I sequestrati di Altona

IT/FR 1962, 112 min.
Con: Sophia Loren, Maximilian Schell, Fredrick March, Robert Wagner
Un armatore di Amburgo nei panni di un nazista opportunista e privo di scrupoli. Il tentativo di De Sica di rileggere l’opera teatrale di Sartre come critica alla situazione politica reazionaria nella RFT suscitò forti proteste da parte della stampa occidentale tedesca e la visione del film fu sottoposta a controverse restrizioni. Il cast d’eccezione non girò solamente ad Amburgo, ma anche all’interno del teatro del Berliner Ensemble nell’allora RDT.
Trama:
Riduzione cinematografica dell’opera teatrale di Sartre “Les séquestrés d'Altona”.
Amburgo, inizio anni Sessanta. Albrecht von Gerlach, facoltoso armatore arricchitosi durante il periodo nazista, torna in possesso di una fiorente impresa. Finita la guerra, Franz, il maggiore dei suoi figli, tormentato dai sensi di colpa per aver torturato dei partigiani russi ai tempi della sua militanza nella Wehrmacht, decide di chiudersi in una delle stanze della villa paterna. Ad accudirlo è sua sorella Lena, la quale, per alleggerirgli la coscienza, lo illude che la popolazione tedesca conduca una vita di stenti. Entrata nella sua vita, sarà Johanna, l’attrice moglie del fratello minore di Franz, a rivelargli tutta la verità. Solo allora Franz lascerà la sua stanza per procedere barcollante e stordito attraverso il miracolo economico della Germania occidentale.
Cenni critici dell’epoca:
Costretto anche dalle esigenze del cinema a uscire dal clima ossessivo e soffocante della cantina, nella quale Franz von Gerlach, folle volontario, si è rinchiuso da 15 anni, per scontare sopra di sé il peso immane dei delitti del nazismo, l’obiettivo di De Sica – che per la prima volta spazia in terra europea – ci mostra direttamente, e non attraverso la mediazione e le allusioni del dialogo teatrale, il “miracolo economico” della Germania odierna e l’impero industriale edificato ad Amburgo da Gerlach padre, proprietario di centinaia di cantieri, uomo di ferro della razza dei Krupp, simbolo vivente della “continuità” tra il passato (nazista) e il presente (revanscista). [...]
De Sica, cioè, un tempo ritenuto il più sentimentale dei nostri grandi registi, porta un massiccio attacco al filisteismo della Germania occidentale, al suo benessere mostruoso, alla cattiva coscienza del suo popolo.
Ugo Casiraghi
in: L’Unità, 1 novembre 1962
Il regista:
Il film fu commissionato al regista Vittorio De Sica senza che questo potesse scegliere gli interpreti o apportare anche solo irrilevanti modifiche al copione di Abby Mann. Le parti più riuscite sono quelle in cui ha potuto discostarsi dall’opera teatrale. [...]
Nel cast internazionale ogni attore recita nel proprio stile nazionale: convince l’appariscente espressionismo tedesco di Maximilian Schell, che ricorda il giovane Kortner; Sofia Loren, pessima attrice, soprattutto nelle scene del teatro, è la volgare bellezza popolare dei film sui vicoli napoletani; Fredric March propone quella navigata recitazione minimalista della tradizione hollywoodiana tipica degli attempati uomini di mondo; e Françoise Prévost rappresenta il teatro leggero francese. Nonostante la trama proponga alcune situazioni improbabili, il film resta un interessante contributo al dibattito sulla rielaborazione tedesca del proprio passato, vista con gli occhi di uno straniero.
USE.: I sequestrati di Altona
Film-Dienst, Nr. 39, 25.09.1963









