Uno sguardo al passato, tra amore e rabbia - Berlinale, 73a edizione | 16–26/2/2023 - Goethe-Institut Italia

Accesso rapido:

Vai direttamente al contenuto (alt 1) Vai direttamente al primo livello di navigazione (alt 2)

Berlinale 2023
Uno sguardo al passato, tra amore e rabbia

„Sonne und Beton“(Sun and concrete), 2023. Regie: David Wnendt
Foto (Detail): © Constantin Film Verleih

Le pellicole tedesche propongono immagini del passato molto eterogenee, spaziando dall’infanzia fragile agli amori burrascosi, passando dal mondo giovanile in contesti sociali difficili.

Di Philipp Bühler

Anni Settanta, Ottanta, Novanta e il meglio di oggi. Suona quasi come un jingle da quattro soldi alla radio, ma è l’arco temporale che copre la Berlinale portandoci in viaggio di decennio in decennio, e non solo con i film tedeschi in programma. È bellissimo quello di Sonja Heiss per la sezione “Generation”, intitolato When Will It Be Again Like It Never Was Before (Wann wird es endlich wieder so, wie es nie war) – tra l’altro anche un titolo da Berlinale azzeccato e sempre appropriato – un coming of age che si apre negli anni Settanta della Germania Ovest. Non è da tutti crescere in un manicomio, come capita a Josse, figlio di un medico, e com’è capitato a Joachim Meyerhoff, attore pluripremiato, regista e autore del bestseller al quale si ispira il film. Per il piccolo protagonista è quella la norma ed è tenero il suo modo di vedere i malati di mente. Per motivi diversi, però, il suo mondo a un certo punto si sgretola e Josse sperimenta il dolore, il primo amore e la perdita, ossia tutto ciò che crescere porta con sé.

È uno sguardo sognante al passato quello di Emily Atef con Someday We’ll Tell Each Other Everything (Irgendwann werden wir uns alles erzählen), dramma romantico in concorso ambientato nell’estate del 1990, la prima della Germania riunita. Il riferimento alla situazione storica è marginale, ma nelle immagini luminose che evoca Atef nell’idillio rurale della Germania dell’Est si percepisce quanto meno l’alba della nuova era e sono notevoli non tanto i dialoghi, forse un tantino stereotipati, o i commenti sul contesto dell’epoca (“ora regna il denaro, il marco tedesco!”), quanto piuttosto alcune scene di sesso tra la diciottenne Maria e Henner, che ha il doppio dei suoi anni. La brama del proibito, la voglia di giocare con il controllo e la sottomissione erodono i tabù.

Non hai nessuna possibilità…

È l‘opposto della nostalgia il sentimento che genera Sun and Concrete (Sonne und Beton, per Berlinale Special) di David Wnendt, trasposizione del bestseller autobiografico dello stand-up comedian, podcaster e romanziere di successo Felix Lobrecht. Questa ricerca sul mondo giovanile del grande quartiere berlinese di Gropiusstadt, già reso famoso da Christiane F. – Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino nel 1981, è inizialmente di grande brutalità, anche nel linguaggio, così come nella totale mancanza di speranza, eppure esprime anche un’inspiegabile, affascinante poesia. Il salto di Wnendt nel 2003, la fase socialmente più dura del periodo post-riunificazione, era forse troppo poco artificiale per la Berlinale. È un film che non si può paragonare a classici come La Haine (1995) o Trainspotting (1996), ma il dramma crudo e allo stesso tempo sensibile di Lukas, Julius, Gino e Sanchez avrebbe meritato grandissima attenzione, perché a livello internazionale rappresenta senz’altro ciò che questi ragazzi non hanno nel film, ossia una possibilità. Resta da vedere se le altre pellicole in concorso riusciranno a trasmettere un’energia tanto convincente come quella che sprigiona il lavoro di Wnendt.

Top