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Donne nelle amministrazioni locali
Fate politica, donne!

Una delle poche donne uscite vincitrici alle elezioni amministrative è la sindaca di Colonia Henriette Reker, raffigurata su un murales.
Una delle poche donne uscite vincitrici alle elezioni amministrative è la sindaca di Colonia Henriette Reker, raffigurata su un murales. | Foto (dettaglio): ©picture alliance/Geisler-Fotopress/Christoph Hardt

In Germania è scarsa la presenza politica femminile, tanto al Bundestag quanto a livello municipale. Analizziamone i motivi e le possibili soluzioni.

Di Romy König

Christiane Horsch è una rarità e lo stesso vale per Heike Ollech e Henriette Reker. Sono ancora pochissime, infatti, le donne che in Germania sono riuscite a scalare i vertici della politica locale e a ricoprire alte cariche nell’amministrazione comunale, se non addirittura il ruolo di prime cittadine come Reker. Nel 2020, secondo uno studio dell’EAF, Accademia europea per le donne in politica ed economia con sede a Berlino, in Germania solo il 9% dei sindaci è donna. Nelle grandi città la percentuale è ancora inferiore, l’8,2%, come indica la classifica in base al genere stilata dalla fondazione Heinrich Boll nel 2017.
 
“Più piccolo è il comune, più è alta la percentuale di donne”, affermano Kathrin Mahler Walther e Helga Lukoschat, autrici dello studio dell’EAF. In Germania orientale, la percentuale femminile è leggermente superiore, ma sta progressivamente diminuendo negli ultimi anni. Secondo le due esperte, si stanno allineando i livelli dei cosiddetti nuovi Länder a quelli più bassi dei vecchi Länder.
 
Risultati “preoccupanti” per Lukoschat, che sottolinea regolarmente questo dato insoddisfacente negli ambienti politico-economici, chiedendo un rafforzamento del ruolo delle donne, e non solo a livello locale, dove la rappresentanza femminile in politica si attesta a circa un quarto del totale, ma anche nel Bundestag: nel Parlamento eletto nel 2017, ad esempio, le donne non raggiungono il 31% dei deputati, il 7% in meno rispetto alla precedente legislatura, evidenziando quindi “non solo una stagnazione, ma addirittura una regressione”.

In politica si ostacolano le donne

A livello comunale, Christiane Horsch, sindaca dal 2012 dell’unione di comuni di Schweich nella zona della Mosella centrale, in Renania-Palatinato, ci sono varie ragioni per la penuria di donne che entrano in politica e una di queste è legata ai modelli tradizionali: “Proprio per le donne è ancora particolarmente difficile conciliare lavoro e famiglia”. Una carica onoraria comunale – che spesso, soprattutto nei comuni, è un trampolino di lancio per una carriera politica – richiede “una notevole ulteriore disponibilità di tempo”, condizione più rara per le donne, rispetto agli uomini.
 
Le ragioni per la scarsa rappresentanza femminile, però, potrebbero anche dipendere dal fatto che le donne vengono maggiormente ostacolate nella corsa verso una carica politica, fin dalle prime fasi. È quanto emerge dallo studio dell’EAF, che documenta le esperienze delle sindache intervistate, rilevando che circa la metà di loro ha dovuto affrontare una resistenza opposta alla propria candidatura, circostanza riferita solo dal 37% degli uomini. Poco meno di un terzo ha lamentato riserve di tipo sessista e il 13% ha addirittura subito molestie. Heike Ollech, sindaca di Gunningen, nel Baden del sud, ha affermato a una riunione di donne con incarichi politici nel Land che durante la campagna elettorale ha dovuto sentire frasi come “Non si può votare per una donnetta”. Kathrin Mahler-Walther, amministratrice delegata dell’EAF e co-autrice dello studio dell’EAF sulle donne in politica, riceve la Croce al merito Federale nel 2019 per l’impegno civico nella Germania orientale. Kathrin Mahler-Walther, amministratrice delegata dell’EAF e co-autrice dello studio dell’EAF sulle donne in politica, riceve la Croce al merito Federale nel 2019 per l’impegno civico nella Germania orientale. | Foto (dettaglio): ©picture alliance/dpa/Wolfgang Kumm

Più donne in politica con networking e leggi in favore della parità

È necessario quindi unire le forze per sostenersi a vicenda. Soprattutto nei Länder e nei comuni si sta facendo sempre più networking e stanno emergendo coalizioni che puntano sulle donne. Insieme ad altre colleghe, Christiane Horsch ha costituito una rete di dirigenti comunali donne, collegata all’Associazione delle amministrazioni locali della Renania-Palatinato, per incentivare le giovani a impegnarsi in politica e dare visibilità a donne da prendere a modello. “Contribuire alla vita di un comune è un compito avvincente e impegnativo”, afferma. “Dovremmo anche pubblicizzarlo con più energia, soprattutto tra le giovani”. Nel frattempo la sindaca di Colonia Henriette Reker si sta impegnando a favore della presenza femminile nella politica, portando avanti programmi di mentoring nell’amministrazione cittadina e incoraggiando le donne alla dirigenza con il progetto “Führen in Teilzeit” [letteralmente: dirigere in part-time].
 
Anche in Svevia le donne impegnate nella politica locale si sono costituite in una rete, denominata “BoRa”, che punta all’aumento della partecipazione femminile alla politica e recentemente ha girato un videoclip per segnalare la mancanza di parità nei parlamenti, chiedendo: “Metà del potere alle donne, ora!”.
 
Per le donne dell’Helene-Weber-Kolleg, iniziativa dell’EAF di Berlino co-fondata da Helga Lukoschat, questo è comunque il modo migliore, se non l’unico, per raggiungere l’equilibrio di genere in politica. Anche loro si adoperano per dare forza alle giovani politiche, organizzando seminari e training di competenze relazionali e mediali, avvisando tuttavia che “L’uguaglianza in politica è realizzabile solo mediante norme giuridiche vincolanti”.
 
C’è da dire, comunque, che alcuni Länder si sono recentemente mossi in questo senso, Brandeburgo e Turingia, per esempio, sono stati i primi ad approvare leggi sulla parità. La cosiddetta “Legge di Erfurt”, però, che avrebbe dovuto garantire un equilibrio tra uomini e donne nel parlamento del Land stabilendo delle quote per le liste elettorali, è stata dichiarata incostituzionale nell’estate del 2020, e la stessa sorte è toccata a ottobre all’iniziativa del Brandeburgo.
 
Anche il ricorso con richiesta di riconteggi presentato da dieci donne contro i risultati delle elezioni federali del 2017 e la distribuzione ineguale, per genere, dei seggi, è stato recentemente respinto dalla Corte costituzionale federale. Una delle motivazioni addotte è che per un parlamento non conta rispecchiare l’elettorato. La legale che sostiene la parte ricorrente, tuttavia, non si dà per vinta e non esclude di ricorrere nuovamente in appello dopo le prossime elezioni federali.

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