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La “cintura verde”
Da striscia della morte a linfa vitale

Vista aerea della cintura verde al confine, che si snoda tra i campi coltivati al tramonto; sullo sfondo si nota un lago.
La cintura verde al confine tra lo Schleswig-Holstein e il Meclemburgo-Pomerania Anteriore | Foto © mauritius images / Markus Beck / imageBROKER

All’ombra dell’ex confine tra le due Germanie, la natura si è potuta sviluppare indisturbata per decenni. La “cintura verde" (Grünes Band), costituisce oggi una catena di aree protette dal valore biologico inestimabile e dall’impatto positivo per tutta l’Europa.

Di Caroline Ring

Tutto ebbe inizio a metà degli anni ’70, quando la Germania era divisa e il confine tra la Repubblica Federale Tedesca e la Repubblica Democratica Tedesca rigorosamente sorvegliato. Per 1.400 chilometri, tra la triplice frontiera e il Mar Baltico formava un corridoio, largo in alcuni punti duecento metri, e in altri solo cinquanta, chiamato anche “striscia della morte”, perché con muri, recinzioni, fossati, torrette e 50.000 soldati armati, la DDR cercava di impedire ai cittadini di fuggire dal proprio Paese. I tentativi di fuga fecero oltre 900 vittime.

Foto in bianco e nero del confine intertedesco nella zona del Monte Brocken. Si vedono una torretta, il muro di recinzione e un bosco.

Varco di passaggio e torretta di controllo nella zona del Monte Brocken, gennaio 1990. | Foto: picture alliance / ZB | Eberhard Klöppel

Dopo quasi 20 anni, su entrambi i lati del confine, ci si rese conto che nel tempo, in quella fascia abbandonata a sé stessa, si era sviluppata una biodiversità ormai quasi scomparsa altrove, con piante in via di estinzione e uccelli rari che proprio in quella striscia di confine avevano invece trovato rifugio.

La genesi della cintura verde

Uno degli osservatori era Kai Frobel, che dai dintorni di Coburg, nell’Alta Franconia, avvistò con il binocolo uccelli come lo stiaccino, l’averla maggiore, il caprimulgo e la tottavilla, oltre a udire in lontananza il gracidare delle raganelle e dei rospi calamita e a riconoscere arnica e fiori della famiglia delle orchidee. Frobel capì che questa zona dalla storia tragica si stava trasformando in un’oasi naturale.

Già in quel periodo, i naturalisti di entrambi i lati del confine comunicavano tra loro per posta, ma quando finalmente crollò il Muro e fu possibile viaggiare liberamente, Frobel e il suo collega Hubert Weiger organizzarono rapidamente un incontro, accogliendo circa 400 partecipanti provenienti sia dalla RDT, sia dalla RFT, che avevano a cuore la protezione di un patrimonio naturale prezioso, ma fino a poco tempo prima erano stati separati da un confine pressoché invalicabile. Al termine di quell’incontro, fu adottata una risoluzione per garantire che l’ex zona di confine diventasse la “spina dorsale ecologica dell’Europa centrale” e fu deciso di denominare il progetto “Grünes Band”, cintura verde.
Due uomini, Hubert Weiger e Kai Frobel, a sinistra e a destra di un palo di confine con i colori della bandiera tedesca; sullo sfondo si vede un bosco.

Hubert Weiger e Kai Frobel davanti a un palo di confine lungo la cintura verde. | Foto (Detail) © BUND e.V.

La lunga strada verso il successo

Oggi, a posteriori, la storia della cintura verde appare come un progetto dal successo annunciato: quale altro luogo in Germania potrebbe infatti vantare un periodo così lungo di incontaminazione da parte dell’uomo e di successiva tutela della natura? Oggi sono una riserva protetta due terzi dell’ex striscia di confine sono oggi protetti e l’87% della cintura verde è allo stato naturale. La fascia, della superficie complessiva di 177 km2, si snoda lungo nove stati federali e comprende 146 diversi tipi di biotopi, ospitando 5.000 specie di animali e piante, 1.200 delle quali in via di estinzione e per le quali, pertanto, l’area riveste particolare importanza.
Una cicogna nera, posata sul letto di un fiume

La cicogna nera, specie rara e rigorosamente protetta, richiede come habitat una pianura alluvionale naturale | Foto (dettaglio) © Dieter Damschen

Per ottenere questo risultato è stato necessario un notevole impegno: dopo il primo incontro, ci sono voluti quasi dieci anni prima che il “Grünes Band” venisse formalmente riconosciuto come progetto a sé stante. Per anni le associazioni ambientaliste, in primis la BUND, ’Associazione tedesca per la protezione della natura e dell’ambiente, tuttora responsabile del progetto, hanno effettuato rilevamenti cartografici per dimostrare alle autorità l’unicità ecologica dell’ex zona di confine. È stato necessario bonificare il terreno dalle mine e restituire ai legittimi proprietari i terreni che erano stati espropriati per diventare zona di confine. Ad oggi, circa il 30% della cintura verde è proprietà privata e i proprietari decidono autonomamente cosa fare di questi terreni. In realtà, quindi, la cintura verde è costituita da più cinture verdi, ma anche questa situazione costituisce un valore: le strette strisce protette formano una rete di biotopi, delle sorte di ponti per la natura, all’interno di una vasta area sfruttata a scopo agricolo.
Vista dall’alto della cintura verde che si snoda attraverso campi coltivati.

La cintura verde vista dall’alto | Foto (dettaglio) © Klaus Leidorf

Si è dovuto attendere l’inizio del nuovo millennio per vedere consolidata anche a livello politico la protezione della cintura verde. Nel 2018 i tratti in Turingia sono stati dichiarati monumento naturale nazionale, seguiti dalla Sassonia-Anhalt nel 2019, dal Brandeburgo nel 2022 e dall’Assia nel 2023. Uno status che offre a queste zone la tutela come riserva naturale.

“European Green Belt”: il biotopo potenzialmente più lungo del mondo

Nel frattempo, la cintura verde è diventata un modello per un progetto di protezione a livello europeo e l’iniziativa “European Green Belt” si impegna a favore di un’area protetta continua lungo l’ex cortina di ferro che avrebbe una lunghezza totale di circa 12.500 chilometri e interesserebbe 24 Paesi, dal confine russo-norvegese alle coste dei Paesi baltici, attraverso l’Europa centrale verso i Balcani, fino al Mar Mediterraneo e al Mar Nero. Con al centro la cintura verde, sarebbe il biotopo più lungo del mondo.

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