Lukas Bärfuss

Die sexuellen Neurosen unserer Eltern (Le nevrosi sessuali dei nostri genitori)

La giovane Dora è vissuta per anni in uno stato di semi-incoscienza, sotto l'influsso dei tranquillanti che le venivano somministrati dal medico e dai genitori. Lo scopo era proteggere lei e chi la circondava dalla sua diversità psichica, che si esprimeva soprattutto in sfoghi emotivi violenti e incontrollabili, e consentirle così una vita "normale": può perfino lavorare come aiutante in un negozio di frutta e verdura, dove è stata assunta da un principale generoso. Un giorno, per desiderio della madre, la cura viene sospesa: la madre vuole conoscere la vera personalità di sua figlia. Dora si risveglia dalla sua sottomissione artificialmente indotta e sviluppa un'enorme fame di vita, impone la sua volontà e, soprattutto, scopre la propria sessualità. E lo fa in una misura che supera di gran lunga le idee degli adulti riguardo a come dovrebbe viverla. Così Dora si concede a un rappresentante di profumi di passaggio, che abusa di lei e la violenta. I genitori sono sconvolti, ma a Dora questo appare come un tentativo riuscito di affrancamento dal suo ambiente iperprotetto. I moniti e i consigli del medico, dei genitori e del principale non la toccano più, non si impone più alcun freno, con le sue idee ingenue espresse senza tabù colpisce nei punti sensibili il mondo degli adulti all'apparenza tollerante e, nel frattempo, gusta fino in fondo la sua gioia di vivere. Non la perderà nemmeno alla fine, quando i genitori, in un gesto di ambiguità morale e nella convinzione di dover intervenire in modo "eticamente responsabile" nella vita di Dora, la fanno abortire e sterilizzare contro la sua volontà.

Giudizi critici

Lukas Bärfuss descrive la situazione di Dora in scene essenziali e sobrie, la cui laconica arguzia svela quanto impegno vi è stato profuso. Non si concede disquisizioni sulla materia sociologica bollente che si potrebbe trarre da una storia come questa. Non prende posizione, non prende le parti di nessuno: osserva e mostra. Certo, lo sguardo con cui osserva è quello maligno dell'autore satirico sulle persone che si trovano nei pasticci - in altre parole, le sue scene prendono sempre la via più diretta per colpire dove fa male - ma non lancia accuse. Non c'è posto per discorsi altisonanti che girano intorno alle cose, e in questo riserbo sta la forza della pièce. E in Dora, naturalmente. Non ne fa un'eroina né una santa, soprattutto non ne fa una povera vittima. Non le si para davanti nell'atteggiamento di chi ne sa di più: la osserva a distanza, quasi con timidezza. È preciso sui dettagli del suo comportamento, ma non la sopraffà con onniscienza autoriale. Così il mistero della sua semplicità, che è anche quello della sua indistruttibilità, resta non svelato. E va bene così. Non solo va bene, è bello."
(Dorothee Hammerstein, programma dei Mülheimer Theatertage 2003)

Dati tecnici

Prima 13.02.2003, Teatro di Basilea
Regia Barbara Frey
Prima per la Germania 22.11.2003, Thalia Theater, Amburgo e Staatstheater, Stoccarda
Regia Jorinde Dröse / Charlotte Koppenhöfer
Compagnia 3 donne, 4 uomini, requisiti di scena variabili
Diritti Hartmann und Stauffacher, Verlag für Bühne, Film, Funk und Fernsehen
Bismarckstrasse 36, D-50672 Köln
Tel.: 0221-485386, Fax: 0221-515402 info@hsverlag.com
Traduzioni Biblioteca teatrale