Arte urbana

Alla ricerca, con Mischa Kuball

Kuball (Ausschnitt)
Mischa Kuball (nato nel 1959 a Düsseldorf) vive a Düsseldorf e dal 2005 è titolare della cattedra di arte mediatica presso l'Università di arte e progettazione figurativa di Karlsruhe. Nel 1980 ha iniziato a occuparsi - con incisioni e collage su cartone - delle strutture architettoniche e spaziali.

Da tempo ha smesso di lavorare con strutture portanti solide e si è rivolto ad un materiale fenomenale, che supera senza fatica grandi spazi, è visibile da grandi distanze ed è dunque perfetto per essere utilizzato come mezzo di comunicazione pubblico: la luce.
Per avvicinarsi a lui ed al suo mezzo espressivo, questo articolo si concentra particolarmente sui lavori dal carattere temporaneo.

Megasegni, Düsseldorf, 1990

Mannesmann non è mai stato così bello. Il palazzo che ospita gli uffici della società per azioni di Düsseldorf, alto 23 piani, brillava, visibile anche da molto lontano, nella notte metropolitana, mandando segnali semiotici. La facciata, che di giorno ricopre come una pelle composta di infiniti quadrati - le finestre - l'edificio rettangolare, di notte veniva segmentata da fasci di luce luminosissimi e brillanti, orizzontali e verticali, che seguivano un loro proprio ritmo visuale. Sorprendentemente semplice la tecnica impiegata: per sei settimane, in determinati uffici e corridoi del grattacielo, la luce rimaneva accesa. Le finestre illuminate venivano a formare i Megasegni - questo il titolo del progetto del 1990, che ormai fa parte del passato, come lo stesso Mannesmann. Nel 2000 il complesso industriale, subito dopo aver festeggiato l'anno di affari migliore dalla sua fondazione, perse la spettacolare battaglia per l'acquisizione contro l'impresa di telecomunicazioni britannica Vodafone.

Megazeichen
Il fatto che i Megasegni, per un breve periodo, abbiano avuto il potere di trasformare un oggetto di interesse economico in qualcosa di diverso, la dice lunga sull'arte di Mischa Kuball. Come altri artisti della sua generazione, Kuball sottrae la sua arte alla musealizzazione. Una parte essenziale dei suoi progetti ha carattere temporaneo e viene a integrarsi con la vita pubblica. Il suo potenziale è insito nel confronto pubblico, sociale, politico, etico, queste le parole di Peter Weibel nel suo saggio su Kuball . L'arte di Mischa Kuball non nasce a partire dalla materia solida, ma dalla luce – luce come arte. Nella sua essenza un mezzo prodotto dalla tecnica, che si diffonde nello spazio sia come onda elettromagnetica sia come corrente composta da particelle, alla stessa velocità delle onde visive. Tutto ciò che nel mondo è visibile è dunque legato alla luce. L'artista lavora con queste proprietà fisiche della luce, così come lavora con la notte urbana nelle strade e nelle piazze pubbliche, con le ombre e il buio degli spazi interni, per rendere visibili, attraverso l'illuminazione delle relazioni, delle associazioni tra le cose.

Greenlight, Montevideo, 1999

Un punto luminoso sopra l'ingresso di una casa può indicare la presenza dei suoi abitanti. La luce brilla per loro. Nella Calle Democracia, a Montevideo, Kuball ha installato delle semplici lampade verdi usate nei cantieri sopra il telaio della porta delle case abbandonate e chiuse di questa lunga arteria stradale. Il quartiere nel quale si trova, il Barrio Reus, era considerato nel secolo scorso un centro dell'emigrazione ebraica. La fila di luci verdi dispiegava solo al tramonto il suo effetto irrazionale davanti alle facciate in rovina – di fronte al pericolo di ricadere nell'oblio della storia.

Leerstand, Lipsia, 1994

Light Bridge
Un fascio di luce può superare la distanza spaziale tra un lato della strada e l'altro. A Lipsia, Kuball ha installato due riflettori girevoli in una casa abitata, che di notte proiettano la loro luce nella casa di fronte, disabitata. I coni di luce abbagliante rendevano visibile l'assenza di vita. Nel periodo che è seguito alla fine della DDR, un simbolo per i cambiamenti in corso, non solo dietro le facciate dei palazzi. A Lipsia, gli appartamenti vuoti e da restaurare divennero oggetto di speculazione, e a molti dei nuovi proprietari non portarono profitti, ma la rovina.

L'idea di mettere la luce in relazione con un processo di essere-coscienti o di presa-di-coscienza non è nuova, e riconduce piuttosto ai fondamenti del nostro pensiero – e della fede – occidentale. Già a partire dalla filosofia antica la luce viene considerata come metafora per il fenomeno cognitivo della percezione e della conoscenza spirituale. Con l'epoca dell'illuminismo (il nome – in italiano e in inglese – "Enlightenment", è sintomatico) il significato attribuito a questi processi del pensiero cresce costantemente.

Zwei Abendräume für Köln (Due spazi serali per Colonia), 2006 (Progetto cooperativo a St. Peter e St. Cäcilien / Museo Schnütgen)

L'idea di mettere in relazione la luce che si manifesta provenendo dalla notte e dall'oscurità con i fenomeni metafisici della fede - fino ad arrivare alla manifestazione epifanica - è radicata nella religione occidentale fin dalla nascita di Cristo. Opere architettoniche come la Hagia Sophia o Chartres sono state create seguendo questa concezione, che comunque è evidente anche nell'architettura di tutte le altre chiese medievali. L'abside, il semicerchio che racchiude l'altare, era considerato il luogo più sacro, per i cristiani del medioevo un luogo concretissimo della presenza di Dio. Per questo motivo, questa parte della chiesa era il più luminoso, quello che aveva il numero maggiore di finestre.

Copertina
Kuball ha installato nella chiesa gotica di St. Peter (costruita a partire dal 1513), davanti all'abside a piano terra e sul matroneo, quattro proiettori per diapositive che ruotano insieme e uno contro l'altro. I singolari raggi di luce verticali e orizzontali dei proiettori "tastavano" e sondavano lo spazio, incontrandosi per brevi attimi e formando così un grande punto d'intersezione a forma di croce. In questo modo, Kuball ha trasformato il luogo di fede in una "localizzazione", in una ricerca della fede. Nel silenzio della chiesa la luce meccanica, un prodotto della scienza e della tecnica, veniva ad assumere una funzione di ricerca. Neppure dopo l'illuminismo è stato possibile dare una risposta razionale a tutte le questioni fondamentali dell'essere. Anche se l'uomo moderno, illuminato, mette in dubbio l'immagine del mondo propria della fede o addirittura la nega, continua ancora a cercare un modo di incontrare Dio.

Mischa Kuball: ...in progress. Projekte 1980-2007. Hrsg. Florian Matzner. Hatje Cantz Verlag, 2007; Deutsch/Englisch, ISBN 978-3-7757-1926-1

Susanne Nusser
è giornalista specializzata nel settore dell'arte e curatrice del magazine online "nachrichtenkunst"

Copyright: Goethe-Institut, redazione online
Traduzione: Paola-Ludovika Coriando

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Novembre 2007

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