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Recensione | “Rosebush Pruning“
Una famiglia disfunzionale

Foto di gruppo dei protagonisti del film “Rosebush Pruning“ Elle Fanning, Jamie Bell, Riley Keough, Callum Turner, Tracy Letts, Lukas Gage  con il regista Karim Aïnouz.
Elle Fanning, Jamie Bell, Riley Keough, Callum Turner, Tracy Letts, Lukas Gage in “Rosebush Pruning“. Regia: Karim Aïnouz | Foto (dettaglio): © Felix Dickinson

«I cespugli di rose sono come le famiglie: entrambi vanno potati», si sente affermare in questo film su legami di sangue, traumi e guarigione. Significa forse che per raggiungere la libertà personale occorre tagliare i ponti con i familiari?

Di Sofia Kleftaki

In una lussuosa villa spagnola, Jack, Ed, Anna e Robert abitano insieme al padre cieco. Statunitensi, vivono isolati dal mondo esterno ed essendo molto benestanti non hanno necessità di lavorare. Fortemente dipendenti l’uno dall’altro, si chiedono continuamente tra loro «Come sto?», «Ti piacciono i miei nuovi occhiali da sole?» e altre conferme riguardo al proprio aspetto esteriore.

Uno sguardo nell’abisso

Omicidio colposo, manipolazione, intrighi, bugie, incesto, terrorismo psicologico, patriarcato: Rosebush Pruning (2026), coproduzione italiana, tedesca, spagnola e britannica, non è un film per spettatori ipersensibili, perché affronta temi esistenziali come i valori personali e il proprio essere al di fuori del contesto familiare con scene anche molto forti.

Le disfunzionalità dei quattro fratelli emergono solo grazie alla presenza di una persona esterna al nucleo familiare.

Ogni famiglia ha delle regole comportamentali, un codice non scritto, delle priorità. Per i fratelli Jack, Ed, Anna e Robert contano molto denti bianchissimi e marchi di moda costosi come Bottega, Chanel, Miu Miu, Balenciaga o Cartier, ma conta anche trovare il vero amore. Jack (Jamie Bell), il fratello maggiore, sembra trovarlo quando incontra Martha (Elle Fanning), giovane studentessa, aspirante chitarrista concertista.

Il rapporto di Jack con la famiglia viene messo alla prova quando porta a casa a cena Martha, che vuole conoscerla, e deve barcamenarsi tra codice familiare e amore leale per la fidanzata, comprendendo subito di dover prendere una decisione.

Tragedia sanguinosa

La famiglia non si sceglie: come si suol dire, «il sangue non è acqua». Può bastare saperlo, per esporsi a traumi e a processi distruttivi? Un cespuglio di rose richiede la potatura per rimanere sano e vitale e poter crescere, ma anche per poter fiorire.

Il simbolismo del sangue è centrale in Rosebush Pruning: sangue come simbolo di morte, sangue mestruale come simbolo di giovinezza, sessualità e fertilità, sangue come simbolo di mortalità, vulnerabilità e lutto. La struttura della trama ricorda una tragedia greca.

La regia è del brasiliano Karim Aïnouz, la sceneggiatura porta la firma del greco Efthimis Filippou ed è ispirata a I pugni in tasca (1965) di Marco Bellocchio. Filippou è noto, tra l’altro, per il suo lavoro con Yorgos Lanthimos, regista di Dogtooth (2009), incentrato anch’esso su una famiglia isolata dal mondo esterno e guidata da un padre dominante.

In Rosebush Pruning, Aïnouz dipinge un quadro fin troppo chiaro di una famiglia ricca e disfunzionale e, con una satira esasperata, critica aspramente l’ordine patriarcale tradizionale. L’alternanza tra primi piani e vedute dall’alto e il passaggio da scene montate in rapidità a sequenze lunghe sottolineano il caos e il trauma represso.

Tagli dolorosi

Gli ultimi minuti del film sono pervasi dal suono malinconico del bouzouki e i personaggi vengono osservati da una prospettiva a volo d’uccello, sulle note di una nota canzone greca degli anni ’70, Epefte vathia siopi (Cadde un profondo silenzio), in cui Lefteris Papadopoulos canta di foglie gialle cadute e una ferita rossa che non si rimargina:

Una ferita rossa da qualche parte,
che non vuole guarire.
La piccola cappella
accanto alla sorgente.
E un silenzio giallo
nella nostra vecchia foresta.
Come potrei dimenticarti,
te, che la terra ha sepolto.


Tagliare fa male, ma a volte è una strategia di sopravvivenza. Quando è stata l’ultima volta che hai potato le rose?

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