La fiaba vive.
La nascita di opere aperte, dalla narrativa popolare a Wikipedia

Parliamo di Jacob e Wilhelm Grimm: la maggior parte delle persone conosce questi due linguisti più che altro come leggendari narratori di fiabe, che, al pari di un duetto di musicisti, si esibiscono sempre in coppia: gli inseparabili “fratelli Grimm”. La loro opera principale, le “Kinder- und Hausmärchen”, sono un bestseller d’esportazione, tradotto in oltre 160 lingue e con la Bibbia di Lutero, il libro di cultura tedesca più conosciuto e diffuso al mondo (1). Pubblicata 200 anni fa, precisamente nel 1812, questa raccolta di fiabe è meglio conosciuta come “Le fiabe dei Grimm”, ma l’uso del genitivo è fuorviante.
Le fiabe: testimonianza di una tradizione orale
Molte delle innumerevoli edizioni pubblicate, presentano Jacob e Wilhelm Grimm come gli autori delle fiabe. “Il grande libro colorato delle fiabe di Jacob Grimm e Wilhelm Grimm” si legge spesso e persino Amazon, il negozio di libri online, non vuole essere da meno e senza esitare cita i fratelli Grimm fra gli autori (2).In verità, Jacob e Wilhelm Grimm non sono gli autori delle favole. Non sono stati loro a scrivere la fiaba di Cappuccetto Rosso, di Biancaneve o di Pelle d’asino: le hanno semplicemente annotate. I Grimm, infatti, più che autori, sono cronisti. Proprio come tutte le più attendibili edizioni filologiche, la copia manoscritta della loro raccolta ci fornisce indicazioni più precise. Essa specifica, infatti, che le fiabe sono state: “Raccolte dai fratelli Grimm” (3). Quest’esemplare è custodito a Kassel e disponibile con le sue numerose annotazioni scritte a mano in formato digitale. Nel 2005 l’UNESCO ha ascritto la raccolta di fiabe nel Registro della Memoria del Mondo (4).
Le favole dei fratelli Grimm sono degli esempi di narrativa popolare: esse non hanno un unico autore e si differenziano proprio per la loro origine dalle favole d’autore come, p.es., la Principessa sul pisello scritta da Hans Christian Andersen. Le favole popolari sono così la testimonianza di una tradizione narrativa orale, il risultato dell’origine orale di un patrimonio culturale.
Quando, agli inizi del XIX secolo, venne meno la tradizione orale, i Grimm decisero di voler fissare e preservare questi esempi di narrativa popolare. “Era forse giunta l’ora”, scrivono nella loro prefazione “di riunire queste fiabe, dato che coloro che le devono conservare sono sempre meno (5)”.
Fu così che nell’arco di diversi anni, iniziarono a raccogliere le fiabe, chiedendo alle così dette narratrici di fiabe di raccontar loro le storie. Una delle narratrici, p.es., fu Marie Hassenpflug (6), giovane, colta e di buona famiglia. E poi ci fu anche Dorothea Viehmann, la signora delle fiabe (7), soprannominata confidenzialmente dai Grimm “die Viehmännin”, ovvero, la virago del bestiame. Nella loro copia manoscritta i fratelli Grimm appuntano addirittura la data della sua morte: “Morta il 17 novembre 1815, la sera” (8).
Da piccola Dorothea Viehmann aveva ascoltato nell’osteria di suo padre presso la fabbrica di birra “Knallhütte”, tutt’ora in essere nei pressi di Kassel, le storie raccontate dagli operai di passaggio, dagli artigiani e dai viaggiatori. Il suo repertorio era pressoché infinito e buona parte delle fiabe raccolte dai Grimm sono proprio frutto dei suoi racconti.
Ma anche Dorothea Viehmann e Marie Hassenpflug non si sono inventate le fiabe – hanno semplicemente raccontato, ciò che ci si raccontava e che veniva tramandato di generazione in generazione.
Un’immagine per il passaggio dalla tradizione orale alla tradizione scritta
Le fiabe dei fratelli Grimm sono degli ibridi. Ci sono pervenute in forma scritta, ma sono la testimonianza di un bene culturale tramandato oralmente e nato in maniera discorsiva da una collettività di autori.
The Brothers Grimm at the Fairy-Tale-Ladys, olio su tela, Louis Katzenstein. Il motivo deve aver suscitato grande fascino, a giudicare delle diverse versioni che esistono di questo quadro, ad esempio questa.
Nel quadro “I fratelli Grimm dalla narratrice di fiabe” realizzato da Louis Katzenstein alla fine del XIX secolo, vediamo come Jacob e Wilhelm Grimm adempiono il proprio impegno di cronisti ascoltando Dorothea Viehmann. Quello che vediamo in questo quadro, documenta esattamente il passaggio dalla tradizione orale a quella scritta: la voce del popolo parla attraverso la narratrice di fiabe, che durante il racconto solleva la mano destra con fare istruttivo-evocativo, mentre in grembo tiene il suo lavoro a maglia. La filatrice sullo sfondo indica il luogo in cui venivano raccontate e tramandate queste favole (spesso erano le stanze per filare o cucire insieme). I bambini che ascoltano rimandano alla tradizione di trasmettere le storie di generazione in generazione, un aspetto questo (lo scorrere del tempo o addirittura la transitorietà), che viene evidenziato anche dall’orologio a muro con il pendolo che oscilla, ben visibile sullo sfondo del quadro. Un corvo nero sembra quasi poggiato sulla spalla della narratrice e rappresenta l’elemento magico delle fiabe. Seduti accanto a lei i due attenti cronisti, che ascoltano con le orecchie ben tese e la penna in mano. Uno dei due fratelli Grimm – quello più sullo sfondo, rivolto verso lo spettatore – traspone immediatamente ciò che sente in forma scritta, trascrivendolo nel suo libro. Dietro di lui, al centro del quadro, vediamo un bambino che, seduto a uno scrittoio, scrive.
Il quadro è un’immagine metaforica del passaggio dall’oralità alla letteralità. Testimonianze scritte di questo passaggio sono p.es. anche la Bibbia, il Corano o la poesia di Omero. Tutte queste sono opere scritte, che si riallacciano però – proprio come nel caso dei fratelli Grimm – a un repertorio di storie tramandate oralmente (9).
Les Contes de ma mère l'Oye, Charles Perrault; Illustrazione di Gustave Doré
Quest’illustrazione di Gustave Dorés sulla raccolta di fiabe “Les Contes de ma mère l'Oye” di Charles Perraults mostra, pur riproponendo lo stesso ambiente, una differenza: ancora una volta la generazione più anziana trasmette le fiabe alla generazione seguente, ma alla narrazione orale è subentrata la lettura ad altra voce..
La fiaba oggi
“La fiaba vive”. Quest’espressione è molto diffusa quando si parla di fiabe, indipendentemente che se ne parli nella prefazione di una raccolta o in un articolo di giornale dedicato a una rappresentazione teatrale. Gli stessi fratelli Grimm aprirono la prima edizione delle loro fiabe con una citazione di Esiodo:
| La saga non tutta muore, se tanti popoli la spargono: è anch’essa un dio immortale. (Esiodo, 763) (10) |
Drei Haselnüsse für Aschenbrödel, 1973 (11)
Nel 1973 da una collaborazione fra la Repubblica Socialista Cecoslovacca e la RDT nacque la favola cinematografica “Drei Haselnüsse für Aschenbrödel” (trad. lett. Tre nocciole per Cenerentola) (12). Dal 1975 in poi, tutti gli anni, nel periodo che precede il Natale, questo film dai toni emancipatori viene riproposto in televisione ed è considerato, non solo in Germania, ma anche da molte emittenti europee, un classico del repertorio televisivo natalizio.
Il comico tedesco Otto Waalkes ha ottenuto con “7 Zwerge – Männer allein im Wald” (13) (trad. lett. 7 nani – uomini soli nel bosco”), un adattamento di “Biancaneve e i sette nani”, un successo inaspettato. Nel 2004 il film è stato il secondo di maggior successo per incassi, tanto che due anni più tardi è uscito il seguito: “7 Zwerge – Der Wald ist nicht genug” (trad. lett. 7 nani – il bosco non basta più).
Casetta di pan pepato nel teatro scolastico, 2009
Anche per quanto riguarda i riferimenti tipicamente regionali, la fiaba, che di per sé è internazionale, sa adattarsi in modo eccellente. Durante una recita in una scuola di Bonn, per esempio, la casa di pan pepato di Hänsel e Gretel è stata trasformata in una casa fatta di gommosi orsetti d’oro e di girelle alla liquerizia, forse per ricordare la Haribo, la famosa ditta di prodotti dolciari con sede proprio a Bonn (Haribo = Hans Riegel Bonn).
Il fenomeno di Susan Boyle, che solo in età adulta ha raggiunto il successo come cantante, è un esempio del perché le favole siano tuttora importanti nella vita delle persone. In fondo, la sua non è altro che una variazione della storia di Cenerentola, trasposta nella vita reale.
Susan Boyle e l’ancestrale desiderio di trasformarsi, YouTube Video
Susan Boyle, quarantasettenne scozzese tutt’altro che attraente e per giunta disoccupata, veniva da sempre derisa dal suo Paese come “Susan Simple”. Nel 2009, dopo la morte della madre novantunenne, di cui si era presa cura fin quando era stata in vita, Susan ha deciso che fosse arrivato il suo momento e ha partecipato al talent show “Britain’s Got Talent”. La sera della sua esibizione, la sala aveva inizialmente preso in giro quel brutto anatroccolo, fino a quando, senza curarsi dell’irrisione di massa, Susan aveva iniziato a cantare, per giunta in maniera sorprendentemente divina. In maniera del tutto inaspettata, il canto di Susan ha saputo commuovere fino alle lacrime il pubblico e i membri della giuria. Nel raggio di pochi secondi la situazione si è ribaltata e l’indignazione e il disprezzo della sala si sono tramutati in ammirazione e in una standing ovation per Susan. Nonostante tutta la messa in scena, quello fu un momento da favola, capace di commuovere anche la gente di oggi. I video su YouTube che ripropongono la sua esibizione sono stati cliccati oltre 300 milioni di volte (14). Stando al numero di contributi che le sono stati dedicati nelle diverse lingue sui siti di Wikipedia capiamo che, indipendentemente dal background culturale, questa storia ha suscitato interesse in tutto il mondo (15). L’ancestrale desiderio degli uomini di trasformarsi, che spesso ricorre nelle fiabe, si esprime in questo caso nell’incredibile numero di click. Le fiabe non sono legate ai limiti dei singoli media, ma si trasformano a seconda delle possibilità mediatiche.
Con i loro podcast dedicati alle favole (16), Björn Grau und Max Winde hanno rilanciato la tradizione orale delle favole. In quelle che sono ormai diventate 19 ore dedicate alle fiabe, registrate in uno studio di registrazione e poi diffuse via internet, i due leggono i brani ad alta voce, raffrontano le diverse versioni, le interpretano, ne discutono, si allontanano dal tema, per poi ritornare ai vecchi motivi (l’autrice stessa vi ha preso parte nel 2011 (17); il tema era la favola di “Raperonzolo”).
Il carattere discorsivo delle fiabe emerge molto bene attraverso il podcast. Come se non bastasse, il potenziale altrettanto discorsivo delle tecnologie digitali, soprattutto le cosiddette tecnologie Web 2.0, permettono di abbinare le registrazioni realizzate in uno studio con i discorsi condotti sulle piattaforme di microblogging come Twitter o i blog.
La rinascita di formati discorsivi nell’era digitale
Le fiabe popolari nascono dal popolo, che ne detiene la paternità collettiva. Esse vengono raccontate e poi riraccontate. E chiunque partecipi attivamente al racconto, contribuisce a un gigantesco processo di genesi, durante il quale, di generazione in generazione, ogni narratore preleva, filtra e arricchisce il contenuto delle fiabe, prima di rimetterlo nel circuito culturale. Quelli che vengono aggiunti sono degli elementi individuali, che, nel corso del tempo, vengono nuovamente filtrati, laddove non trovino eco nella comunità narrativa. In questo modo, i temi e il materiale narrativo s’intrecciano di continuo, creando nuove storie, fino a compattarsi in una forma sempre più fitta. Analogamente alla poesia (che tuttavia presuppone un autore) anche in questo caso si potrebbe parlare di una condensazione. Proprio come un organismo vivente, l’opera si sviluppa dallo scambio con il suo stesso ambiente. Nel caso delle favole, dunque, la ricezione e la produzione di un’opera (intesa quale “content”) vengono a coincidere: Chi recepisce può anche influenzare il materiale narrativo; chi tramanda partecipa alla tradizione.Con l’invenzione della stampa a caratteri mobili di Johannes Gutenberg e la diffusione di opere inizialmente scritte e poi stampate, la tradizione orale passa in secondo piano. Di fronte a questa minacciosa scomparsa di una tradizione culturale, i fratelli Grimm decidono di mettere per iscritto le loro fiabe. Eppure, nell’ultimo decennio, con l’evoluzione delle tecnologie digitali, abbiamo assistito a una rinascita dei formati aperti e dei testi redatti dalla collettività. Questo sviluppo parallelo, logico e complementare, è un’attenuazione della cultura scritta, classica e statica. A fronte dei numerosi dibattiti sui diritti d’autore e d’utilizzazione si capisce, che il triangolo fra autore, utilizzatore e lettore inizia a vacillare.
Nuovi prototipi
Da quando gli utenti indagano tutte le possibilità delle tecnologie digitali che vanno oltre l’utilizzo della macchina da scrivere, le strutture sono andate cambiando. Quello che era uno strumento mediatico atto unicamente alla diffusione d’informazioni è diventato un canale di scambio. Le informazioni non scorrono più in un’unica direzione. Lo scrittore e il lettore non vivono più, come nel libro, in due mondi separati. Oggi il lettore può a sua volta essere un mini-autore. Molte persone possono accedere contemporaneamente allo stesso materiale: lo leggono, lo recepiscono, lo consumano. E, al contempo, lo modificano. Intervengono. Contribuiscono alla produzione. Proprio come le narratrici di fiabe, anche loro lasciano delle tracce e applicano dei filtri.Ciò che nelle fiabe è andato formandosi di generazione in generazione, lungo un asse temporale verticale (un’opera aperta, viva, che si trasforma e si adatta in maniera evolutiva alle rispettive condizioni), si verifica allo stesso modo anche su internet, ma in tempi molto più rapidi, perché grazie all’accesso contemporaneo di numerosi utenti, questo processo creativo può realizzarsi in maniera quasi contemporanea.
Un prototipo di questa nuova evoluzione verso formati collaborativi e discorsivi è Wikipedia, l’enciclopedia online che nell’arco di dieci anni, utilizzando il fenomeno dei software open source, che permettono a molti programmatori sparsi in tutto il mondo di sviluppare in modo decentrato il codice di programmi software, ha fatto impallidire opere classiche come l’Enciclopedia Britannica o l’Enciclopedia della Brockhaus.
Anche la formazione dell’opinione pubblica può essere decentralizzata e collaborativa: lo si evince, per esempio, da un documento aperto in cui i membri del partito tedesco dei Pirati stanno attualmente raccogliendo i pro e i contro della nomina di Joachim Gauck alla Presidenza della Repubblica Federale di Germania: in questo caso le diverse voci contribuiscono a creare un tappeto policromo di opinioni.
Internet è uno strumento di scrittura che funziona secondo le regole dell’oralità
La raccolta di fiabe redatta nel 1812 dai fratelli Grimm testimoniava il passaggio storico-culturale dall’oralità alla forma scritta. Allo stesso modo anche l’attuale trasformazione digitale rappresenta un’altra importante evoluzione storico-culturale. Le caratteristiche dell’oralità unite a quelle della forma scritta danno vita a qualcosa di nuovo. I confini fra ricezione e produzione si confondono. La formula per la comprensione dei meccanismi del cambiamento mediatico a 200 anni dai fratelli Grimm è la seguente: Internet è uno strumento di scrittura che funziona seguendo le regole dell’oralità.Il risultato corrisponde a un’oralità scritta: grazie alla scrittura, persone che si trovano in diverse parti del mondo possono, semplicemente con un accesso a internet, comunicare in tempo reale come se stessero di fronte e parlassero l’una con l’altra. Gli utenti possono collaborare agli stessi contenuti e accedere agli stessi “content”. Internet è un’infinita biblioteca alla quale noi tutti contribuiamo.
I vantaggi culturali che vengono associati ai media digitali non sono di certo nuovi, in quanto esistevano già da tempo, benché in altra forma. Al contempo ci consola pensare, che questa trasformazione mediatica non si verifichi nel vuoto, ma sia collochi all’interno di una trasformazione storico-culturale. Anche se la meta di questa trasformazione non sia ancora ben definita, questo cambiamento mediatico è una forma di adattamento alle trasformazioni culturali e mediatiche del mondo e della società.
Una poetica di opere aperte: “L’idée vient en parlant”
Sin dagli anni 1960 il teorico dei media Marshall McLuhan aveva previsto una collisione fra “oral and literal discourse”. La convivenza fra concetti culturali esistenti da tempo e quelli appena nati provoca naturalmente attriti e paure. “To live right on the shooting line, to live right on he frontier of change and so on is terrifying” constatava Marshall McLuhan in un'intervista televisiva degli anni '60 con effetto da trailer di James Bond (18).Eppure, anziché lanciarsi in una guerra di trincea culturale fra il mondo della stampa, fautore della statica cultura scritta irrimediabilmente opposto al mondo dell’online, sostenitore della rinnovata cultura orale, è sicuramente più appassionante fermarsi e osservare, cosa stia veramente accadendo. Imparare a comprendere il meccanismo. Definire delle regole per questa pratica. Guardare oltre i confini delle singole discipline, sfruttando costruttivamente i funzionamenti. Come nascono delle opere aperte? Come funzionano i sistemi aperti? In quali circostanze riescono a produrre qualcosa di sensato e in quali no? Quali nuovi modi di fare o regole dobbiamo sviluppare per queste nuove tecniche culturali? Ciò che è veramente necessario è una poetica interdisciplinare delle opere aperte, una dottrina della loro genesi. Nel saggio “Opera aperta” (19) Umberto Eco descrive già nel 1962 un’evoluzione in direzione dell’opera aperta, partendo da un presupposto di opera aperta nell’intento, ma ancora chiaramente definita nei suoi confini. Le tecnologie digitali hanno rafforzato questa tendenza verso l’apertura della forma: con la digitalizzazione, i confini dell’opera si fanno sempre più sfumati (20).
La genesi delle opere aperte si compie nel gerundio: “L’idee vient en parlant”, come ben descritto da Heinrich von Kleist, che parla di “graduale sviluppo del pensiero” nel dialogo e nello scambio con gli altri (21). È il principio fondamentale delle versioni beta (22), che Kleist ci descrive (ovviamente in riferimento al discorso orale) (21). Il principio di un’opera che migliora grazie al continuo scambio e feedback. Proprio come un organismo vivente, non ha una forma definita, ma continua a evolversi.
Ciò che ne deriva non è più l’ultima verità, ma un qualcosa che diventa sempre più vero, più sono le persone che vi partecipano.
Supera se stesso. Continua ad aggiornarsi. Vive realmente.
Traduzione in italiano:
Soledad Ugolinelli
Soledad Ugolinelli








