Nati dopo l'89
I giovani salveranno l’Europa?

Matteo Tacconi interviewt in Dresden zwei junge Frauen
Matteo Tacconi interviewt in Dresden zwei junge Frauen | © Goethe-Institut Italien / Foto: Ignacio María Coccia

I giovani salveranno l’Europa? È la domanda a cui cerca di rispondere Matteo Tacconi, giornalista, freelance “per scelta”, esperto di Europa centro-orientale e Balcani, nel corso dell’incontro ospitato dal Goethe-Institut sul tema dell’approccio dei giovani alle elezioni europee del maggio prossimo.

Von Giovanni Giusti

L’incontro fa parte di un progetto più ampio che coinvolge Tacconi e il fotografo Ignacio Maria Coccia, e che sfocerà in una mostra fotografica prevista ai primi di novembre.

“Ci muoviamo sulle orme di un altro progetto che con Ignacio realizzammo già cinque anni fa, in occasione dei venticinque anni della caduta del Muro di Berlino, quando raccontammo un viaggio fatto lungo la linea della vecchia ‘Cortina di ferro’, da nord a sud, da Lubecca in Germania a Trieste in Italia”, spiega Tacconi, “oggi, a trent’anni dalla caduta, abbiamo voluto riproporre un viaggio simile, ma partendo da un’ottica diversa, quella dei giovani”.

Il nuovo progetto mette infatti al centro le aspettative, le emozioni e le speranze delle giovani generazioni rispetto all’Europa e all’essere europei, interpellando, e fotografando, i ragazzi nati dopo il 1989, in quattro città molto diverse tra loro, Dresda e Bonn in Germania, Bari e Trieste in Italia. “Ragazzi che sicuramente hanno un’altra prospettiva di Europa di chi all’epoca era adulto o magari solo adolescente”, prosegue Tacconi.

Dresda, Bonn, Trieste, Bari, quattro città per niente scontate

La scelta delle quattro città è stata molto accurata e sicuramente non scontata. Dresda è una città della ex Germania Orientale, che pur non avendo il fascino di Lipsia, è stata inserita nel progetto proprio perché ancora abbastanza chiusa e praticamente senza immigrazione. Al contrario Bonn, la ex capitale, è invece una città cosmopolita e ricca di immigrati, anche dal periodo precedente all’unificazione, è poco dispersiva, non è troppo piccola né troppo grande. Trieste, che si affaccia su tre mondi, quello italiano, quello slavo e quello mitteleuropeo, è stata scelta proprio per questo suo essere una sorta di unicum in Italia e in Europa. Mentre da Bari si voleva un punto di vista ‘da sud’, con un occhio particolare alle comunità greche e albanesi presenti in città, perché, come sottolinea Tacconi “le latitudini e le longitudini contano”, e danno prospettive diverse ai problemi.

Philip, Judith e gli altri

Tra i giovani incontrati dal giornalista Matteo Tacconi c’è anche Joshua, un giornalista di Bonn che ha vissuto tre mesi senza usare plastica Foto: Ignacio Maria Coccia
Philip, Judith e molti altri. Sullo schermo del Goethe-Institut passano le fotografie dei giovani intervistati da Tacconi. Torchiati, addirittura, dice lui. Il giovane architetto e la concertista di Dresda, la ballerina che fa la spola tra Trieste e la Slovenia, il giornalista di Bonn che ha vissuto tre mesi senza usare plastica, e lo ha raccontato sul suo giornale.

“Se i ragazzi pensano all’Europa, vuol dire che l’Europa esiste” conclude Tacconi, parafrasando Sant’Agostino. “L’europeismo tra i giovani esiste ma va coltivato, soprattutto andando a votare. I ragazzi vanno ascoltati e stimolati, ma hanno bisogno di una nuova idea di Europa, che non è quella, spesso giornalisticamente indotta, della burocrazia e della tecnocrazia. Soprattutto qui in Italia, dove sembrano meno consapevoli del ruolo dell’Unione, forse anche a causa della precarietà della situazione economica nel nostro Paese”.

Quindi, sì, i giovani molto probabilmente potranno salvare l’Europa, ma dovranno impegnarsi molto.

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