Max Frisch, Svizzera

L’ebreo andorrano

Ad Andorra viveva un giovane, che tutti ritenevano un ebreo.
Non riusciva a essere come tutti gli altri e, dopo svariati tentativi per non dare nell’occhio, portò quella sua diversità con una sorta di ostinazione, di orgoglio…

Der andorranische Jude ("L’ebreo andorrano") letto in lingua originale da Matthias Kanka (5:21 min.)
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    Max Frisch

    © Orecchio Acerbo
    © Orecchio Acerbo
    Esordisce come architetto, disegnando la piscina comunale della sua Zurigo, che ancora oggi porta il suo nome. Poi, conosciuti Bertolt Brecht e Friedrich Dürrenmatt, una decina d’anni dopo lascia matite e tecnigrafo e si tuffa a capofitto nella letteratura e nel teatro. E con una vena comica, ironica, a volte grottesca, comincia a porre domande, a sradicare certezze. Sempre mettendo al centro il rapporto fra l’individuo e la collettività, e disvelando la tragica sopraffazione – fatta di intolleranza, egoismo e malafede – di cui il singolo è vittima. Se ne è andato a ottant’anni, due anni dopo la caduta del Muro di Berlino. Non ci ha lasciato facili e consolatorie soluzioni, ma capolavori come Stiller, Homo Faber e Andorra, satira feroce del pavido conformismo che rende possibile il trionfo del razzismo.

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      Progetto teatrale del Goethe Institut sulle ripercussioni della caduta del Muro in 15 Paesi europei.

      1989/2009 – La letteratura e la caduta del muro

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