Berlinale 2022
Una Berlinale più che mai al femminile
Gli Orsi sono stati assegnati e ben sei su otto sono andati ad altrettante registe. Anche in questo, la Berlinale 2022 dà il buon esempio.
Di Ula Brunner
La decisione della giuria, mercoledì sera, è arrivata piuttosto a sorpresa: non era tra i super favoriti all’Orso d’oro il dramma catalano Alcarràs di Carla Simón, storia comunque ricca di atmosfera sulla Catalogna rurale e certamente degna vincitrice, per i colori caldi ed espressivi con i quali la regista ha saputo illustrare il venir meno del modo di guadagnarsi da vivere della famiglia Solé, che da generazioni gestisce una piantagione di peschi su un terreno in affitto, destinato ad essere soppiantato a breve termine da una distesa di pannelli solari. Girato con attori non professionisti della cittadina di Alcarràs, il film accompagna i singoli membri della famiglia durante l’ultima estate nella piantagione, che per loro non rappresenta soltanto un luogo di lavoro, ma anche il nucleo attorno al quale hanno costruito la loro vita.
“Alcarràs” di Carla Simón, sezione Concorso, Berlinale 2022 | Foto (dettaglio): © LluisTudela
Il fatto che la giuria, guidata dal regista statunitense M. Night Shyamalan, abbia scelto Alcarràs come miglior film può dipendere anche dalla leggerezza con la quale la regista Simón è riuscita a raccontare conflitti familiari e sociali, tanto più che il dramma, nonostante qualche lungaggine, soddisfa anche l’ambizione della Berlinale di essere il più politico dei grandi festival. I Solé rappresentano quella fase di cambiamento strutturale che sta vivendo la Spagna rurale, nella quale l’abbattimento dei prezzi nel settore agrario non permette più il sostentamento delle aziende agricole, soprattutto delle più piccole.
Orsi d’argento per “Rabiye Kurnaz vs. George W. Bush”
Due premi sono andati alla Germania e più precisamente a Rabiye Kurnaz vs. George W. Bush di Andreas Dresen: per la migliore interpretazione come protagonista è stata premiata Meltem Kaptan, presentatrice e attrice comica turco-tedesca che incarna con coinvolgente energia la madre del prigioniero di Guantanamo Murat Kurnaz.
“Rabiye Kurnaz vs. George W. Bush“ di Andreas Dresen | Foto (dettaglio): © Andreas Hoefer / Pandora Film
Il film, un piacevole appello alla democrazia, e ha giustamente ottenuto un ulteriore riconoscimento: l’Orso d’argento per la sceneggiatura di Laila Stieler.
Sei Orsi su otto premiano una donna
Tra i 18 film in Concorso da 17 Paesi di produzione, sette portano una firma femminile e, con un totale di sei premi su otto, sono state le donne le vincitrici della serata al Berlinale Palast, che ha ospitato la cerimonia di premiazione. Un buon segno, considerando che la Berlinale è espressamente impegnata a favore della parità di genere nel mondo del cinema.Il premio per la migliore regia è andato alla nota cineasta francese Claire Denis per l’intenso dramma relazionale Avec amour et acharnement (Both Sides of the Blade), con una grande Juliette Binoche e Vincent Lindon come protagonisti.
È una storia invece completamente diversa quella di Robe of Gems di Natalia López Gallardo, che con mezzi sottili e immagini forti racconta la crudeltà dei cartelli della droga in Messico, senza tuttavia ostentarne la brutalità. Per quest’eccezionale debutto cinematografico, la regista messicano-boliviana è stata premiata con l’Orso d’argento della giuria.
"Robe of Gems" di Natalia López Gallardo, sezione Concorso, Berlinale 2022 | Foto: © Visit Films
Conclude la serie femminile dei riconoscimenti Laura Basuki, vincitrice dell’Orso d’argento per la migliore interpretazione come attrice non protagonista, la macellaia Ino in Nana di Kamila Andini.
Ospiti ricorrenti
Anche quest’anno il Concorso ha visto la partecipazione di molti nomi familiari, come quello di Rithy Panh, regista cambogiano premiato per l’alto valore artistico del film d’essai distopico Everything Will Be OK, o del regista sudcoreano Hong Sangsoo, alla terza presenza consecutiva con The Novelist’s Film (Gran Premio della Giuria), una storia su incontri casuali tratteggiata con leggerezza, come dimostra spesso di saper fare Hong, semplicemente osservando la vita.È un peccato che film meravigliosi come La Ligne, straziante psicogramma di una famiglia disfunzionale di Ursula Meier, o Return to Dust di Li Ruijun siano rimasti a mani vuote. Come Alcarràs, anche se in maniera molta diversa, la pellicola cinese porta in scena lo smantellamento di modi di vivere tradizionali, raccontando la storia di una donna con una leggera disabilità fisica che, insieme al marito, si è adattata alla tranquillità della vita a due in un contesto di duro lavoro in campagna e rifiuta, almeno inizialmente, di trasferirsi in un complesso di case popolari della zona.
L’onnipresenza della pandemia
Drammi, forme documentaristiche, osservazioni: nella seconda edizione segnata dalla pandemia, il Concorso della Berlinale tenta nuovamente di cogliere l’eterogeneità del cinema con un’attenta combinazione di stili cinematografici. Dal punto di vista tematico, molti dei lavori presentati ruotano attorno al desiderio d’amore, al significato della famiglia, alla scoperta di sé da parte di donne e a sconvolgimenti emotivi e sociali. Un solido programma, insomma. Pressoché assenti, però, capolavori ermetici e controversi come quelli solitamente presentati ai grandi festival di Cannes e Venezia.A differenza della satira Bad Luck Banging or Loony Porn di Radu Jude, vincitrice dell’Orso d’oro 2021, nessun film del Concorso ha trattato direttamente il tema della pandemia, tanto più presente invece tra pubblico e nell’area del festival: tranquillità assoluta in tutta la zona di Potsdamer Platz, solitamente animatissimo cuore pulsante della Berlinale, niente folla davanti ai cinema, niente code alle biglietterie.
Mariette Rissenbeek, Carlo Chatrian e l’équipe di “Peter von Kant” all’inaugurazione della 72a edizione della Berlinale | Foto (dettaglio) : ©Alexander Janetzko, Berlinale 2022
Anche la passerella sul red carpet si è svolta in tono decisamente più modesto e, probabilmente per la predominanza della Francia al Concorso, sono state le star francesi a conferire un tocco di glamour internazionale: Juliette Binoche, Charlotte Gainsbourg, brillante madre single in Les passagers de la nuit di Mikhaël Hers, e François Ozon, che ha aperto il festival con l’omaggio a Fassbinder Peter von Kant. Peccato che proprio Isabelle Huppert, gran dama del cinema francese e internazionale, non abbia potuto ritirare di persona l’Orso d’oro alla carriera per positività al coronavirus.Il progetto portato avanti da Mariette Rissenbeek e Carlo Chatrian per realizzare, contro ogni aspettativa, un festival in presenza regolamentato da rigide misure igienico-sanitarie, sembra aver funzionato, almeno in parte: nonostante il programma ridotto, la premiazione anticipata e tutte le limitazioni per la prevenzione del Covid, la direzione del festival ha dichiarato di aver riscontrato “vivo interesse” da parte del pubblico e degli esperti”. Il chiaro messaggio è che la cultura è viva e vegeta, malgrado la pandemia. Resta da vedere se basterà a mantenere la Berlinale al rango di uno dei festival più importanti del mondo.