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La vita-teatro di Charlotte Salomon
Il riscatto nell’arte

“In questa casa visse Charlotte Salomon dalla sua nascita il 16 aprile 1917 al suo esilio dalla Germania nel 1939. Nel 1943 fu deportata ad Auschwitz. Non dimenticarla. Landesjugendring Berlin”
“In questa casa visse Charlotte Salomon dalla sua nascita il 16 aprile 1917 al suo esilio dalla Germania nel 1939. Nel 1943 fu deportata ad Auschwitz. Non dimenticarla. Landesjugendring Berlin” | © Goethe-Institut Italien | Foto: Giulia Mirandola

Ci sono delle buone ragioni per avvicinarsi a Charlotte Salomon, artista di origine ebraica nata a Berlino il 16 aprile 1917. Nel quartiere di Charlottenburg, in Wielandstrasse 15, una pietra di inciampo e una targa ricordano il suo esodo in Francia (1939) e la sua uccisione ad Auschwitz (1943). In esilio realizza più di settecentocinquanta dipinti che accorpa nel progetto “Vita? O teatro?”, l’opera d’arte attraverso la quale l’artista resiste alla tragedia del suo tempo e mette al mondo un altro mondo. Gli originali sono conservati in Olanda, allo Joods Historisc Museum di Amsterdam. Grazie alla loro riproduzione la vita-teatro di Charlotte vive e può essere letta come leggiamo un libro con immagini e parole. L’edizione tedesca è Taschen, quella italiana è Castelvecchi.

Di Giulia Mirandola

Nel mese di febbraio 2022 si è tenuta a Firenze una splendida conferenza dedicata a Charlotte e a Vita? O teatro?, organizzata dall’associazione culturale Idee Erranti. In questa occasione hanno preso la parola lo storico dell’arte Tomaso Montanari e la scrittrice Lilith Moscon, conosciuta soprattutto per i suoi libri per ragazzi editi in Italia e in Spagna. A quest’ultima abbiamo chiesto di presentarci la sua amica Charlotte e di festeggiare insieme il suo compleanno.

Da dove nasce la tua attenzione particolare verso questa autrice? Come ti sei avvicinata a lei?

Ho sentito per la prima volta il nome di Charlotte Salomon nel 2019, durante la fiera nazionale della piccola e media editoria “Più libri più liberi”, a Roma. La casa editrice Castelvecchi aveva pubblicato, quell’anno, l’edizione completa della sua opera Vita? O teatro? e aveva dedicato a questa uscita un incontro, in fiera, con ospite lo storico dell’arte Tomaso Montanari. È lì che ho conosciuto Charlotte Salomon, le sue gouaches e la sua vita cominciata a Berlino, il 16 aprile del 1917 e terminata ad Auschwitz – dove era arrivata a soli ventisei anni, incinta di pochi mesi – il 10 ottobre del 1943.

  • Collection Jewish Historical Museum, Amsterdam © Charlotte Salomon Foundation Charlotte Salomon® Per gentile concessione © Castelvecchi Editore / Lit Edizioni
    Collection Jewish Historical Museum, Amsterdam
  • Collection Jewish Historical Museum, Amsterdam © Charlotte Salomon Foundation Charlotte Salomon® Per gentile concessione © Castelvecchi Editore / Lit Edizioni
    Collection Jewish Historical Museum, Amsterdam
  • Collection Jewish Historical Museum, Amsterdam © Charlotte Salomon Foundation Charlotte Salomon® Per gentile concessione © Castelvecchi Editore / Lit Edizioni
    Collection Jewish Historical Museum, Amsterdam
Perché “Vita? O teatro?” è un’opera che sfugge alle classificazioni?

Perché è un’opera d’arte totale, che travalica molti generi. È un racconto biografico, sospeso tra realtà e finzione, che si snoda attraverso il colore, la scrittura, la musica. Carlo Levi, il primo in Italia a essersi occupato di Charlotte Salomon, le aveva dedicato queste parole: “Con la sua opera Charlotte Salomon ha reinventato la sua vita per poterla sostenere, sopportare. Ha trovato una salvezza, nella creazione, rispetto a una situazione drammatica sia familiare, sia sociale. Ha trovato un riscatto nell’arte riuscendo a trasformare il dolore in creazione.”

Quale può essere il valore di questa lettura nelle scuole ed eventualmente la sua messa in scena?

Vita? O teatro? guarda al futuro e crede nella primavera in arrivo – potrei rispondere parafrasando una lettera di Rosa Luxemburg a Mathilde Jacob. Portarla nelle scuole, in teatro, aiuterebbe a costruire un futuro in cui ciò che è stato vissuto non torni a ripetersi. Tomaso Montanari ha definito Vita? O teatro? il ritratto di una generazione cancellata dalla shoah, dalla guerra, dal nazismo e dai fascismi. Mantenere in circolazione l’opera di Charlotte Salomon significherebbe, anche, apprestare un terreno e un destino diversi per la nostra generazione e per le generazioni che verranno.

Opere e vite come quella di Charlotte Salomon che influenza hanno sulla tua scrittura?

Mi ricordano che creare vuole dire scavare, studiare, perseverare. E che ogni atto creativo, compresa la scrittura, presuppone un tuffo nelle profondità del reale e della propria persona. “Si deve innanzitutto essere entrati in sé, per poterne uscire” – Man muss erst in sich gegangen sein um ausser sich gehen zu können – scrive Charlotte Salomon. Vita? O teatro? si chiude con un ritratto di Charlotte. Il titolo del suo lavoro è scritto sul suo corpo. Narrare è un atto fisico – mi suggerisce Charlotte – e, nel migliore dei casi, arriva a trasformare anche corpi e biografie in opere d’arte.

Il 16 aprile 2022 si festeggiano i 105 anni dalla nascita di Charlotte Salomon. Cosa ti piacerebbe regalarle?

I tre colori primari e il bianco con cui ha realizzato Vita? O teatro?, per proseguire il suo racconto.
  • Pietra d’inciampo in Wielandstrasse 15 © Goethe-Institut Italien | Foto: Giulia Mirandola
    Pietra d’inciampo in Wielandstrasse 15
  • La casa natale di Charlotte Salomon a Berlino © Goethe-Institut Italien | Foto: Giulia Mirandola
    La casa natale di Charlotte Salomon a Berlino
  • Pietre d’inciampo dedicate alla famiglia Salomon in Wielandstrasse 15, nel quartiere di Charlottenburg © Goethe-Institut Italien | Foto: Giulia Mirandola
    Pietre d’inciampo dedicate alla famiglia Salomon in Wielandstrasse 15, nel quartiere di Charlottenburg

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