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Cinquant'anni di successo. I Goethe-Institut in Italia

Mezzo secolo di Goethe-Institut in Italia
I Goethe-Institut in Italia sono diventati parte integrante del circuito della comunicazione culturale del paese. Sono diventati organi indispensabili dello scambio culturale tra Germania e Italia nei campi della letteratura e di tutte le forme artistiche, nei campi della filosofia, delle scienze sociali, della storiografia ecc. È praticamente impossibile trovare un'iniziativa che ha per oggetto un qualunque aspetto della vita tedesca in Italia, senza che appaia tra i suoi promotori uno dei Goethe-Institut. Per gli istituti universitari (non solo di germanistica o di letteratura, ma per tutte le discipline sociali e storiche) il Goethe-Institut, che è presente in città, rappresenta un partner di lavoro naturale, in molti casi insostituibile. Spesso funziona come "luogo di cultura" - a prescindere dalla stessa specifica identità nazionale tedesca.
Almeno così è stato sinora. Se in futuro la presenza dei Goethe-Institut in Italia sarà meno attiva, meno visibile o addirittura meno necessaria, per motivi di bilancio e/o per nuovi orientamenti della "auswärtige Kulturpolitik", la politica culturale all'estero, lo si deve paradossalmente anche al successo da essi ottenuto. I Goethe-Institut hanno lavorato talmente bene da rendersi ora superflui? Nell'immediato dopoguerra, dopo le esperienze del fascismo, del nazismo e del conflitto mondiale, l'obiettivo di creare una nuova intesa reciproca tra le società e le culture italiana e tedesca imponeva ai Goethe-Institut in Italia, al momento della loro fondazione negli anni Cinquanta, tre compiti:
  1. rimuovere le ostilità reciproche, create soprattutto nell'ultima fase della guerra, i pregiudizi e i luoghi comuni negativi che ostacolavano la ripresa di contatto tra i due popoli e le due culture;
  2. far conoscere sempre meglio in Italia, al di là della cerchia degli specialisti, la cultura tedesca - non soltanto quella "classica" ma anche e soprattutto quella "nuova";
  3. stabilire una stretta collaborazione tra istituti e personalità tedesche e italiane per realizzare imprese culturali comuni in un'ottica europea.
Alla base di queste attività naturalmente c'era la promozione e la diffusione della lingua tedesca.
Questi compiti non potevano essere intesi in una successione meccanica, quasi che l'obiettivo della stretta cooperazione culturale potesse essere intrapreso soltanto "dopo" che i reciproci pregiudizi fossero stati eliminati. Si tratta di dimensioni diverse di uno stesso continuo lavoro culturale. Anzi, gli stessi problemi del pregiudizio possono presentarsi a distanza di anni a livelli diversi e più complessi. Non è quindi un caso che una delle manifestazioni più importanti dell'anno 2000 della sede romana del Goethe sia stata dedicata ancora una volta alla "Kraft der Klischees" [La forza dei cliché], nel tentativo di tracciare un bilancio sul peso dei "luoghi comuni" che caratterizza ancora oggi la "relazione particolare" tra Germania e Italia (*1). Secondo questi cliché i tedeschi vengono sempre percepiti dagli italiani come ordinati, scrupolosi, efficienti ma talvolta inutilmente rigidi; in termini più negativi sono etnocentrici, latentemente aggressivi. Di contro gli italiani sono sempre ancora percepiti dai tedeschi come poco attendibili, poco efficienti, abili nell'arte di arrangiarsi anche se cordiali, simpatici e di facile adattabilità. Secondo questi cliché la vita pubblica e la società civile italiane sono pericolosamente inclini o esposte alla criminalizzazione (mafiosa), mentre di contro nella società tedesca sono sempre presenti, nella mentalità e nella psicologia della gente, tendenze etnocentriche se non razziste.
È un lavoro di Sisifo correggere questi luoghi comuni, mostrando che nell'esperienza quotidiana si constata spesso il contrario. Merito dei Goethe-Institut italiani è stato quello di offrire luoghi e strumenti per condurre questo lavoro correttivo. Nel 1993, un momento difficile per l'immagine pubblica della Germania all'estero, il Goethe-Institut di Roma scriveva nel suo rapporto: "La dimensione culturale dell'attività linguistica risulta visibile in un anno in cui i media italiani si sono concentrati in maniera evidente sulla critica alla Germania avendo nel mirino in particolare i fenomeni di xenofobia e l'estremismo di destra. Rispetto alla posizione tendenzialmente negativa dei media 'l`immagine della Germania' dei partecipanti ai nostri corsi si è rivelata sostanzialmente più stabile e obiettiva". Oggi possiamo tranquillamente aggiungere che questa constatazione non vale più soltanto per i "partecipanti ai corsi" dei Goethe-Institut, ma in generale per l'opinione pubblica informata, anche se sul mutare-e-persistere dei cliché e dei pregiudizi reciproci tra le opinioni pubbliche italiana e tedesca dovremo tornare ancora.
Per quanto riguarda gli altri compiti positivi della creazione di un vero e proprio interscambio culturale tra Germania e Italia, possiamo anticipare, sin da queste prime righe, che tappe significative del dibattito in Italia dei decenni scorsi sul proprio passato storico, sulla riscoperta della problematica dell'identità nazionale ma anche riflessioni importanti sulle "patologie di crisi" del sistema italiano hanno trovato risonanza in molte iniziative dei Goethe-Institut in Italia. In particolare con alcune manifestazioni (dibattiti sulla società, sulla cultura e sulla politica di Weimar, le discussioni sul "revisionismo storico", sui temi della "identità nazionale" e, più recentemente, con la problematica costituzionale europea) i Goethe-Institut sono stati protagonisti diretti di eventi culturali di rilevanza nazionale. Per tacere del fatto che senza la loro attività la vita artistica tedesca contemporanea (cinema, arti visive) non sarebbe conosciuta ed apprezzata in Italia nelle dimensioni e nelle qualità in cui è effettivamente nota.
Non c'è nessun dubbio che con la fine degli anni Novanta, per ragioni generali che vanno ben oltre l'orizzonte dei Goethe-Institut, si è chiuso un ciclo che oggi appare retrospettivamente irreversibile e irripetibile. A questo ciclo dedicheremo subito la nostra attenzione, anticipando che, se il bilancio è ampiamente positivo, la conseguenza da trarre dovrebbe essere quella di rilanciare un nuovo ruolo dei Goethe-Institut anziché accontentarsi di dichiarare - con soddisfazione - che "la missione è stata compiuta".

Un ciclo storico di quattro fasi
Ho parlato di "un ciclo" delle attività dei Goethe-Institut in Italia dei decenni passati. Ma questo termine non deve suggerire l'idea di un'esperienza compatta, lineare, priva di fratture. Tra la metà degli anni Cinquanta (*2) e la fine degli anni Novanta infatti si possono identificare almeno quattro fasi, non sempre chiaramente percepite dai protagonisti, condizionate dall'ambiente culturale e politico italiano cui i Goethe-Institut rispondono con iniziative più o meno mirate. Scontando una considerevole semplificazione possiamo parlare di:
  1. una fase di inizio o di primo impatto, un po' lenta e faticosa dovuta al clima politico-culturale generale difficile, per ragioni diverse nei due diversi paesi, cui l'istituzione risponde - fino ai primi degli anni Sessanta - con un'offerta culturale qualificata ma limitata, fruibile solo da ambienti ristretti;
  2. una fase di progressiva penetrazione a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta, seguita da iniziative e scambi sempre più intensi nella prima metà degli anni Settanta. In questo periodo il clima politico-culturale italiano è in effervescenza e i Goethe-Institut amplificano e diversificano le loro offerte guadagnandosi un ruolo significativo nel panorama culturale italiano;
  3. una fase di netta affermazione e di grande visibilità dei Goethe-Institut in Italia caratterizza il periodo compreso grosso modo tra la metà degli anni Settanta e tutti gli anni Ottanta, non solo per il modo in cui le iniziative sono accolte ma anche e soprattutto per la funzione attiva di stimolo che esse esercitano sull'ambiente italiano. In questa fase si nota un accresciuto interesse da parte italiana non solo verso i tradizionali settori della letteratura, della filosofia e della storiografia tedesca ma verso tutti gli aspetti della società e della politica tedesca;
  4. segue quindi una fase di consolidamento e raccolta dei frutti del lavoro svolto, che copre tutti gli anni Novanta: una fase tra assestamento e allargamento tematico di fronte ad un rapido mutamento del contesto nazionale, europeo e internazionale che pone nuove sfide.
Questa periodizzazione ha ampi margini di arbitrarietà e di semplificazione, anche perché non riguarda nello stesso modo contemporaneamente tutti le sedi dell'Istituto. Questo è un altro importante aspetto da mettere in conto alla complessità del quadro: i Goethe-Institut italiani, pur godendo di stretta cooperazione tra loro, hanno manifestato sempre anche una propria autonomia nel creare iniziative di rilievo nazionale e internazionale nelle singole sedi (Torino, Milano, Genova, Trieste, Napoli, Palermo) oltre che nella sede principale di Roma.
Chi conosce l'Italia sa che ognuna delle città ricordate ha una sua fisionomia culturale e politica molto particolare che interagisce quindi in modo altrettanto particolare con il "suo" Goethe-Institut. Naturalmente questo è in sintonia con la linea culturale dell'istituzione stessa che, soprattutto con il passare degli anni, non si considera una mera trasmettitrice di cultura tedesca in Italia ma una sede di scambio culturale in risposta a specifiche caratteristiche, domande e offerte dell'ambiente in cui risiede.
Non esaminerò con la stessa intensità le quattro fasi ricordate sopra, ma mi concentrerò sull'ultimo venticinquennio - il periodo cioè più maturo e di maggiore attivismo dei Goethe-Institut. Non potrò seguire le singole sette sedi nella loro attività. Non distinguerò neppure tra iniziative promosse e gestite interamente dai Goethe-Institut e quelle fatte in collaborazione con altri organismi culturali italiani. La mia non sarà quindi una fotografia fedele del lavoro svolto in Italia dalle singole sedi, ma il tentativo di darne un'immagine mossa e parziale, fissata attorno a qualche anno - tenendo conto soprattutto della domanda e della reattività dell'ambiente culturale italiano. Non si tratta di una ricostruzione fatta dall'interno degli istituti, ma piuttosto di una lettura fatta a partire dall'ambiente circostante.
Trascurerò anche i problemi e le iniziative connesse all'insegnamento della lingua tedesca che pure rappresenta una delle ragioni (se non la principale) dell'esistenza stessa dell'istituzione.

Dalla diffidenza verso la Germania alla disponibilità dello scambio culturale
I dieci anni (1955-65) qui considerati come "prima fase" sono caratterizzati innanzitutto dall'impatto con condizioni ambientali culturali e politiche che rendono faticoso all'istituzione esercitare una influenza significativa. Queste condizioni ambientali difficili si riassumono nella diffidenza verso la Germania che domina nel dopoguerra negli ambienti culturali e universitari, soprattutto nelle grandi città, oltre che nel vero e proprio pregiudizio antitedesco diffuso a livello di mass-media e di subcultura popolare.
La difficoltà che in questo periodo frena soprattutto taluni ambienti universitari dall'approfondire i contatti con i Goethe-Institut non è l'assenza di interesse filosofico, storico o letterario per il mondo tedesco in generale (che al contrario esercita una grande attrattiva in campo filosofico) ma la diffidenza verso la Germania Federale, alimentata da una certa ideologia storico-politica legata all'antifascismo tradotto in chiave anti-tedesca (e al "mito rosso" della Resistenza). L'egemonia comunista in molti ambienti culturali e universitari, per quanto poco dogmatica e non priva di spunti originali (grazie all'influenza del pensiero di Antonio Gramsci), guarda con simpatia all'"altra Germania" (la DDR) mantenendo riserve verso la Bundesrepublik, percepita come una società che mantiene tratti illiberali ed è incapace di fare autentica autocritica per il suo passato nazionalsocialista. Questo atteggiamento (è bene ricordarlo) non diminuisce l'attenzione verso la filosofia e la letteratura classica tedesca e verso alcuni grandi autori del Novecento da Bertold Brecht a Thomas Mann.
Insomma, non si tratta di ostilità verso "la Germania" ma verso "quella" Germania (occidentale) che a torto o a ragione sembra incarnare valori antitetici all'ideologia della sinistra italiana. Sin tanto che negli anni 1955-59 il Goethe-Institut innanzitutto di Roma (che, tra l'altro, è in competizione con un attivo Thomas-Mann-Zentrum di orientamento comunista) non osa prendere di petto questo problema, limitandosi ad offrire soprattutto repertori musicali tradizionali, sia pure di ottima fattura, e i classici della letteratura tedesca; sin tanto non mostra che nella Germania federale ci sono autori "nuovi" che sanno affrontare i problemi più scottanti, l'attività dell'Istituto è destinata a rimanere marginale. Solo gradualmente si impone una linea culturale più innovativa che non esita a presentare la faccia "problematica", "progressista" e "anticonvenzionale" della Germania nei settori artistici e musicali innanzitutto. In questa direzione si muove il Goethe-Institut romano inaugurando così di fatto, a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta, una nuova fase.
La combinazione di iniziative anticonvenzionali nel campo del cinema e del teatro a fianco di mostre e convegni più tradizionali segnano dunque una seconda fase più incisiva dell'istituzione (1965-1975). L'elenco delle iniziative del Goethe-Institut romano, spesso riprese dalle sedi regionali, è notevole. Accanto alle mostre dedicate al movimento "dada" e a Paul Klee, a Franz Kafka e a Albrecht Dürer e ancora a Max Ernst e Otto Dix, la sede romana in particolare si assume il compito straordinario di far conoscere e diffondere (in cooperazione con il gruppo italiano Nuova Consonanza) la musica contemporanea (dodecafonica e musica elettronica). Accanto agli esponenti ormai "classici" della Scuola viennese (Schoenberg, Berg, Webern) sono presentati, spiegati ed eseguiti autori contemporanei (Stockhausen, Koenig, Evangelisti, Nono, Henze, Brühn, Kagel, Riedel). Qualcosa di analogo avviene per il teatro contemporaneo e il nuovo cinema tedesco. Quest'ultimo filone in particolare sarà una costante dei Goethe-Institut in Italia per gli anni a venire - e uno dei segreti del loro successo. Non mancano neppure le tematiche concrete attinenti la difesa dell'ambiente che per l'Italia, negli anni qui considerati, sono relativamente nuove a livello di dibattito pubblico.
Il mondo culturale italiano è sollecitato dalla presenza delle personalità che i Goethe-Institut offrono. A mo' d'esempio, senza alcuna pretesa di completezza, diamo un'occhiata ad alcune iniziative dei primi anni Settanta. Nel 1971 il congresso per il bicentenario della nascita di Hegel porta a Roma personalità come Horkheimer, Löwith, Pöggeler, Hans Mayer. Nello stesso anno il filosofo Hans Georg Gadamer inizia il suo giro in alcune sedi italiane (a cominciare da Trieste) per parlare di "Hegel e Heidegger", mentre a Milano ha luogo un convegno sulla filosofia etica di Albert Schweitzer con 15 studiosi di 8 paesi. In questi anni la filosofia ha una posizione eminente.
Ma ancora nel 1971 a Roma si ha un incontro originale dal titolo "Computer und Kunst" [Computer e arte], mostra con serie di conferenze, che si affianca a due importanti manifestazioni teatrali (Forum Theater Berlin con "Das Mündel will Vormund sein" di Peter Handke e Renaissance-Theater Berlin con "Il nipote di Rameau" di Diderot, che si replica a Trieste e a Napoli).
Non meno varie e dense appaiono le offerte culturali del 1973, con un seminario sulla "Reform des Strafvollzugs" [Riforma dell'esecuzione penale] e un altro con W. Kasper e J. Moltmann su "Fragen der Christologie heute" [Questioni della cristologia oggi]. Fa la sua comparsa anche Günter Grass con la conferenza "Der Schriftsteller als Bürger" [Lo scrittore come cittadino] alla cui discussione partecipa anche Alberto Moravia. La musica ha sempre il suo posto d'onore con l'esecuzione del "Vespro della Beata Vergine" di Monteverdi da parte del Monteverdi-Chor Hamburg.
Le sedi regionali sono particolarmente attive: Torino e Trieste offrono un dibattito di grande attualità in quegli anni su "Streik und Aussperrung" [Sciopero e serrata], mentre la sede di Genova affronta il tema "Widerstand im III. Reich" [Resistenza nel Terzo Reich], conferenza e film televisivo con Karl O. von Aretin, inaugurando un tema che si svilupperà molto negli anni successivi. La problematica legata a tutti gli aspetti della "Vergangenheitsbewältigung", l'elaborazione del passato, sarà infatti un motivo costante dell'attività dei Goethe-Institut in Italia, che mostra particolare cura nel diffondere la conoscenza della Resistenza/Opposizione antinazista in Germania. Questa tematica è tempestivamente ripresa dalla sede di Napoli, anche se la sua iniziativa più importante per il 1973 è "Goethes 'Urfaust'" (22 rappresentazioni in lingua italiana con il gruppo teatrale "Libera scena di Napoli").
Per il 1974 basti dire che è l'anno di Thomas Mann. Tutte le sedi italiane celebrano una "Thomas-Mann-Woche" o un "Thomas-Mann-Monat" in cui l'opera dello scrittore tedesco viene presentata e discussa in tutte le sue dimensioni.

La fase di piena affermazione. "Weimar", ma non solo
Indicativamente attorno al 1976 inizia il periodo che porterà grande visibilità ai Goethe-Institut in Italia. Curiosamente l'inizio coincide con il deteriorarsi delle condizioni civili e politico-culturale sia in Germania che in Italia. Sono gli anni feroci del terrorismo, delle leggi di emergenza (Notstandsparagraphen), del Berufsverbot, della diffusa sensazione che i sistemi democratici italiano e tedesco, per ragioni diverse, non siano in grado di far fronte alla propria crisi interna. Tornano i fantasmi del passato. In Italia le analogie con le crisi degli anni Trenta (in particolare con la fine della Repubblica di Weimar) escono fuori dai seminari storici e occupano le pagine dei giornali e dei documentari televisivi. Contemporaneamente nella sinistra italiana si diffonde una nuova fobia antitedesca (si parla in negativo di "Modell Deutschland" e di "Germanisierung") attingendo per altro ad argomenti forniti dalla sinistra radicale tedesca.
Oggi, retrospettivamente, si stenta a credere che nella Germania e nell'Italia di quegli anni si siano fatte e sostenute tante visioni catastrofiche sul destino della democrazia nei due paesi, in particolare in Germania. (Viceversa oggi è stupefacente leggere, magari presso gli stessi autori di sinistra tedeschi, nel frattempo invecchiati e maturati, giudizi retrospettivi idilliaci sulla buona vecchia liberale BRD.) I Goethe-Institut in Italia reagiscono molto bene alla difficile congiuntura politica della seconda metà degli anni Settanta, senza venir meno al loro compito che è innanzitutto culturale. Infatti, allestendo mostre e rassegne sull'espressionismo tedesco o affrontando la problematica della Repubblica di Weimar in tutti suoi aspetti o confrontandosi con la produzione di registi come Fassbinder e Syberberg creano le condizioni migliori per dare un corretto e complesso sfondo storico a dibattiti di immediata rilevanza politica. Del resto non mancano seminari e simposi su Costituzione e diritti fondamentali, libertà di stampa e di opinione nella BRD e, con significativa insistenza, sul processo di unificazione europea come soluzione di molti problemi nazionali.
Se anche qui gettiamo un occhio sulle iniziative dei Goethe-Institut in alcuni anni-campione, senza alcuna pretesa di completezza, abbiamo la conferma dell'ampio spettro della loro attività, della grande ricettività di domande culturali e della funzione di stimolo sul mondo politico-culturale che li circonda.
Prendiamo ad esempio il 1976: in forma di seminari e conferenze la sede milanese affronta temi storici e di attualità: "Die deutsche Kulturpolitik der Arbeiterbewegung von Marx und Lassalle bis zur Novemberrevolution" [La politica culturale tedesca del movimento operaio da Marx e Lassalle alla rivoluzione di novembre] e "Die italienische Krise aus der Sicht der deutschen Presse" [La crisi italiana nell'ottica della stampa tedesca] con l'intervento di giornalisti italiani e tedeschi. Nello stesso periodo la sede romana organizza un seminario "Verteidigung der Verfassung und der Grundrechte der Demokratie in der Bundsrepublik" [Difesa della Costituzione e dei diritti fondamentali della democrazia nella Repubblica federale] con la presenza di illustri giuristi.
Grande rilievo hanno sempre le manifestazioni sul cinema e la musica contemporanea. Nella sede del Goethe-Institut romano si discute dello "Junger Deutscher Film" [Il giovane cinema tedesco], mentre la sede milanese offre un dibattito sulla rappresentazione "Mandra" con K.H. Stochkausen, P. Grassi und P. Petazzi. La manifestazione viene ripresa anche dalla sede di Palermo. Napoli invece organizza un convegno su un tema allora attuale "U-Bahn-Bau in Neapel" [La costruzione della metropolitana a Napoli], con la presenza di esperti. Ma non dimentica di presentare in una mostra "Zeichnungen und Plastiken von Kindern subproletarischer Vorviertel Neapels" [Disegni e sculture di bambini del sottoproletariato dei quartieri periferici napoletani]. In novembre infine, di nuovo nella sede romana, ha luogo un ciclo speciale "100 Jahre Bayreuth - Richard Wagner - Tradition oder Experiment?" [100 Bayreuth - Richard Wagner - Tradizione o esperimento?] con mostra e conferenze. Nel triennio 1976-78 in Italia si sviluppa un vivace dibattito pubblicistico e storiografico sulle analogie Weimar-Italia. I Goethe-Institut molto opportunamente, accanto alle consuete offerte culturali, soprattutto filosofiche, (ad esempio a Napoli il convegno "Heidegger und das Problem der Technik" [Heidegger e il problema della tecnica]) affrontano il tema "Weimar" in tutti suoi aspetti artistici, letterari, cinematografici e storico-politici. A gara e con scadenze diverse sono offerti mostre, conferenze, concerti, rassegne cinematografiche. Così la sede di Roma organizza la mostra "Theater in der Weimarer Republik" [Teatro nella repubblica di Weimar] und "Erwin Piscator" e il seminario "Das Theater in der Weimarer Republik" [Il teatro nella Repubblica di Weimar] con studiosi italiani e tedeschi. E ancora: "Film und Gesellschaft in der Weimarer Republik (110 Spielfilme und Dokumentarfilme)" [Cinema e società nella repubblica di Weimar (110 lungometraggi e documentari)]. La sede di Napoli associa a tutte queste mostre un congresso "Intellektuelle, Gesellschaft und Staat in der Weimarer Republik" [Intellettuali, società e stato nella Repubblica di Weimar] al quale intervengono studiosi italiani e tedeschi. La sede di Torino oltre ad una mostra "August Sander" offre un ciclo di film e un seminario su "Leni Riefenstahl e il cinema tedesco nel periodo nazista". E ancora Hans-Jürgen Syberberg con la prima italiana di "Hitler, ein Film aus Deutschland".
Può darsi che con gli occhi di oggi questa massa di iniziative sulla Germania di Weimar, sulla sua crisi politica e culturale, come pure la filmologia del nazismo e sul nazismo appaia eccessiva e soprattutto un po' eclettica nel mescolare estetiche teatrali e cultura politica, nel sovrapporre lungometraggi e documentari storici, senza offrire sempre una chiara distinzione tra giudizio storico e proiezioni sul presente. Ma come attenuante dobbiamo dire che i Goethe-Institut reagiscono ad un clima politico-culturale creato dall'esterno (sono gli anni dell'enorme successo di pubblico del film televisivo americano "Holocaust" e di un lungo documentario storico sulla Repubblica di Weimar curato e mandato in onda dalla televisione italiana).
Nonostante questi limiti, il bilancio delle manifestazioni ora segnalate è largamente positivo: i Goethe-Institut rispondono positivamente alle domande di informazione loro rivolte su una fase della storia tedesca estremamente complessa e ambigua; sollecitano confronti e dibattiti, da cui esce arricchita l'immagine stessa della Germania di ieri e di oggi. Alcuni motivi storico-politici come quello del "Widerstand" nel Terzo Reich rimarranno nel fuoco dell'interesse dei Goethe-Institut sino ad oggi.
Naturalmente il tema "Weimar" non esaurisce l'attività del triennio ora considerato.
C'è sempre una ricca offerta di musica e teatro (Münchner Kulturwochen a Roma con la Bayerische Staatsoper (Il flauto magico) e la rappresentazione "Der Ritt über den Bodensee" di P. Handke da parte del gruppo "La Maschera" per la sceneggiatura di Memé Perlini); ci sono importanti appuntamenti dedicati al confronto Italia e Bundesrepublik come il seminario tra corrispondenti tedeschi e italiani tenutosi a Roma con il titolo "Das Bild der BRD in italienischen Massenmedien und viceversa" [L'immagine della Repubblica federale nei mass-media italiani e viceversa]. La sede di Torino, in sintonia con il carattere industriale della città, si qualifica come luogo privilegiato per lo studio e lo scambio di conoscenze sui temi dell'organizzazione del lavoro e della sociologia industriale. (Seminario specialistico e convegno su "Probleme der Arbeitsorganisation in Italien und BRD" [Problemi dell'organizzazione del lavoro in Italia e nella RFT] e un seminario di tre giorni: "Probleme der Verwaltungsreform in der BRD und Italien" [Problemi della riforma dell'amministrazione nella RFT e in Italia] nonché un convegno di tre giorni della sezione di sociologia industriale della "Deutsche Gesellschaft für Soziologie": "Industriesoziologie und industrielle Krise. Forschungsschwerpunkte in der BRD und Italien" [Sociologia industriale e crisi industriale. Temi centrali della ricerca nella RFT e in Italia] con la presenza di numerosi sociologi italiani e tedeschi). Questo forte interesse per le tematiche dello sviluppo industriale si conferma anche negli anni successivi. Nel 1983 ad esempio ci saranno tre iniziative su questa problematica ("Gesellschaftliche Entwicklungsmodelle: Erfahrungen und Perspektiven" [Modelli di sviluppo sociale: esperienze e prospettive], "Das 150-Stunden-Programm in Italien: Der Bildungsurlaub in der BRD" [Il progetto delle 150 ore in Italia: il 'Bildungsurlaub' nella RFT], "Beschäftigungskrise, betriebliche Rationalisierungsprozesse und industrielle Beziehungen im Betrieb" [Crisi occupazionale, processi di razionalizzazione aziendale e relazioni industriali nell'azienda]).

Il 'boom' della cultura tedesca in Italia
Come risultato diretto di questo variegato impegno nei primi anni Ottanta in Italia si parla di un "boom della cultura tedesca", per l'interesse crescente dei mass-media e delle istituzioni private e pubbliche. Le collaborazioni con gruppi, organismi e fondazioni italiane si moltiplicano (il Comune di Roma approva per il 1981-82 un "Progetto Germania" che ha di mira la promozione e l'intensificazione dei rapporti tra autori italiani e autori tedeschi di tutti i campi, letterario, artistico, scientifico).
Anche qui, se prendiamo come campione l'anno 1980, vediamo che la sede di Roma organizza due importanti simposi rispettivamente su Martin Heidegger e su Max Weber, continuando a mantenere alto il suo interesse per la musica contemporanea, con una conferenza e un concerto (Collegium Vocale Köln) di Karlheinz Stockhausen, e per la creazione cinematografica. La sede di Genova presta attenzione a "Die Frauen der Massenmedien: Journalistinnen, Filmacherinnen, Schriftstellerinnen" [Le donne dei mass-media: giornaliste, registe, scrittrici], senza trascurare il tema sempre attuale "Staat und Demokratie" [Stato e democrazia] invitando a discutere illustri politologi.
La sede di Torino affronta, tra l'altro, un seminario di tre giorni: "Menschenrechte und Bürgerrechte im 19. Jh. in Europa" [Diritti dell'uomo e diritti civili nel XIX secolo in Europa], senza trascurare un workshop di una settimana sui cartoni animati con Lotte Reininger e "La musica del medioevo" e "Dante e i troubadour" con due concerti dell'Ensemble Sequentia Köln in una chiesa barocca.
L'elenco delle manifestazioni romane degli anni Ottanta è imponente . Mostre: 1982 "Faust auf deutschen Bühnen" [Faust sui palcoscenici italiani]; 1984 "Graphik des Bauhauses" [Grafica del Bauhaus] e "Käthe Kollwitz"; 1985 "Emil Nolde, Max Ernst und Hannah Hoech"; 1986 "Prinzip Collage"; 1987 "Der Widerstand in Deutschland" [La Resistenza in Germania]; 1988 "Goethe in Italien", 1988 "Hans Werner Henze". Tra i congressi: 1981 "Walter Benjamin"; 1982 "J.W. Goethe"; 1983 "J. Juenger", 1983 "Wilhelm Dilthey", 1983 "Ingeborg Bachmann"; 1984 "Gottfried Benn"; 1985 "Robert Walser".
Ma è molto significativo anche che in questi anni trovino audience in Italia importanti autori della DDR come Christa Wolf e Stephan Heym. Nel settore del teatro la rappresentazione di cabaret con Ingrid Caven (1983), i Gastspiele des Bochumer Schauspielhauses ("Hermannsschlacht" di Kleist con la regia di Klaus Peymann) e nel 1984 un Gastspiel der Berliner Schaubühne con l'"Orestea" di Eschilo con sceneggiatura di Peter Stein. E ancora nella stagione 1986-87 una grande retrospettiva sul giovane film tedesco.
I Goethe-Institut delle varie città riprendono in parte nelle proprie sedi le iniziative romane, in parte creano autonomamente altre manifestazioni. Così ad esempio nel 1984 la sede di Napoli accanto ad una retrospettiva su Fassbinder offre la realizzazione teatrale del "Titanic" di H.M. Enzensberger. La sede di Palermo organizza il congresso "Pirandello und Deutschland", mentre quella di Genova insiste sulla tematica dell'ambiente con "Die Anfänge der ökologischen Bewegung in Deutschland" [Gli inizi del movimento ecologico in Germania] e "Durch Umweltschutz zu neuem Wirtschaftswunder?" [Attraverso la tutela dell'ambiente verso un nuovo miracolo economico?]. La sede di Torino organizza un convegno su "Rechtsradikalismus in Europa" [Radicalismo di destra in Europa] e un seminario "Das Ende der Arbeitsteilung. Rationalisierung der industriellen Produktion" [La fine della divisione del lavoro. Razionalizzazione della produzione industriale], senza dimenticare altre dimensioni artistiche come la partecipazione al Festival del cinema delle donne di Torino con la presenza di Margarethe von Trotta.
Uno dei segni della integrazione tra i Goethe-Institut e il contesto socio-politico italiano può considerarsi il fatto che, a partire dalla seconda metà degli anni Ottanta, i rapporti delle varie sedi contengono espliciti giudizi sulla situazione sociopolitica della città e del paese in cui si svolge la loro attività. Ecco alcuni esempi. Parlando della sua attività del 1986-87 l'Istituto romano afferma che in questo momento di crisi l`Italia "guarda molto alla RFT, che nella sua costituzione sociale rappresenta per molti una grandezza critica di riferimento, per altri addirittura un modello. La nostra attività di informazione culturale incontra quindi una grande ricettività, anche se talora ad essa si accompagna quasi un atteggiamento di pretesa. La capacità di assimilazione della cultura italiana ha trovato quest'anno una forte dimostrazione nel caso di Goethe. Il viaggio che esattamente 200 anni fa lo portò in Italia ha prodotto a livello nazionale manifestazioni commemorative di tutti i tipi, altrimenti riservate soltanto alle grandi figure del proprio mondo culturale."
Di tono ben diverso è invece il quadro sconsolato che la sede di Palermo dà dell'ambiente socioculturale in cui agisce: "Il clientelismo politico rende difficile una cooperazione bilaterale basata sulla partnership". Aggiunge che all'Istituto viene richiesto di "fornire conferenze, seminari e mostre su problemi concreti riguardanti la città, come la tutela dei beni culturali e dell'ambiente o l'informazione sull'arte tedesca del XX secolo". In ogni caso il risultato della "Sizilianische Woche" di Sindelfingen viene giudicato eccellente.

Nuove tematiche di scottante attualità: patria, elaborazione del passato e revisionismo
A metà degli anni Ottanta anche in Italia (come in Germania) si crea una nuova sensibilità verso i temi della patria e della identità nazionale, sino ad allora trattati con grande circospezione e scetticismo. Il Goethe-Institut di Torino si rivela particolarmente originale nell'interpretare con tempestività questa tematica (*3). Nel 1985 organizza un incontro tra autori italiani e tedeschi "Auf der Suche nach 'Heimat'. Nationalismus, Regionalismus und Identität in der zeitgenoessischen italienischen und deutschen Literatur" [Alla ricerca della 'patria'. Nazionalismo, regionalismo e identità nella letteratura contemporanea italiana e tedesca]. In sintonia con questi temi è il ciclo "Heimat im Neuen Deutschen Film" [La patria nel nuovo cinema tedesco] (24 film), seguito da un convegno tra storici e politologi tedeschi e italiani "Wieviel 'Heimat' braucht der Mensch? Nationalismus und Identität in Italien und Deutschland" [Di quanta patria ha bisogno l'uomo? Nazionalismo e identità in Italia e Germania], che anticipa argomenti e motivi che saranno al centro di numerosi dibattiti in Italia negli anni seguenti.
Le attività dell'Istituto torinese sono programmaticamente i "convegni e simposi interdisciplinari, cosiddetti 'cicli di incontri', che - possibilmente con programmi di collegamento e di contorno, vale a dire con la realizzazione parallela di mostre, presentazioni di film e video, rappresentazioni teatrali, workshop etc. - trattino tematiche di attualità di interesse generale e servano a mantenere vivo e promuovere uno scambio di opinioni aperto e costruttivo tra i due paesi".
Per il 1986 la parola-guida è "mito". Di conseguenza, le manifestazioni di spicco sono i colloqui-convegni intesi come "workshop di idee" tra scrittori, artisti e studiosi italiani e tedeschi su questioni comparative relative a letteratura e mito, arte e mito, società e mito. Questa linea prosegue nelle "Begegnungen '87" [Incontri '87] che vedono l'evento principale in "Welche Vergangenheit hat unsere Zukunft?" - ein Kolloquium zwischen italienischen und deutschen Zeithistorikern [Quale passato ha il nostro futuro? - un convegno tra studiosi di storia contemporanea italiani e tedeschi]. Ernst Nolte, Renzo De Felice, Wolfgang Mommsen, Karl Dietrich Bracher sono alcuni dei nomi più noti del gruppo di studiosi che hanno discusso faccia a faccia i temi del "revisionismo storico" - anticipando i termini di un dibattito che dura tuttora in Italia e in Germania. A tale proposito, accanto a molti altri giornali, la Frankfurter Rundschau scrive: "Il ciclo di manifestazioni sul rapporto tra storiografia e identità collettiva, tra fascismo, nazionalsocialismo e coscienza politico-culturale si pone in quella continuità, voluta dal direttore dell'Istituto, di uno scambio di idee italo-tedesco che trattando tematiche come nazionalismo e identità, patria e mito si muove su un piano di dialogo che propone nuove immagini e concezioni là dove le vecchie risultano ormai cristallizzate".
Altrettanto innovativo e anticipatore è l'"incontro" dedicato al problema "Armut in Europa" [Povertà in Europa], un simposio internazionale al quale prendono parte sociologi , politici e operatori sociali di Italia, Francia, Gran Bretagna e Repubblica federale.
Il punto culminante delle "Begegnungen '88" [Incontri '88] è un grande convegno a Torino delle sinistre italiana e tedesca (PSI, PCI, SPD) con la partecipazione di politici e parlamentari di primo piano che affronta il tema:" Il futuro della democrazia. Il futuro dei partiti politici". Il riconoscimento pubblico di cui sempre più godono i Goethe-Institut in Italia è dimostrato nel 1987 da due episodi. A Milano la mostra "Der Deutsche Widerstand" [La Resistenza tedesca] viene realizzata con il patrocinio del Presidente della Repubblica italiana e del Presidente federale. Il responsabile del Goethe-Institut di Milano annota che "il significato di questa mostra è accresciuto dal fatto che a Bologna è stata allestita in collaborazione con il Comune di Marzabotto, luogo di una delle più terribili stragi della seconda guerra mondiale. Il Goethe-Institut ha scelto di confrontarsi direttamente e senza mezzi termini con il passato tedesco e di accettare la sfida di una netta ed esplicita presa di posizione."
A Roma accade qualcosa di ancora più solenne. Lasciamo la parola al rapporto ufficiale del responsabile dell'Istituto. "Il programma delle manifestazioni dell'Istituto di cultura è iniziato in autunno alla grande. Il Presidente della Repubblica Cossiga ha inaugurato personalmente la mostra documentaria 'La Resistenza tedesca nel Terzo Reich' ed il ciclo di conferenze e di film ad essa collegato. Circa quattro settimane dopo la Presidente della Camera dei deputati Nilde Jotti ha presenziato come ospite d'onore ad un simposio di costituzionalisti italiani e tedeschi che verteva su uno scambio di esperienze relative a 40 anni di storia della Costituzione nei due paesi. Poco prima di Natale il ministro degli esteri Giulio Andreotti ha inaugurato insieme al ministro degli esteri tedesco Genscher la nuova sede del Goethe-Institut a Roma."
L'anno seguente 1988 il Goethe-Institut di Trieste ha una iniziativa molto originale: il congresso internazionale "Liebe und Adventure im Artusroman des Spätmittelalters" [Amore e avventura nel romanzo di Artù del tardo medioevo] cui partecipano i più noti studiosi di Artù. Una documentazione di immagini e musica realizzata ad hoc, un concerto con strumenti originali, una visita a Cividale, capitale longobarda, e un banchetto medievale nel salone dei cavalieri del castello Formentini ne formano l'adeguata quanto suggestiva cornice.
Nel 1989 nelle sedi di Napoli e Palermo con la collaborazione di altri centri culturali e dell'università si tengono congressi e seminari su "Frankfurter Schule heute" [La scuola di Francoforte oggi] oltre alle mostre "Grand Hotel Abgrund" e "Hauptstädte von früher - Berlin - Prag - Neapel. Zur Metapher der Hauptstadt" [Capitali del passato - Berlino - Praga - Napoli. La metafora della capitale].
Come bilancio di questi anni si può dire in termini generali ciò che il Direttore dell'Istituto romano scriveva nel suo rapporto guardando indietro al 1989: "Contrariamente a un diffuso luogo comune gli italiani non vengono educati solo attraverso buoni film, ma anche attraverso la filosofia, la sociologia e la storia contemporanea tedesche. Laddove la filosofia è sempre correlata anche ad una posizione politica, il suo messaggio interpretato come indicazione per l'agire politico-sociale. I favori del pubblico, in ogni caso, vanno in eguale misura a Martin Heidegger e Margarethe von Trotta.
A breve distanza seguono le tematiche della storia moderna e contemporanea, le questioni concernenti l'identità nazionale, comprese quelle relative all'elaborazione del passato. Le preferenze rispecchiano un misto di paura e ammirazione, che a livello emotivo, e non sempre completamente esplicito, segna il rapporto degli italiani con la cosiddetta questione tedesca. Se le tematiche centrali non si ordinassero secondo la domanda, bensì esclusivamente in base alle esigenze e agli interessi del paese ospitante, in cima alla classifica ci sarebbero le tematiche relative allo stato di diritto, all'economia e all'ecologia".

Gli anni Novanta
Gli anni Novanta lasciano un segno profondo in Germania e in Italia per motivi diversi. A titolo di esempio: "Unificazione" (per la Germania), "Tangentopoli" (per l'Italia) e quindi le fasi del processo di unificazione politica europea: Maastricht, Euro, Carta dei diritti fondamentali. In Germania la caduta del Muro, il processo di unificazione, l'emergere dei problemi specifici della ex-DDR e l'urgenza di accelerare il processo di unificazione nazionale in simbiosi con l'integrazione europea polarizzano interamente l'attenzione di tutti. Anche in Italia gli eventi tedeschi sono seguiti con molta attenzione e con grande ambivalenza.
I Goethe-Institut - da Trieste a Palermo - diventano nei primi anni Novanta il luogo naturale per valutare criticamente quanto sta accadendo in Germania e per discutere come ci si deve comportare verso la nuova "grande Germania" e che cosa si deve fare per una nuova Europa. Per ogni sede vale ciò che ha scritto l'allora Direttore del Goethe di Roma: "A tutte queste manifestazioni hanno partecipato in pari misura personalità e istituzioni italiane e tedesche, sicché una volta di più si è realizzato un dialogo autentico e critico, cioè l'unica premessa possibile per una costruttiva cooperazione bilaterale ma anche europea" (*4).
Nel 1991, su invito dei Goethe-Institut di Milano e Roma, un gruppo internazionale di costituzionalisti, politologi e politici discute nel centro incontri italo-tedesco di Villa Vigoni sul Lago di Como le prospettive di una federazione europea e redige un paper di tesi che viene inviato a importanti organi e istituzioni. Ancora, nel marzo 1993 il Goethe-Institut di Roma è uno degli organizzatori di un imponente convegno italo-tedesco "Dove va la Germania? Deutschland nach der Vereinigung - Wie geht es weiter?", altamente rappresentativo per la presenza di studiosi, pubblicisti e politici di entrambi i paesi.
La nuova problematica squisitamente politica non cancella naturalmente le iniziative di tipo tradizionale su autori classici della letteratura e della filosofia tedesca quali Thomas Mann, Benjamin, Kafka e Kant (o riflessioni più generali su "Il mito nella società moderna" o "Ordine e caos nella ricerca"), ma dà nuovo impulso alle manifestazioni e ai dibattiti storici. Così a Milano nel 1991 ha luogo un simposio pubblico sul "Neuer Nationalismus in Europa" [Nuovo nazionalismo in Europa], mentre un convegno specialistico è dedicato alla "Kollaboration mit Achsenmächten in Europa 1935-45" [Collaborazione con potenze dell'Asse in Europa 1935-45]. In questi anni tuttavia il successo maggiore presso il pubblico giovanile è riservato al ciclo "Heimat" di Edgar Reitz.
A partire dal 1992 una serie di eventi inattesi sconvolge profondamente la vita civile e politica in Italia: l'azione della magistratura (milanese innanzitutto) mette a nudo la corruzione politica (la cosiddetta "Tangentopoli") con l'effetto di paralizzare in poco tempo il sistema politico portando ad una profonda crisi i due partiti-guida del sistema, Democrazia cristiana e Partito socialista. Anche il Partito comunista italiano subisce un processo di trasformazione da cui uscirà ridimensionato e mutato (cambiando il nome e dando luogo a scissioni interne); al nord del paese si afferma il movimento potenzialmente separatista della Lega Nord.
In tempi rapidi si hanno cambiamenti e sostituzioni di ceto politico e di leadership, con una ricomposizione degli schieramenti politici che fa parlare di "seconda repubblica" e di "rivoluzione" italiana. Il termine è esagerato, ma per un certo tempo la turbolenza politica rende difficile l'organizzazione del lavoro culturale dei Goethe-Institut che non hanno più sicuri partner di collaborazione. Ecco che cosa scrive la sede di Milano: "In ambito culturale le conseguenze di anni di incertezza politica, con giunte che cambiavano ogni sei mesi e lunghi periodi di vuoto politico, si sentono appieno soltanto adesso, dal momento che non sono stati più decisi progetti a medio e lungo termine e di conseguenza non è stato possibile colmare un progressivo vuoto culturale neanche attraverso l'intervento di organizzatori e promotori privati." Anche la sede di Roma descrive una situazione politica instabile che "rende sempre più complicata la cooperazione con i ministeri: ciò vale per le trattative relative all'insegnamento del tedesco nelle scuole, ma anche il supporto di grandi mostre".
Quasi contemporaneamente dalla Germania giungono le notizie dei fenomeni di xenofobia che sollevano molte preoccupazioni. Ma - aggiunge il rapporto del Goethe-Institut romano - "l'Italia come paese mantiene una posizione pro-tedesca. Anche gli avvenimenti di Mölln, Rostock e Solingen - riportati a grandi titoli dai giornali - almeno per quanto riguarda le simpatie nei confronti del Goethe-Institut, non hanno ripercussioni. L'Istituto di Roma tiene conto della situazione politica per il fatto che grandi convegni sulla Germania dopo la riunificazione, sulle esperienze degli ebrei in Italia e in Germania riprendono tematiche importanti e scottanti che incontrano un grande interesse da parte italiana. Alla reciproca comprensione politica è rivolto anche il seminario europeo sul federalismo come base di un'Europa democratica - la democrazia come base di un'Europa federalista. Un contributo autocritico per la Germania è costituito dal film "Die Zweite Heimat" di Edgar Reitz, accolto per settimane da un numeroso pubblico romano con interesse e vivo apprezzamento."
In breve, anche questo periodo di crisi viene superato. Lo straordinario successo del film di Reitz ("un film-culto") in molte città italiane attira e trattiene molto pubblico giovanile italiano presso i Goethe-Institut in un momento difficile per l'immagine esterna della Germania. L'attività riprende ad ampio raggio. Nelle iniziative del 1994 la questione Europa è presente in un incontro di Villa Vigoni ("Europa nach Maastricht zwischen Wirtschaft und Waehrungsunion. Wo bleibt das Europa der Kulturen?" [L'Europa dopo Maastricht tra economia e unione monetaria. Dove rimane l'Europa delle culture?]); la storia ha un posto di rilievo con due manifestazioni (Milano e Genova: "Topographien des Terrors" [Topografie del terrore]; Trieste "Die Mauern der Geschichte. Historiker und Geschichtsschreibung von den Diktaturen zu den Demokratien 1945-90 [I muri della storia. Storici e storiografia dalle dittature alle democrazie 1945-90]"); la letteratura è presente in un convegno (Roma) sul tema "Zwischen Ordnung und Chaos" [Tra ordine e caos] e in un incontro (Napoli) dedicato a "Eindrücke und Erfahrungen ostdeutscher Schriftsteller vier Jahre nach der Öffnung zum Westen" [Impressioni ed esperienze di scrittori della Germania dell'Est quattro anni dopo l'apertura all'Ovest]; Genova e Torino affrontano la questione giovanile ("Jugend im Wertewandel der neunziger Jahre" [Gioventù nel cambiamento di valori degli anni Novanta]); Torino offre manifestazioni musicali con il suo ciclo "Wort & Klang" [Parola e suono]. Roma conferma il suo tradizionale interesse per la musica contemporanea. Retrospettive filmiche (A. Kluge), manifestazioni teatrali (P. Bausch, W. Worsythe) e mostre completano il quadro.
Nella seconda metà degli anni Novanta l'arco dell'attività dei Goethe-Institut si mantiene amplissimo. In questa ricchezza di temi, al di là della costante attenzione all'arte, alla musica e al teatro, si possono identificare alcune linee di continuità su temi di consolidato interesse tra Germania e Italia:
  1. il dibattito sulla storia tedesca e sulla storia comparata. Basti qui ricordare il Convegno internazionale del 1995 a Torino dedicato a "Resistenza, Résistance, Widerstand"; il Convegno del 1966 a Roma "Un passato che non passa? Germania e Italia tra memoria e prospettiva" con numerosi storici, politologi e politici; e ancora a Torino nel 1996 "Il giudice, lo storico, la politica. I processi del dopoguerra 1945-50. Nel 1997 anche la sede di Milano affronta il tema "Eine Vergangenheit, die vergeht? Deutschland und Italien zwischen Erinnerung und europäischer Zukunft" [Un passato che passa? Germania e Italia tra memoria e futuro europeo] con storici, giornalisti, sociologi, politici. Idealmente questa serie storica si conclude con la grande manifestazione organizzata nel 1999 in collaborazione con il Comune di Roma "Weimar, Roma, Berlino. La prima democrazia tedesca e il futuro europeo";
  2. il tema della modernizzazione, della democratizzazione, dei diritti e quindi della Costituzione. Anche qui basti qualche esempio: la serie di iniziative della sede di Torino tra il 1996 e il 1998 dedicate a "Conflitti culturali e democrazia", "Democrazia e telecrazia. Il populismo e le sue immagini", "La formazione della classe dirigente. Prospettiva comparata a livello europeo", "Il costituzionalismo fra diritti umani e diritti delle minoranze". La sede di Roma chiude idealmente la serie con un convegno internazionale nel dicembre 1998 dedicato alla società liberaldemocratica e le sue prospettive (con la partecipazione di studiosi come Habermas, Touraine, Giner);
  3. il tema "Europa" è sempre presente direttamente o indirettamente nelle manifestazioni segnalate sopra; ma non mancano iniziative ad hoc come quella di Genova "Auf dem Weg zu einem europäischen Jugendrecht" [Verso un diritto minorile europeo] e il convegno di Torino "Was bedeutet eigentlich 'Europäische Staatsbürgerschaft'?" [Che cosa significa 'cittadinanza europea'?] del 1997. Culmine ideale di queste manifestazioni è il seminario internazionale di Torino del 2000 dedicato a "Un percorso costituente per l'Europa? La Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea" con la partecipazione di eminenti costituzionalisti tedeschi, francesi e italiani;
  4. infine, nell'impossibilità di segnalare tutte le manifestazioni artistiche dei Goethe-Institut degli anni Novanta, ne ricordiamo qui soltanto un paio: a Milano "Bauhaus" con spettacolo teatrale (W. Kandinsky "Violett"), concerti (Hindemith, Krenek, Strawinsky, Weill), cicli di film documentari e simposi. A Roma: "Marlene Dietrich", retrospettive di film e mostre. E ancora retrospettive su R.W. Fassbinder e Herbert Achternbusch. Per quanto riguarda il teatro: festival del teatro per bambini e giovani "Lo stregagatto" (Roma).


Quali prospettive?
In occasione di recenti restrizioni finanziarie per i Goethe-Institut in Italia, la pronta e generosa reazione di alcune città e delle loro amministrazioni hanno dimostrato quanto essi siano radicati nel tessuto locale. Lo stesso ministro degli esteri Joschka Fischer nel suo discorso berlinese del 4 luglio 2000 dedicato a "Il futuro della politica culturale all'estero" ha riconosciuto: "In Italia mi sono reso conto di quanta iniziativa autonoma sia stata attivata dai comuni interessati al fine di evitare la chiusura di istituti per motivi di bilancio e conservare il tanto apprezzato approccio alla cultura tedesca. Per questo motivo dovremmo sentirci onorati".
Non c'è dubbio tuttavia che, accanto alla questione materiale del finanziamento, sia all'ordine del giorno una ridefinizione dei compiti dei Goethe-Institut in Italia. Essa nasce - secondo il paradosso enunciato all'inizio di queste considerazioni - dall'aver condotto a termine con successo la loro missione originaria di apertura, approfondimento e consolidamento dei rapporti culturali tra Germania e Italia. Ora questi rapporti attendono un rilancio anche con formule diverse da quelle tradizionali - un rilancio che integri più strettamente il bilateralismo italo-tedesco in una dimensione europea.
Parlare di "successo" dei Goethe-Institut non vuol dire naturalmente che essi siano riusciti ad abbattere i tradizionali pregiudizi o anche solo i luoghi comuni tra tedeschi e italiani, registrati ancora nel convegno romano (ricordato all'inizio). Troppo spesso infatti la pubblicistica giornalistica nei due paesi preferisce ribadire i luoghi comuni, ama giocare con grandi categorie come "germanizzazione" o "italianizzazione", "modello Germania" o "modello Italia", nella politica, nella morale pubblica o nell`economia, con semplificazioni esagerate che ignorano le crescenti convergenze e le potenziali integrazioni reciproche (*5).
La stampa non sembra cogliere - salvo poche eccezioni - le grandi trasformazioni che sono intervenute negli ultimi anni in Germania e in Italia per cui i due paesi sono diventati assai più simili di quanto non fossero alcuni decenni fa, anche per l'affinità dei problemi che devono affrontare. Talvolta si ha l'impressione che non ci sia convergenza tra l'opinione espressa sui giornali e l'opinione effettivamente condivisa da singoli e gruppi di cittadini. C'è un certo squilibrio qualitativo e quantitativo tra la domanda di conoscenza da parte dei cittadini e l'offerta di informazione giornalistica da parte dei mezzi di comunicazione. Va aggiunto che per un'analisi più attenta di questo fenomeno si dovrebbe smettere di parlare semplicisticamente e genericamente di "italiani" versus "tedeschi"; occorre invece introdurre distinzioni tra singoli ceti sociali, settori e ambienti di popolazione, diversi per cultura, età, competenze professionali ecc. e verificare quale conoscenza e immagine effettiva essi hanno reciprocamente. Su questa base andrebbe re-impostato un nuovo lavoro culturale.
Non è questa la sede per valutare se e come tutto ciò sia un compito dei Goethe-Institut o rientri nella rivisitazione dei loro compiti attuali. In ogni caso è un problema che interessa tutte le nazioni e culture europee che devono risolutamente integrare i loro rapporti bilaterali in una prospettiva europea comune. È un problema che non riguarda solo le immagini reciproche tra i popoli, le loro culture e memorie storiche ma investe i grandi concetti e le grandi visioni con cui si ragiona politicamente per costruire l'Europa. "Con l'accoglienza di nuovi membri l'Ue sta per compiere un salto di qualità che attualmente si esprime nell'avvio di un dibattito sulla costituzione europea - un grande tema per una politica culturale europea"- ha detto il ministro degli esteri tedesco Joschka Fischer nella sua relazione sul "Futuro della politica culturale all'estero" (citato sopra). Ha aggiunto: "Vorrei incoraggiare anche i Goethe-Institut a riprendere in maniera offensiva la sfida intraeuropea di un simile discorso".
È un'ottima raccomandazione.

Note:
*1) Italien-Deutschland. Die Kraft der Klischees [Italia-Germania. La forza dei cliché] è il titolo che la "Zeitschrift für KulturAustausch", (anno 50, 2/2000, pp. 20-67) ha dato agli interventi del convegno tenuto il 10-11 febbraio nella sede di Roma: Germania e Italia: una relazione particolare. Cultura, economia e politica: due paesi di fronte alle sfide del prossimo millennio tra ammirazione reciproca e ostinato pregiudizio. In questo contesto è interessante leggere come i Goethe-Institut italiani presentano se stessi: "Con la loro attività i Goethe-Institut in Italia vogliono approfondire la reciproca comprensione tra Italia e Germania, eliminare i pregiudizi e aumentare la percezione di questioni culturali e sociali nel contesto dell'unificazione europea. Al centro di tali attività vi sono incontri tra italiani e tedeschi, lo sviluppo di un network di moltiplicatori di entrambi i paesi, la mediazione di contatti specialistici e informazioni culturali, nonché l'organizzazione di progetti culturali e artistici".

*2) L'istituto torinese risale al 1954, quello romano al 1955.

*3) La felice stagione torinese di questi anni si rispecchia anche nel modo in cui l'Istituto percepisce se stesso in un rapporto della sua attività nel 1989: "Piazza San Carlo (sede dell'Istituto) è la zona più prestigiosa di Torino. Situato in un edificio storico, con vista sul famoso monumento equestre di Emanuele Filiberto, il Goethe-Institut di Torino ha una sede che ne fa un punto d'incontro ideale. Quello che caratterizza la situazione attuale è un interessante connubio di raffinatezza ereditata dalla storia e crescita difficile, di apertura al mondo e charme. Ne fanno parte la famosa università con intellettuali di spicco, il salone del libro, cinema, teatro, mostre (Lingotto, Rivoli), importanti festival culturali (jazz a Ivrea, teatro a Chieri, Festival cinema giovani), così come un'importante editoria (Einaudi), una stampa rinomata (La Stampa), la Sindone e il Museo egizio, conosciuti in tutto il mondo."

*4) Così Michael Marschall von Bieberstein a Beate Dombrowsky, autrice del saggio Nationale Imagepflege oder authentische Kulturarbeit? Strukturen und Ergebnisse auswärtiger Kulturpolitik unter besonderer Berücksichtigung der Arbeit des Goethe-Instituts in Rom [Cura dell`immagine nazionale o autentico lavoro culturale? Strutture e risultati della politica culturale all`estero con particolare riguardo al lavoro del Goethe-Institut di Roma], tesi di laurea, Università di Hildesheim, agosto 1995.

*5) "La pianificazione tedesca, l'organizzazione e la precisione della ricerca scientifica industriale, nonché la sua esperienza e forte presenza nel mondo dovrebbero venir abbinate con l'intelligenza e l'abilità italiane, la capacità d'innovazione e la flessibilità degli italiani. A quel punto forse riusciremmo a recuperare il terreno perduto in alcuni campi" - così scrive Giuseppe Vita, amministratore delegato della Schering AG di Berlino, al convegno romano citato.
di Gian Enrico Rusconi
tratto da: Murnau - Manila - Minsk, 50 Jahre Goethe-Institut, C.H. Beck, München 2001

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