo il sottotitolo del libro „Die Aufsteigerrepublik“ del politico del CDU nel Nord Reno-Westfalia Armin Laschet pubblicato nel 2009.
Secondo Klaus J. Bade, una società d’immigrazione è segnata dai complessi processi sociali e culturali, che trasformano gi immigrati così come anche la popolazione prevalente. Si formano nuove identità, mentre le vecchie mutano. La vita sociale diventa sempre più complessa. Anche se il bilancio migratorio negli ultimi anni è stato più o meno in pareggio, per ragioni demografiche la popolazione con un background migratorio è in aumento, dato che gli immigrati sono mediamente più giovani e fanno più figli. Per questo, secondo Bade, è „dovere di ogni cittadino imparare a sopportare un certo grado di invisibilità come condizione normale“.
Istruzione in costruzione
Il rapporto annuale tuttavia mostra anche dei problemi. Soprattutto nell’ambito dell’istruzione regna, come già in precedenza, l’assoluta mancanza di parità di condizioni. C’è un „paradosso dell’integrazione“. Teoricamente quasi tutti gli intervistati approvano la richiesta di parità di condizioni nel sistema scolastico. La maggior parte degli intervistati ha anche avuto esperienze positive in contesti scolastici etnicamente eterogenei. Ciò nondimeno le scuole con una tale scolaresca sono considerate meno efficienti. Per questa ragione in particolar modo genitori con un alto reddito e che danno molta importanza all’istruzione con o senza un background migratorio raramente mandano i loro figli in scuole con un’alta percentuale d’immigrati. Così si mette in moto „ nell’istruzione un circolo vizioso che si rafforza da solo“.
Giacché il successo scolastico in Germania è sempre più strettamente legato all’estrazione sociale e che gli immigrati in media si trovano in una condizione sociale peggiore rispetto alle persone senza un background migratorio, appare ovvio che i loro risultati scolastici comparativamente peggiori possono essere attribuiti a questa ragione. Esiste però anche un rapporto indipendente dall’estrazione sociale tra origini etniche e lo scarso rendimento scolastico. Il rapporto sulla migrazione attesta una discriminazione strutturale del sistema educativo tedesco nei riguardi degli immigrati e avvisa della tensione che ne deriva per il mercato del lavoro e del possibile pericolo per la pace sociale.
Per il vasto ambito relativo al problema dell’istruzione, il rapporto annuale consiglia una „offensiva per l’educazione e la qualificazione“ degli immigrati. In considerazione del calo e dell’invecchiamento della popolazione, gli studiosi di migrazione chiedono un’attiva politica migratoria che renda attraente la Germania per immigrati giovani e qualificati. L’immigrazione tuttavia non può essere un „ rimedio universale contro il cambiamento demografico“.
germanista e storico, vive a Monaco.
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Traduzione: Claudia Giusto
agosto 2010
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