Finale del Festival con sorprese - Berlinale, 73a edizione | 16–26/2/2023 - Goethe-Institut Italia

Accesso rapido:

Vai direttamente al contenuto (alt 1) Vai direttamente al primo livello di navigazione (alt 2)

Berlinale 2023
Al Festival finale con sorprese

Sofía Otero in “20.000 Species of Bees”. Regia: Estibaliz Urresola Solaguren
Sofía Otero in “20.000 Species of Bees”. Regia: Estibaliz Urresola Solaguren | Foto (dettagli): © Gariza Films, Inicia Films

Il ritorno del pubblico, Steven Spielberg che balla e l’Orso d’Oro che va a un documentario francese: cos’altro è successo alla Berlinale?

Di Ula Brunner

Pochi si aspettavano l’Orso d’Oro all’unico documentario in concorso, a quanto pare nemmeno il regista stesso. “Are you crazy or what?” (“Siete pazzi o cosa?”) è stata la reazione di Nicolas Philibert all’annuncio del premio.

Il suo documentario On the Adamant è dedicato alla vita quotidiana in una clinica psichiatrica diurna, ospitata in una casa galleggiante sulle rive della Senna. Per diversi mesi il 72enne documentarista francese (Essere e avere, 2002) ha seguito i pazienti, che nel documentario parlano apertamente delle loro paure e dei loro desideri. Un “film magistralmente realizzato”, così Kristen Stewart, presidente della giuria, ha definito On the Adamant durante il gala di chiusura.
“On the Adamant”. Regia: Nicolas Philibert “On the Adamant”. Regia: Nicolas Philibert | Foto (dettaglio): © TS Production / Longride

Solido artigianato

Alla vigilia della cerimonia di premiazione, tuttavia, il film non era considerato il favorito. Per l’Orso d’oro e l’Orso d’argento hanno concorso 19 film provenienti da 19 Paesi, tra cui molti film d’autore, ma anche thriller e melodrammi. C’era persino un anime (Suzume). Sia dal punto di vista tematico che formale, il programma del concorso era vario, ma dal punto di vista artistico si muoveva per lo più nella media. Il cinema innovativo e di tendenza si trovava in realtà in altre sezioni. Era possibile individuare un’opera di grande fascino in questo concorso qualitativamente solido? Alla fine per l’assegnazione dei premi, la giuria composta da sette membri e presieduta dalla star statunitense Kristen Stewart, si è concentrata principalmente su registi affermati.

Storie familiari

Il premio per la regia è andato al connazionale di Philibert, Philippe Garrel (Il sale delle lacrime, 2020) per The Plough. Il suo film racconta la storia di una famiglia di burattinai in crisi esistenziale, e il regista l’ha interpretato con tre dei suoi stessi figli. Una storia nella storia, che sarebbe potuta essere originale se non fosse stata raccontata in modo così ponderato. Francine Bergé, Louis Garrel, Aurelién Recoing in “The Plough”. Regia: Philippe Garrel Francine Bergé, Louis Garrel, Aurelién Recoing in “The Plough”. Regia: Philippe Garrel | Foto (dettaglio): © Benjamin Baltimore / 2022 Rectangle Productions - Close Up Films - Arte France Cinéma - RTS Radio Télévision Suisse - Tournon Films Non è l’unico film in concorso che ruota attorno ai meandri dei rapporti familiari: il portoghese Joao Canijo ha vinto il premio della giuria con Bad Living Canijo fa incontrare cinque ereditiere di un hotel in conflitto tra loro: il risultato è un psicodramma, tenuto insieme dalla forza delle attrici. La particolarità sta nel fatto che il regista portoghese ha messo in scena la sua storia in due film: Bad Living la racconta dal punto di vista della famiglia del proprietario dell’hotel, Living Bad, proiettato nella sezione Encounters, dal punto di vista degli ospiti.

Tre argenti per il cinema tedesco

Tre dei cinque contributi tedeschi al concorso hanno portato a casa un Orso d’argento. L’habitué della Berlinale Christian Petzold ha ricevuto il Gran Premio della Giuria per la sua tragicommedia meravigliosamente leggera Afire, un riconoscimento atteso da tempo per il regista berlinese d’eccezione. Il film è la seconda parte della sua trilogia romantica, dopo Undine. Un amore per sempre, e anche qui Paula Beer ha un ruolo da protagonista.
“Afire“, 2023. Regia: Christian Petzold “Afire“, 2023. Regia: Christian Petzold | Foto (dettaglio): © Christian Schulz / Schramm Film Angela Schanelec ha ricevuto l’Orso d’argento per la migliore sceneggiatura per Music, libero adattamento del mito di Edipo. L’austriaca Thea Ehre è stata premiata come migliore attrice non protagonista. Nel thriller Till the End of the Night di Christoph Hochhäusler, Ehre interpreta una donna trans che indaga sull’ambiente della droga insieme a un poliziotto. Ehre offre una notevole performance artistica ed è la protagonista principale del film insieme a Timocin Ziegler, avrebbe quindi anche meritato un Orso d’argento per il ruolo di protagonista.

La più giovane vincitrice dell’Orso

La giuria, però, ha assegnato questo trofeo a Sofía Otero. Nel coming of age spagnolo 20.000 Species of Bees, la novenne incarna in modo credibile una bambina alla ricerca della sua identità di genere. Anche il suggestivo e sensibile esordio della regista basca Estibaliz Urresola Solaguren sarebbe stato un candidato convincente per l’Orso d’oro.
Sofia Otero in “20.000 Species of Bees”. Regia: Estibaliz Urresola Solaguren Sofia Otero in “20.000 Species of Bees”. Regia: Estibaliz Urresola Solaguren | Foto (dettaglio): © Gariza Films, Inicia Films Ora la piccola star del film, Sofía Otero, è diventata la più giovane vincitrice della Berlinale di sempre. L’argento per lo straordinario contributo artistico è andato a Hélène Louvart, direttrice della fotografia del film in concorso Disco Boy, con protagonista da Franz Rogowski.

Così tanti cantieri

È stata la quarta Berlinale sotto la guida di Mariette Rissenbeek e Carlos Chatrian, e, come ricordato più volte, la loro prima senza l’ombra della pandemia. Eppure nonostante il cinema in presenza e senza mascherine, la fruizione del festival non è rimasta inalterata: il Berlinale Palast, il tradizionale centro del festival, si è trovato nel mezzo di un cantiere, i percorsi per raggiungere le sale erano bloccati da recinzioni e barriere. I cinema della Berlinale erano sparsi in vari quartieri, quindi chi voleva vedere molto doveva anche viaggiare molto avanti e indietro. E sfortunatamente, la città non ha facilitato gli spostamenti dei fan del festival: per la S-Bahn c’era un servizio sostitutivo, la U-Bahn funzionava a intervalli irregolari.

Politica e celebrità

Ma questo non ha spaventato il pubblico, gli organizzatori hanno riferito un elevato volume di vendite. Ciò è stato probabilmente dovuto anche al fatto che la direzione del festival si è affidata in modo insolitamente massiccio alle celebrità: Anne Hathaway è venuta al film d’apertura, Steven Spielberg ha fatto un piccolo balletto alla cerimonia di consegna dell’Orso d’Oro onorario, Sean Penn ha presentato il suo documentario sull’Ucraina Superpower e la presidente della giuria Kristen Stewart, a soli 32 anni, è stata per dieci giorni il volto della Berlinale.
Sean Penn e Volodymyr Zelensky in “Superpower”. Regia: Sean Penn e Aaron Kaufman Sean Penn e Volodymyr Zelensky in “Superpower”. Regia: Sean Penn e Aaron Kaufman | Foto (dettaglio): © 2022. THE PEOPLE’S SERVANT, LLC. ALL RIGHTS RESERVED Allo stesso tempo, il festival è rimasto fedele alla sua pretesa politica: fin dall’inizio, la guerra di aggressione russa contro l’Ucraina e le proteste in Iran sono state al centro di numerosi film ed eventi. Ciò che molti ricorderanno come un avvenimento è la standing ovation durante il videomessaggio del presidente ucraino Volodymyr Zelensky al gala di apertura.

Con il loro sapiente mix di programma d’autore, missione politica e schieramento di star, molto è stato fatto bene da Mariette Rissenbeek e Carlo Chatrian: come ogni grande festival, la Berlinale non si misura solo dai suoi film.

Top