Rolf Wunderer

Cenerentola – Un grave caso di mobbing

Le fiabe come capitale culturale, la capacità di networking come capitale sociale

Negli studi sulla narrativa popolare le favole sono considerate racconti d’avventura, frutto dell’immaginazione poetica, incentrati sulla magia e sul prodigio e capaci di abbracciare il mondo intero (Lüthi 1996:4).

La presente relazione analizza le fiabe dei fratelli Grimm da un punto di vista gestionale, esaminandone le competenze imprenditoriali, i ruoli e i motivi ricorrenti (p.es. casi di mobbing), i principi di condotta e comportamentali, l’autostima e l’autoefficacia, il rispetto del contratto proprio come la capacità di formare delle reti e organizzare le pianificazioni successorie. L’analisi segue in buona parte la nuova interpretazione che Dickerhoff (2011:88) dà del miracolo delle favole: “Ciò che è veramente meraviglioso in Hänsel e Gretel […] è l’amore fraterno, capace di imporsi sulla legge della strega del ‘divorare ed essere divorati’ […] e nella Signora Holle […] non è tanto il portone, da cui cadono piogge d’oro e paioli di pece, quanto l’involontaria gentilezza della diligente sorella”.

Il presente testo si occupa della fiaba di Cenerentola, di cui analizza gli aspetti legati al mobbing nell’ottica della ricerca e della pratica gestionale. La base concettuale è formata dalle reti come capitale sociale, integrate da un capitale erotico, oltre che da una rete distruttiva di mobbing contro Cenerentola. Per motivi di spazio non si riporta l’amato e noto testo della fiaba (Fratelli Grimm, Fiabe, nr. 21), di cui si presuppone la conoscenza.

È da diverso tempo, ormai, che nella ricerca e nella pratica gestionale si discute dell’importanza dei network, nonostante l’interesse si sia spostato, con lo sviluppo dei “social media” nel WEB 2.0 a partire dal 1996 (Zarella 2010), più sulle reti virtuali. In questo caso si ricorre alla distinzione terminologia del concetto di capitale sviluppata da Bourdieu (1983), che distingue tre diverse forme di capitale:
  • il capitale economico, ovvero le risorse materiali e finanziarie, dunque anche gli altissimi incentivi finanziari presenti in numerose favole.

  • il capitale culturale, ovvero le risorse e le istituzioni intellettuali e creative. Rientrano fra queste anche le Fiabe dei fratelli Grimm, considerate “Memoria del mondo” dagli espliciti “fini educativi”.

  • il capitale sociale riguarda soprattutto le reti sociali, formate e mobilitate attraverso “le relazioni e gli scambi”. In questo caso facciamo una distinzione fra le reti distruttive e quelle costruttive, proprio come fra quelle organizzate da terzi e quelle organizzate prevalentemente in proprio. La distruttiva rete di mobbing ai danni di Cenerentola è rappresentata dalla sua famiglia allargata, mentre la sua costruttiva rete di aiutanti viene organizzata dalla madre in cielo, soprattutto con l’aiuto delle colombelle.

Hakim (2011) va a completare il concetto di Bourdieu con un quarto fattore che in numerose fiabe ricopre un ruolo molto importante:
  • il capitale erotico, definito come “una combinazione fra attrazione estetica, visiva, sociale e sessuale su altri componenti della propria società e sui rappresentanti dell’altro sesso […]” (p. 27). Nel caso di Cenerentola ci attirano p.es. la sua grazia, la sua bontà d’animo, il vestito da ballo e le scarpe.

Cenerentola nella distruttiva rete del mobbing: tutti contro una

Oswald Neuberger (1999), psicologo del lavoro, opportunamente descrive il mobbing come “Qualcuno gioca un brutto tiro, al quale, bene o male, si partecipa”, analizzandolo, poi, sulla base di concetti, forme, funzioni e conseguenze. Lo stesso schema verrà dunque applicato alla fiaba di Cenerentola.

Nella fiaba si riscontrano le seguenti forme di mobbing: emarginazione, insulto, uso di nomignoli sprezzanti, affidamento di compiti umili, confutazione del vecchio status, disonore, derisione, formazione di coalizioni, minacce, diffamazione o persecuzione ossessiva e addirittura stalking. Gruppi coinvolti: in origine sono “persone estranee alla famiglia”, aiutati però dal padre di Cenerentola, ad attuare il mobbing ai danni della sua unica figlia contribuendo a creare una cultura familiare distruttiva.

Classici motivi dei mobber: la paura di essere soppiantati, l’esternazione delle proprie frustrazioni, l’invidia, l’egoismo biologico della matrigna, la malvagità, la concorrenza interna fra le figlie per il marito, la pressione familiare, l’opportunismo attivo.

Le diverse fasi di reazione di Cenerentola: “endure it, change it, leave them, accept him”.

Aiutanti: la defunta madre con i suoi messaggeri celesti che, tuttavia, assistono Cenerentola solo temporaneamente; dopo il matrimonio la ragazza dovrebbe mettersi alla ricerca di nuovi aiutanti nell’entourage del Principe, o meglio, creare una sua rete virtuale (Lin 2010, Ricken/Seidl 2012).



Strategia di sviluppo: sarebbe necessario rafforzare lo spirito d’iniziativa e l’autoefficacia di Cenerentola anche dopo il matrimonio, trovando (oggi anche grazie ai “social media”) degli aiutanti. Bisognerebbe inoltre cercare di includere attivamente la famiglia reale.



Cenerentola tematizza numerose questioni tipicamente gestionali

La famiglia di Cenerentola e il Principe la espongono a prove estreme (non solo casi di mobbing, ma pensiamo anche alla prova delle lenticchie, del ballo, della scarpetta). La ragazza le supera tutte in maniera intelligente e senza lamentarsi, ma solo grazie alla rete di aiutanti celesti inviati dalla madre, ovvero il suo personale capitale sociale. Oggi questo ruolo potrebbe essere ricoperto dai cosiddetti “social media” presenti su internet, come Facebook o XING, capaci di fornirle grazie agli “amici” e ai “follower” consolazione, consiglio e aiuto.

Lo slancio che induce la matrigna ad agire contro Cenerentola è sintomo di quel “gene egoista” che la porta a privilegiare la propria “covata”. In quest’ottica, dunque, affida alle sue stesse figlie, per “socializzarle”, le competenze legate al mobbing. Per due volte, poi, la matrigna infrange il contratto stipulato con Cenerentola, costringendola ad affrontare le prove di “scelta delle lenticchie”. Spinta da un’estrema brama di far carriera, pretende infine l’automutilazione delle proprie figlie. Il padre, dal canto suo, non mostra alcun sostegno nei confronti della figlia. Prima tollera qualsiasi attività di mobbing, partecipa al brutale e continuo stalking da parte del Principe dopo i due balli e diffama persino la mobbizzata durante il test della scarpetta.

Di fronte a tutte queste minacce Cenerentola mostra una volontà e una capacità di resistenza (resilienza) esemplari. La fiducia che nutre in se stessa e nei confronti degli altri la sostengono e rafforzano la sua autoefficacia. Sapendo trovare soluzioni vincenti a tutti i problemi, la ragazza dimostra, inoltre, di possedere qualifiche imprenditoriali, che si aggiungono alle sue competenze trasversali e alla sua capacità di mettere in pratica le sue decisioni in maniera giudiziosa (Wunderer 2010, 2008).

Il Principe si scredita innanzitutto “perseguitando” Cenerentola in “maniera ossessiva” (stalking, cfr. Fiedler 2006 e la sua definizione, p. 44 e seg.), ma soprattutto buttando giù la colombaia e abbattendo il pero, con l’idea che possano essere dei rifugi, e infine con tutte quelle ingenue prove della scarpetta, che saranno scoperte solo dalle colombelle, celesti aiutanti di Cenerentola.

Da un punto di vista epistemologico si potrebbe definirlo come un “feticista del rigore” (un metodico unilateralmente statistico). Il figlio del Re, infatti, continua a mostrarsi incapace di apprendere, anche quando riporta a casa la seconda falsa fidanzata e lo ripete persino con Cenerentola.

Da un punto di vista gestionale, dunque, è alquanto improbabile che il ragazzo sia in grado di regnare, poiché i rapporti familiari diventano “per il singolo l’opera di consultazione più primitiva per le sue future esperienze lavorative all’interno di organizzazioni. Questo vale soprattutto per i manager […]” (Zaleznik, 1975:121). Per questo, nel suo caso, bisognerebbe valutare una “soluzione del Principe Carlo”. Il suo stalking nei confronti della “sposa”, abbinato a diverse attività di mobbing da parte del padre di Centerentola, non promettono nulla di buono per il futuro della coppia.



Cenerentola sfrutta autonomamente la sua rete di aiutanti, frutto, tuttavia, dell’operato della madre defunta. Le colombelle si occupano anche delle sanzioni previste nell’ambito di questo “Human Resource Compliance Management”, che riguardano però solo il “Lower-Management”, ovvero le sorellastre, a cui cavano gli occhi, mentre gli “amministratori delegati”, vale a dire la matrigna e il padre, ben più crudeli, ne escono illesi. Ma i genitori si godono “la fortuna dei racconti di fate” o meglio questa clemenza filistea? O forse con questa fiaba i fratelli Grimm hanno voluto sperimentare una “regia narrativa” da thriller? Il dubbio sorge in quanto la prima versione di Cenerentola contenuta nella loro raccolta di fiabe del 1812 non conosce né un padre mobber, né l’accecamento delle sorellastre o un principe stalker!

Due “visioni dell’uomo” – Fra educazione dei bambini e teoria gestionale

“Nella vita le fiabe si possono leggere e rileggere, interpretare e reinterpretare. La prima volta con l’ingenuità di un bambino, convinto che gli eventi di questo colorato mondo animato corrispondano alla realtà, e poi più tardi, molto più tardi, con la piena consapevolezza della loro invenzione” (Stefan Zweig).

Se si segue il ragionamento di Stefan Zweig, le interpretazioni possono variare anche da un punto di vista gestionale. Vista la centrale importanza che lo sviluppo e la formazione precoce della personalità ricoprono per le neuroscienze (Roth 2009) e l’elevata corrispondenza fra gli attuali obiettivi educativi dei genitori tedeschi (Haumann 2009, Wunderer 2011:176 e seg., 397 e segg.) con quelli delle Fiabe dei fratelli Grimm, una prima lettura è sicuramente adatta all’infanzia. A questo proposito i fratelli Grimm scrissero, secondo Rölleke (1997: 43): “Le fiabe sono per chiunque le ascolti nella propria infanzia un insegnamento d’oro per affrontare tutta la vita”. “Più tardi, molto più tardi”, dunque in età adulta e “con la piena consapevolezza della loro [delle favole] invenzione” è possibile avvicinarsi con la seconda lettura alla pratica gestionale, scoprendo come il ricco mondo delle fiabe possa essere un campo di esercitamento per l’applicazione delle teorie gestionali.



Conseguenze dal punto di vista della fiaba e da quello gestionale

Mentre i genitori di Cenerentola scompaiono dalla scena già prima del matrimonio, questa “collusione” non le comporta quasi alcun miglioramento. La giovane donna deve dunque liberarsi del suo entourage familiare distruttivo. Per questo accetta l’ingenuo e sfacciato “stalker” principesco come suo compagno di vita, al quale dovrà adattarsi, tuttavia senza più alcun aiutante celeste. Da quel momento in poi è ancor più richiesto che la ragazza abbia fiducia in se stessa, sappia resistere e scendere a compromessi, nonché crearsi una propria rete ormai solo terrena.

Proprio come accade per le fusioni aziendali, anche in questo caso riemergono dei problemi che erano stati rimossi. La giovane coppia è adatta a sviluppare finalmente una nuova cultura di “buona reggenza” (Wunderer 2008a)? Il Principe non sembra, né mentalmente né socialmente, in grado di farlo. Per questo i suoi genitori dovrebbero valutare se adottare nella successione la cosiddetta “soluzione del Principe Carlo”. Cenerentola, che si adatterebbe a ricoprire il ruolo di “Principessa dei cuori”, potrebbe essere senza la sua rete di aiutanti terreni fortemente a rischio. Nei primi episodi la sua “resilienza” (“endure it”) contro ogni tentativo di mobbing era stata impressionante. Successivamente ha colpito la sua capacità di interpretare diversi ruoli (“change it”, “leave them”, “accept him”). Sarà capace, dopo il matrimonio, a sviluppare un “love him”?

Il fatto di poter contare su valide reti e competenze imprenditoriali ha determinato il successo dell’eroina di questa fiaba, nonostante i suoi casi di mobbing siano infinitamente più pericolosi e opprimenti delle angherie riscontrate nel vero mondo del lavoro. Da vittima capace di resistere a ogni tipo di stress, Cenerentola diventa un modello per il management. Stando allo studio condotto da Rammseyer et al. (2006) la ragazza partecipa alla terapia anti-mobbing più efficace di tutti i tempi, padroneggiando le strategie anti-stress positive e congedandosi dal ruolo semplicemente subordinato della vittima (Kast 2003). Grazie al suo capitale sociale ed erotico Cenerentola tramuta con creatività, con intelligenza emozionale e con azioni coraggiose i centri distruttivi del potere degli antieroi in culture cooperative e dirigenti potenzialmente produttive.



Anche se l’eroina della fiaba, a differenza degli esempi reali nel mondo del lavoro, viene alla fine, come in tutte le favole, ampiamente ricompensata, Cenerentola, così come altre fiabe dei fratelli Grimm, diventano dei “modelli per un determinato stile di vita” (Kast 2001:11) e tematizzano numerose questioni riprese dal settore della teoria gestionale. È per questo che sono esemplari per descrivere e spiegare alcuni attuali aspetti dirigenziali come p.es.:
  • Fiducia in se stessi/negli altri, emancipazione, assessment e “endure it” – Cenerentola, La figlia saggia del contadino, La signora Holle
  • Mantieni la parola data (“Walk the Talk”) – Il principe ranocchio, Il fedele Giovanni
  • L’economia della felicità, edonismo, ditte individuali fallite – La fortuna di Gianni
  • Imparare da autodidatta attraverso principi comportamentali – Cappuccetto Rosso, Il ladro e il suo maestro
  • Competenze sociali, costruire reti – I tre capelli d’oro del diavolo
  • Impegno leale ed etico – Il fedele Giovanni
  • Compartecipazione, “managing the boss” creativo – Il gatto con gli stivali
  • Intelligenza mentale e astuzia – La lepre e il porcospino, Il gatto con gli stivali
  • Imprenditorialità astuta e narcisista – Il prode piccolo sarto
  • “Consorzi per l’integrazione e la riabilitazione” di esternalizzati – I musicanti di Brema
  • Buon lavoro di squadra – Hänsel e Gretel, I musicanti di Brema
  • “Pensiero di gruppo” fatale – I sette corvi
  • Smisurate ambizioni di far carriera – Il pescatore e sua moglie
  • Etica del lavoro, competenze sociali, gratificazione e sanzione – La signora Holle
  • “Chi la fa…” (“Tit for Tat”) e socializzazione orientata alle sanzioni – Il Re Bazza di Tordo
  • La “regola d’oro” (Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro, Vangelo secondo Matteo 7, 12) – Il vecchio nonno e il nipotino.
Il campo di ricerca “management e fiabe” si trova ancora in un’iniziale fase di sviluppo, in cui intende continuare a imparare dalle altre discipline, movendosi innanzitutto più come perlustratore che come ambasciatore.

Oggi la maggior parte degli oltre 10 milioni di manager di lingua tedesca, assolto il proprio ruolo di genitore, difficilmente continuano a occuparsi delle fiabe. D’altro canto, gli studiosi delle fiabe conoscono poco le teorie gestionali, a meno che un tempo non abbiano diretto delle organizzazioni o collaborato nell’ambito delle risorse umane o dello sviluppo aziendale.

Dal 2008 il gruppo di lavoro “management e fiabe” della Schweizerische Märchengesellschaft (Società Svizzera delle Fiabe) offre un istruttivo campo di esercitazioni per sperimentare le possibilità e i confini di questa interdisciplinarità.

Bibliografia

  • Brüder Grimm: Kinder und Hausmärchen (KHM) vollst. Ausgabe, hrsg. von Rölleke, H. München 19.Aufl. Düsseldorf/Zürich 1919/1999 sowie elektronisch im „Gutenberg-Projekt“.
  • Bourdieu, P.: Ökonomisches Kapital, kulturelles Kapital, soziales Kapital, in: Kreckel, Reinhard: Soziale Ungleichheiten, Göttingen 1983, S. 183-198.
  • Dickerhoff, H.: Warum wir vom Wunder hören wollen, in: Begegnungen mit dem Wunder in Märchen, Sagen und Legenden, Krummwisch bei Kiel 2011, S.79-89.
  • Fiedler, P.; Stalking – Opfer, Prävention, Behandlung, Weinheim 2006.
  • Hakim, C.: Erotisches Kapital. Das Geheimnis erfolgreicher Menschen, Frankfurt/Main 2011.
  • Haumann, W.: Generationen-Barometer 2009, Hrsg. Forum Familie Stark Machen - Eine Studie des Instituts für Demoskopie, Freiburg/München 2010, S.261 (Abb. 6 ist leicht modifiziert).
  • Kast, V.: Der Teufel mit den drei goldenen Haaren – Vertrauen in das eigene Schicksal, Stuttgart 2001
  • Lin, N.: Social Capital: A Theory of Social Structure and Action, Cambridge 2010
  • Kast, V.: Abschied von der Opferrolle, Stuttgart 2003
  • Neuberger, O.: Mobbing. Übel mitspielen in Organisationen, München/Mering, 3. Aufl. 1999.
  • Rammseyer, Th. et al: Persönlichkeitsmerkmale und Stressbewältigungsstrategien als Determinanten der Mobbing-Betroffenheit, in Z.f. für Personalpsychologie, 5 (2) 2006, S. 41-52
  • Ricken, B. / Seidl, D.: Unsichtbare Netzwerke. Wie sich die soziale Netzwerkanalyse für Unternehmen nutzen lässt. Wiesbaden 2010
  • Rölleke, H.: „Daß unsere Märchen auch als ein Erziehungsbuch dienen“, in: Wardetzky, K./ Zitzlsperger, Helga (Hrsg.): Märchen in Erziehung und Unterricht heute, Bd.II, Hohengehren 1997, S.30-43.
  • Roth, G.: Persönlichkeit, Entscheidung und Verhalten – Warum es so schwierig ist, sich und andere zu ändern, 5. Aufl., Stuttgart 2009.
  • Wunderer, R.: Führung und Zusammenarbeit- eine unternehmerische Führungslehre, 9.Aufl., Köln 2011.
  • Wunderer, R.: Führung in Management und Märchen -Kompetenzen und Leitsätze, Köln 2010.
  • Wunderer, R.: Der gestiefelte Kater als Unternehmer, Wiesbaden 2008.
  • Wunderer, R. (Hrsg.): Corporate Governance - Zur personalen und sozialen Dimension, Köln 2008a.
  • Zaleznik, A.: Das menschliche Dilemma der Führung, Wiesbaden 1975, S.121.
  • Zarrella, D.: Das Social Media Marketing Buch, Köln 2010.
Prof. em. Dr. Rolf Wunderer
Universität St.Gallen, St.Gallen (CH)

     




    Rolf Wunderer

    Laureatosi in economia e psicologia all’Università di Monaco, Rolf Wunderer è stato professore ordinario di economia aziendale presso l’Università di Essen dal 1974 al 1983, con indirizzo in gestione delle risorse umane e management d’impresa, e successivamente, fino al 2001, all’Università di San Gallo. Qui ha fondato l’Istituto per la direzione d’impresa e la gestione del personale (IfPM), che ha guidato fino al 2002. Da allora collabora con l’istituto grazie alle sue ricerche focalizzate sul management e le fiabe. Ha insegnato a lungo con l’incarico di professore ospite nelle università di Los Angeles, Monaco e Tokyo.

    È autore di oltre 30 pubblicazioni, che hanno visto spesso diverse ristampe, e più di 250 articoli su riviste e antologie.
    Pubblicazioni su management e fiabe: