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​Germania in Italia
Italia e Germania? Unite dalla stessa zolla di terra

Karl Hoffmann
Karl Hoffmann | Foto privata

Dobbiamo cominciare a capire che in quella zolla dobbiamo convivere per le prossime generazioni. L’Europa deve essere unita e deve capire che anche da questa pandemia nasce una nuova coscienza, una nuova visione di quello che il futuro sarà per tutti noi.

Intervista con Karl Hoffmann, giornalista tedesco, corrispondente dall’Italia per Ard, la radiotelevisione pubblica tedesca. Vive in Italia dal 1988, tra Sicilia e Marche.

Di Maria Grazia Pecchioli

Incontriamo Karl online per un’intervista, mentre è al lavoro nelle Marche. Ci dedica parte del suo tempo e l’intervista è in realtà una piacevole chiacchierata sull’Europa e sui due Paesi, Italia e Germania.
 
Lei vive in Italia da qualche decennio. Può dirci com’è cambiata l’Italia in questi anni e se è cambiata l’idea che gli italiani hanno dell’Europa?
 
Com’è cambiata? Moltissimo. Sono stati quattro decenni epocali, con cambiamenti inimmaginabili. Abbiamo vissuto prima la caduta del Muro, poi un lungo periodo politico molto travagliato in Italia, quello berlusconiano, e poi la nascita del populismo. E da lì poi è subentrato una specie di degrado. Diciamo che la percezione degli italiani dell’Europa è cambiata in questo modo. All’inizio c’era un ideale, l’Europa, che poi portava all’apertura dell’Italia verso tutti gli altri Paesi; poi c’erano scambi e molto turismo, che è stato importante negli anni ’60, ’70, ’80. Dopo questo periodo l’Europa è diventata invece un po’ il capro espiatorio, e questo, come dicevo, per la crescita del populismo, secondo cui tutti i mali di cui soffriva l'Italia erano additati a quella “dannata Europa” che chiedeva sempre rigore, cose impopolari. E su questo poi si faceva politica in Italia. In questa pandemia adesso è cambiato tutto, l’Europa è quella che si spera salvi l’Italia in questa crisi. È sicuramente una scelta un po’ opportunista, ma lo fanno quasi tutti i popoli: quando parlano di Europa, vedono quello che gli serve e che è utile, e poi per il resto fanno ancora politiche molto, molto nazionaliste.
 
In qualche modo, ha detto, l’Europa ha cambiato l’Italia. E l’Italia è riuscita a cambiare lei invece? Ci dice un aspetto del suo carattere che si è particolarmente italianizzato?
 
Dopo tutti questi anni che sono in Italia, io sarei più italiano che tedesco. Sono in un limbo. Personalmente non sono più tedesco, ma non sono neanche veramente italiano. Con gli anni sono arrivato a questa conclusione: mi definisco cittadino europeo, di provenienza germanica e di cultura mediterranea. Ho lavorato moltissimo sul tema dell'immigrazione. A tutti quelli che mi parlano dell'immigrazione come di un male che viene dal sud, dall’Africa, dico che anch’io sono un immigrato, certamente quello più desiderabile, quello più “accettato”. Perciò mi trovo sempre molto d’accordo sia con gli immigrati che vengono dall’Africa, sia con gli immigrati italiani che hanno lavorato per moltissimi anni in Germania e poi sono tornati per vivere qui la loro vecchiaia. È forse una nuova forma di vita e di cultura che si può sviluppare. Spero che i nostri figli, e i figli dei nostri figli, vivranno la stessa esperienza, mescolando le carte in Europa.

Sempre meno differenze tra i due Paesi

Secondo lei sono sufficientemente mescolate, o ha ancora senso parlare di differenze tra cultura tedesca e cultura italiana?
 
Karl Hoffmann Foto privata Oggi sicuramente rimane la differenza, una differenza di fondo che deriva dalla storia. Poi però dobbiamo dire anche la verità: Germania e Italia hanno molte più cose in comune di quello che si vuole riconoscere, specialmente in Italia. Questa nefasta storia del fascismo che è nato in Italia e non è mai stato veramente elaborato qui, mentre in Germania si sono fatti molti sforzi per andare avanti e per redimere questa parte della storia. Ma ci sono moltissime differenze, ci sono differenze climatiche. Quando io parlo dell’Italia con i miei colleghi tedeschi mi invidiano sempre. Poi ci sono le differenze nel modo di percepire il mangiare, di guidare la macchina, di rispettare le leggi e di percepire il potere dello Stato, sicuramente ancora abbastanza diversi tra Italia e Germania. Anche se oramai abbiamo moltissimi giovani italiani che vanno in Germania e imparano a vivere là. Poi ci sono anche molti tedeschi pensionati che decidono di venire in Italia a vivere, che amano l’Italia per la sua diversa umanità, perché la gente è più conviviale, più gioviale. Ma le differenze si stanno ridimensionando col tempo e tra due, tre o quattro generazioni, molte di queste differenze che ancora oggi ci sono, probabilmente non ci saranno più.

L’Europa è essenziale per il futuro dell’Italia

Il semestre a guida tedesca ha tra i programmi la solidarietà, la crescita comune, l’innovazione. Questa nuova Europa a suo avviso come viene percepita dagli italiani?
 

Certamente si percepisce l’importanza di un’Europa unita. Non credo che si decida adesso il futuro dell’Europa, semmai uno scenario nuovo per l’Europa nel futuro. Dipende forse meno dalla pandemia, quanto piuttosto dallo sviluppo economico, ambientale, che è globale. E quello si deciderà probabilmente non tanto in Europa, quanto in America o in Cina. Tuttavia penso che l’importanza dell’Europa, che ha preso decisioni nuove, che ha soprattutto capito che bisogna salvare il salvabile in questa pandemia, sicuramente ha impressionato anche l’Italia. Adesso bisogna stare attenti a non sovraccaricare l’Europa di compiti che sono strettamente italiani. È vero che l’Europa adesso può aiutare, e deve aiutare a superare questa crisi, ma è anche vero che prima di tutto anche in Italia ci devono essere cambiamenti sostanziali di ordine pubblico, politico, superando le lotte all’interno di piccoli partiti. L’Italia sicuramente si deve adeguare a una dimensione più grande, che è l’Europa, e sicuramente molti l’hanno già capito, soprattutto molti imprenditori che sanno benissimo che senza l’Europa, senza un mercato comune nel mercato globale, non andranno avanti. L’Europa è essenziale per il futuro dell’Italia, molti italiani lo sanno. Forse in politica ancora si sta lottando per piccoli poteri.

Italia e Germania, insieme, possono fare molte cose

Di fronte a nuove sfide che potrebbero venire dal proseguimento di questa pandemia, come una crescita eccessiva della disoccupazione, delle differenze sociali, dell’emarginazione delle fasce deboli, Germania e Italia possono portare un contributo per il rafforzamento dell’Europa?
 
Io penso che Italia e Germania hanno molte più cose in comune di quelle che le separano. L’ordine tedesco, il fare sistema che in Germania è molto sviluppato, il carattere creativo italiano, messi insieme, spesso hanno successo. Lo vedo in molti settori dell’economia e dell’industria, dove queste joint-venture funzionano molto bene, tanto è vero che l’Italia è sempre stata abbastanza amata dai tedeschi, dalla politica tedesca. Forse bisogna anche un po’ cambiare la politica dello sguardo dall’Italia verso la Germania. La Germania spesso non è esattamente quella che si legge nei giornali italiani. Ci sono ancora molti pregiudizi che bisogna controllare, analizzare e semmai anche eliminare, se si capisce che anche la Germania è cambiata.

Insieme si possono fare molte cose, ma non ci sarà crescita in futuro, neanche della Germania da sola, senza una decisiva politica che elimini le enormi differenze tra i ricchi e i poveri. Esistono ricchi, enormi patrimoni e poteri da una parte, sia in Germania sia in Italia, e moltissime persone che soffrono dall’altra. Soprattutto adesso, in questa pandemia, ed anche dopo, soffriranno molto. Lavorare sulla necessità di arginare queste differenze credo sia essenziale. Tutti e due i Paesi devono fare grandi sforzi insieme. Questo credo che abbia una grande valenza che interessa tutti gli altri Paesi in Europa.

Dobbiamo sempre capire che l’Italia e la Germania sembrano molto distanti, ma rispetto alla Cina, rispetto al Sud America, siamo vicini, siamo attaccati alla stessa zolla di terra, che è relativamente piccola. Dobbiamo cominciare a capire che in quella zolla dobbiamo convivere per le prossime generazioni e non sarà assolutamente facile. L’Europa deve unirsi e deve essere unita e deve capire che anche da questa pandemia nasce una nuova coscienza, una nuova visione di quello che il futuro sarà per noi tutti in questa Europa.

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