Dipendenza dal computer – Quando i bambini si rifugiano nelle realtà virtuali

Bambini e ragazzi trascorrono sempre più tempo al computer. Molti di loro hanno già superato la soglia della dipendenza. Lo psicologo Wolfgang Bergmann spiega in questa intervista come si manifesta la dipendenza da computer e quali giochi hanno un’alta probabilità di provocarla.
Signor Bergmann, quando si parla di dipendenza da computer?
La dipendenza da computer si manifesta con segnali simili a quella dall’acool: ci si rende conto di esserne stati colpiti solo quando si smette di bere e subentrano disturbi psicologici e fisici. L’instaurarsi della dipendenza è subdolo e varia da persona a persona. Ci sono però quattro o cinque sintomi che dovrebbero allarmare i genitori.
Quali sono questi sintomi?
Se un bambino solitamente tranquillo e timido durante la cena comincia a far agitare le gambe, ingoia velocemente il cibo e vuole tornare il più presto possibile al suo computer, allora i genitori devono essere vigili e controllare quanto tempo il figlio trascorre davanti al monitor.
Il secondo campanello d’allarme è il gioco notturno. Se i genitori notano che il figlio non esce più di casa, che non si rende nemmeno bene conto se fuori piove o c’è il sole, allora è meglio dare un’occhiata la notte verso le due nella camera del bambino. Probabilmente lo troveranno davanti al monitor, completamente assorbito da un gioco. Al mattino, verso le quattro, dovrebbero dare un’altra occhiata: se il bambino è nuovamente davanti al computer, questo rappresenta già un campanello d’allarme molto serio.
Il gioco eccessivo e notturno sono i primi sintomi di una probabile dipendenza da computer. Quali altri segnali ci sono?
Se il bambino è membro di qualche associazione sportiva o similare, spesso i sintomi citati si accompagnano alla perdita di interesse per queste attività. Un elementare segnale d’allarme è anche quando gli amici vengono più raramente fino a scomparire del tutto. Si ha l’impressione che il bambino non abbia più amici e che questo sembra non preoccuparlo.
A questo punto sembra che il bambino sia già scivolato nella dipendenza.
Si, e qui ci avviciniamo all’ultima fase, che si rivela ad esempio nella trascuratezza personale. Se prima il bambino voleva avere i vestiti più alla moda, adesso tutto ciò gli è assolutamente indifferente. Il bambino non si cambia più d’abito, talvolta puzza come una capra. E adesso arriviamo all’ultimo segnale. Prima o poi arriveranno le comunicazioni dalla scuola: o si tratta di un drastico calo nel rendimento – si tratta solitamente di bambini ultradotati che non hanno mai avuto problemi scolastici – o il bambino non va addirittura più a scuola. Se questi ultimi punti si sommano i genitori non possono più fare niente e devono ricorrere all’aiuto di uno specialista.
Ci sono bambini o ragazzi particolarmente esposti a questo pericolo?
La dipendenza da computer colpisce per oltre il 90% ragazzi, tutti con determinate caratteristiche: sono persone tranquille, riservate. Generalmente si tratta di giovani ultradotati, che provengono per la maggior parte da famiglie benestanti, quindi ragazzi viziati, spesso con un forte legame con la madre. Il rapporto madre-figlio diventa conflittuale, poiché il giovane non ammette che la realtà non si cura di lui come la madre lo ha abituato. Inizia quindi a mostrare atteggiamenti depressivi o dfensivo-aggressivi, poi si rifugia in queste realtà virtuali. Questa è un po’ l’analisi della dinamica comportamentale.
Quali giochi possono dare potenzialmente dipendenza?
Come spesso succede, i pareri degli esperti sono contrastanti. Io sostengo l’opinione che questa forma di dipendenza sia cresciuta in modo così abnorme da quando esistono i giochi di ruolo online. Sono giochi che richiedono una vera e propria immedesimazione, devono essere risolte situazioni complesse. Soprattutto i giocatori diventano membri di un gruppo. Nascono delle amicizie e si comunica con questi amici. Il carattere comunicativo di questi giochi è ciò che mancava ai giochi precedenti: è attraverso la comunicazione che nasce una profonda analogia con la realtà.
Che tipo di giochi sono esattamente? Rientra in questa categoria anche “Second Life”? Questo gioco di ruolo online ha anche un aspetto che crea dipendenza?
In questo caso sarei prudente. Second Life, almeno per il momento, è un gioco molto tranquillo e noioso. E’ piuttosto uno stare in Internet. I tre giochi più famosi, di cui stiamo parlando, sono World of Warcraft, appena uscito, Il Signore degli Anelli e Ages of Empires. Tra questi, World of Warcraft è di gran lunga il leader del mercato.
Cosa sono questi giochi e cos’hanno di particolare?
Tutti questi giochi hanno in comune il fatto di essere molto coinvolgenti. Il giocatore si imbatte in molti quests, ovvero in compiti che devono essere risolti mettendo alla prova la propria intelligenza. Bisogna risolvere un numero stabilito di quests e il risultato dipende dal ruolo scelto che viene valutato e completato in base alle difficoltà superate. Se si supera un certo numero di quests si viene invitati a far parte di una cosiddetta community, una cerchia di amici. Esistono molte di queste community, che si attivano in spedizione belliche, partecipando a grandi battaglie o altre cose simili.
Considerando la dipendenza da computer, i cosiddetti giochi di guerra possono essere considerati innocui?
Anche i giochi di guerra hanno molti seguaci, però non rendono dipendenti. Iniziano quando accendo il computer e finiscono quando lo spengo. Al contrario giochi come World of Warcraft o Ages of Empires continuano anche a computer spento. Io posso anche uscire dal gioco ma so che i miei amici lo stanno continuando. E quando domani sarò a scuola e mi annoierò a morte so che proprio al centro della terra, nel nucleo infuocato, i miei amici sono impegnati nelle più spettacolari e violente battaglie.
Vede un collegamento tra questi giochi online e la violenza giovanile?
No. Non c’entra niente. Questa è un’invenzione dei media e una scusa per i politici, troppo lenti per cercare di capire l’origine di questa violenza giovanile.
La messa al bando dei giochi violenti al computer può servire a contrastare la criminalità giovanile?
Assurdo. Ci sono molti giochi davvero terribili che spaccano il cervello e se una società li vieta non ho niente in contrario. Ma poi si pone già la domanda successiva: chi deve avere il controllo su questo divieto?
L’aumento della violenza giovanile non ha quindi nulla a che fare con i giochi violenti al computer?
L’aumento della violenza giovanile è un tema molto complesso e ha certamente qualcosa a che fare con la nostra cultura mediata dalle nuove tecnologie. Ma non con questa semplice causalità: i giochi mostrano ciò che poi i bambini copiano, esercitano e imitano nella realtà. Non funziona così.
Cosa possono fare i genitori con un bambino dipendente dal computer?
Non possono fare altro che rivolgersi a un terapeuta molto bravo, anche nella conoscenza dei giochi. Non si può sapere se potrà essere davvero d’aiuto. In generale, la dipendenza è poco curabile e questa in modo particolare.
Perchè no?
La dipendenza da computer ha un nesso con il rifiuto della depressione. Con questa sensazione: io sono un dio, sono qualcosa di speciale. Però la realtà mi fa capire che non lo sono affatto. E io fuggo dalla realtà. Questo non significa altro che la mia difesa dal crollo della mia autopercezione. Mi difendo da una profonda delusione che non riesco a elaborare, in sostanza dal pericolo di cadere in depressione. Questo è il grande problema dei terapeuti. Il giovane si difende con le unghie e con i denti dall’attacco alla sua autoidolatria, o anche dal fatto di venirne distolto poiché teme di cadere in depressione. Strutturalmente è una condizione identica all’anoressia. Anche le ragazze hanno questa visione distorta del proprio corpo, ovvero io sottraggo il corpo alla vista competitiva e giudicatrice dell’altro. Il mio corpo viene, per così dire, elevato sopra le leggi della pura fisicità. Le ragazze anoressiche non vogliono morire. Vogliono essere perfette in modo irraggiungibile. In questo senso siamo di fronte a un sintomo culturale che nei ragazzi si manifesta con l’iperattivismo e la dipendenza da computer ed è strutturalmente uguale all’anoressia nelle ragazze.
La dipendenza da computer rappresenta un problema così grande come la dipendenza dall’alcool o dalle droghe?
Facciamo delle ipotesi. Stimiamo che ci siano dai 400.000 ai 600.00 giovani dipendenti, ma la mia convinzione personale è che il numero sia molto superiore.
| Wolfgang Bergmann è in Germania uno dei più famosi psicologi infantili e per la famiglia. E’ membro del Consiglio degli Esperti della rivista Familie & Co. E del Consiglio Internazionale degli Esperti del Centro Scientifico di Vienna per il progetto Art & Sciences. Wolfgang Bergmann, insieme al neurologo Gerald Hüther, ha appena pubblicato: Computersüchtig. Kinder im Sog der modernen Medien, Patmos 2006 |
Traduzione: Giusi Emari Donzelli, Clara Sibilla
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Aprile 2007










