In viaggio o in partenza: tedeschi in Italia

Go, Trabi, go

Regia: Peter Timm
D 1991, 96 min.
Con: Wolfgang Stumph, Claudia Schmutzler, Marie Gruber, Dieter Hildebrandt

La Sassonia al sud! Dopo la caduta del muro di Berlino la famiglia Struutz lascia l’ex RDT per seguire le orme di Goethe in Italia. Durante l’avventuroso viaggio a bordo di una Trabant ricolma, i tre dovranno superare diversi imprevisti e svariate incomprensioni famigliari prima di potersi mettere, con l’automobile notevolmente ammaccata, in posa davanti al Vesuvio per una foto ricordo.

Trama:
Dopo la caduta del muro di Berlino, la famiglia Struutz, originaria di Bitterfeld, corona finalmente il sogno di una vita: andare in vacanza in Italia. A bordo della loro Trabant, soprannominata “Schorsch”, Papà Udo, mamma Rita e la figlia Jacqueline, di 17 anni, si mettono in viaggio verso Napoli sulle tracce di Goethe. Dopo una sosta a Regensburg, dai parenti occidentali vagamente sbigottiti, e diversi guasti alla macchina, la famiglia approda in Italia, dove puntualmente rubano le ruote della Trabant. Di fronte all’ilarità della figlia per quanto accaduto, Udo, evidentemente turbato, le rifila un ceffone e lei scappa. Ma la ragazza, dopo un breve intermezzo con due affascinanti italiani, tornerà indietro, riportando persino delle ruote per la macchina. La caccia al ladro, che li ha derubati della loro macchina fotografica, si conclude per madre e figlia in un albergo di lusso, mentre il padre è costretto a trascorrere la notte in auto, che l’indomani, in un incidente, perderà pure i rivestimenti interni. Arrivata al Vesuvio, la Trabant perderà persino il tettuccio e proseguirà per Napoli in versione cabriolet.

Cenni critici dell’epoca:
  • “Auch isch in Arkadien!” — parlando sassone stretto, il signor Struutz, un insegnante di Bitterfeld, attraversa con moglie e figlia l’Italia, seguendo le orme di Goethe. Ad ogni fotogramma, la Trabant — soprannominata dai famigliari “Pension Sachsenruh” (trad. lett. Pensione Alla quiete sassone) — che funge anche da camper, verrà smantellata fino a diventare, da quel gioiellino borghesuccio azzurro cielo qual’era, una fiammante decapottabile. Stando alle immagini, il film centra in pieno il gusto dell’epoca. La pellicola appartiene a quel periodo fra il crollo del muro e l’unione monetaria, in cui, per un momento, il trauma tedesco assomigliava ancora a un sogno. Mentre al tramontar del sole papà Struutz recita Goethe, mamma Struutz e sua figlia Jacqueline se la spassano facendo grandi acquisti in una boutique. Nonostante gli stereotipi sull’est e sull’ovest si sprechino (“118 barzellette sulle Trabant” sospira papà Struutz dopo aver incontrato un camionista), non sono mai veramente imbarazzanti. Spensierato e arieggiato quanto una mattina a Napoli, questo viaggio d’istruzione del terzo tipo c’impedisce di credere che la famiglia Struutz abbia vissuto quarant’anni di ristrettezze intellettuali durante il socialismo dei borghesucci. Il merito è soprattutto degli attori Wolfgang Stumph, Marie Gruber e Claudia Schmutzler (nei panni di Jacqueline), che affrontano questo viaggio nella sognata Italia con tutta la loro apatia, ma anche divertendosi, spinti dalla curiosità per l’occidente e le sue attrazioni. Un film alla Man spricht Deutsch senza il burbero Polt, ma con famosi attori comici occidentali (Dieter Hildebrandt, Diether Krebs e Konstantin Wecker) nei ruoli non protagonisti. Nonostante sia un peccato che con l’arrivo a Napoli il film s’interrompa bruscamente e che alla vista del Vesuvio persino le liti famigliari si trasformino in compiacenza, il tutto si sposa bene con l’intramontabile nostalgia dei tedeschi per l’Italia. Peter Timm ha rischiato il tutto per tutto, riuscendo, come recita il Faust (“arrestati, sei così bello”) a trasformare l’attimo in eternità.”

    Jo-Hannes Bauer, Go, Trabi, go.
    epd Film, Nr. 3, 1991