“Ma Suo marito che dice del Suo lavoro?”, si è sentita chiedere Margarethe von Trotta. Ed è solo una delle tante domande che ha dovuto ingoiare prima di diventare una regista, attrice e sceneggiatrice apprezzatissima e pluripremiata. Oggi, a più di ottant’anni, non pensa neanche lontanamente a farsi da parte.
Di Romy König
Quando le è stata conferita la Croce al Merito della Repubblica Federale di Germania, l’hanno chiamata “Frauenregisseurin”, [regista (donna) delle donne], una definizione che le ha fatto alzare gli occhi al cielo e che ancora non le va giù.
È pur vero che Margarethe von Trotta – attrice, regista e sceneggiatrice – porta straordinariamente spesso l’attenzione su personalità femminili forti, come Rosa Luxemburg, Hildegard von Bingen o Hannah Arendt, ma il suo focus riguarda soprattutto le biografie, le relazioni, le motivazioni, la storia contemporanea, non di rado anche le questioni politiche.
Il privato è politico, il politico è privato
Nei suoi film, il privato si intreccia in maniera inedita con il politico, afferma il suo biografo Thilo Wydra. Ne è un esempio magistrale il film Anni di piombo sul rapporto tra le sorelle Gudrun e Christiane Ensslin, per il quale nel 1981 è stata la prima donna a ricevere il Leone d’Oro alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Nel film su Rosa Luxemburg, von Trotta si dedica non solo al materiale storico-politico, ma soprattutto al personaggio in sé.
La regista, che ha superato gli ottant’anni e vanta ben 25 regie, partecipa alla Berlinale con il suo ultimo film Ingeborg Bachmann – Journey into the Desert (2023), dedicato alla scrittrice austriaca, alle sue pubblicazioni e alla storia d’amore che l’ha legata allo scrittore Max Frisch.
Affermarsi in un cinema dominato dagli uomini
Margarethe von Trotta non ha avuto vita facile nel mondo del cinema: il primo marito, lettore editoriale, non voleva che lavorasse come regista e non vedeva di buon occhio neanche la sua attività di attrice; il secondo, il regista già affermato Volker Schlöndorff, la appoggiò, ma non accettò di aggiungerne il nome sulla locandina del lavoro che avevano realizzato insieme, L’onore perduto di Katharina Blum. Il debutto come regista a pieno titolo, Il secondo risveglio di Christa Klages, fu possibile solo perché Schlöndorff, a sua insaputa, assicurò i responsabili dell’emittente televisiva che sarebbe intervenuto lui se la moglie non fosse riuscita a portarlo a termine.
Pluripremiata
Pur non avendo mai frequentato una scuola di cinema, von Trotta ha ricevuto numerosi altri premi cinematografici. “Giro film per sopravvivere”, ha rivelato una volta al suo biografo, che afferma di non riuscire neanche a immaginarla senza una macchina da presa.
-
Foto (particolare): © picture alliance/United Archives/IFTN
Alcuni temi non perdono la loro forza esplosiva nemmeno a distanza di decenni: L’onore perduto di Katharina Blum (1975), adattamento cinematografico del classico letterario di Heinrich Böll co-diretto da Margarethe von Trotta accanto a Volker Schlöndorff, descrive le pratiche distruttive della stampa scandalistica ispirandosi al dibattito sul terrorismo degli anni Settanta.
-
Foto (particolare): © picture alliance/United Archives/kpa
Il primo film da regista di Margarethe von Trotta, Il secondo risveglio di Christa Klages, esce nel 1978 e narra le vicende di una maestra d’asilo che fa irruzione in una banca per salvare la sua scuola e prende in ostaggio un’impiegata, ma il colpo fallisce. Filmdienst commentava così questa pellicola incentrata sull’avvicinamento di due donne, la rapinatrice e l’impiegata di banca: “Un film che fa riflettere su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, sulle norme sociali e sul dibattito sull’emancipazione degli anni ’70”.
-
Foto (particolare): © picture alliance/United Archives/kpa Publicity
Il successo internazionale di Margarethe von Trotta arriva qualche anno dopo con Anni di piombo (1981), film sulla vita delle sorelle Ensslin, due donne impegnate nel movimento del 1968, una come giornalista e intellettuale, l’altra nell’opposizione armata: nel 1970, infatti, Gudrun Ensslin è una cofondatrice della RAF, la Banda Baader-Meinhof, fazione estremista di sinistra che in Germania commetterà oltre 30 omicidi.
-
Foto (particolare): © picture alliance/United Archives/kpa Publicity
Originariamente era prevista la regia di Rainer Werner Fassbinder, ma la sua prematura scomparsa fa ricadere la scelta su Margarethe von Trotta. Con Rosa L., film del 1986 su Rosa Luxemburg, pensatrice rivoluzionaria assassinata a Berlino nel 1919, la regista ha voluto “rendere la donna nel suo complesso”.
-
Foto (particolare): © picture alliance/United Archives/Publicity Still
La storia de La promessa (1994) si svolge nel contesto storico della divisione in due della Germania: una coppia dell’Est viene separata durante la fuga all’Ovest. Le vite dei due protagonisti prendono strade diverse: lei nella Repubblica Federale, lui nella DDR, riusciranno a malapena a vedersi, fino alla caduta del Muro.
-
Foto (particolare): © WDR/Véronique Kolber
Nel 2013, con Hannah Arendt, Margarethe von Trotta si dedica nuovamente al ritratto di una donna, raccontando la storia di una pensatrice e giornalista molto criticata in vita per aver seguito e raccontato il processo all’alto funzionario nazista e comandante delle SS Adolf Eichmann parlando della “banalità del male” e scatenando così un’accesa polemica sull’Olocausto. Nel film, la regista integra registrazioni originali del processo contro Eichmann.
-
Foto (particolare): © Wolfgang Ennenbach
“Dall’essere umano ci si può ragionevolmente attendere che accetti la verità”, si legge nel comunicato stampa su Ingeborg Bachmann – Journey into the Desert, film in uscita nel 2023 del quale Margarethe von Trotta firma sia la sceneggiatura, sia la regia. Un’osservazione che potrebbe essere il filo conduttore della vita della scrittrice Ingeborg Bachmann, sempre provocatoria nelle sue letture. La pellicola ne narra la vita, le pubblicazioni e la storia d’amore con lo scrittore Max Frisch.
Commenti
Commenta