Accesso rapido:
Vai direttamente al contenuto (alt 1)Vai direttamente al secondo livello di navigazione (alt 3)Vai direttamente al primo livello di navigazione (alt 2)

Spiccatamente... socievoli
Piccoli gesti

Comunicare con la mascherina
Ci sistemiamo la mascherina, un gesto amichevole, e poi possiamo entrare nel negozio. | Foto (dettaglio): Rupert Oberhäuser; © picture alliance/imageBROKER

​Parlando con la mascherina, spesso è difficile farsi capire, e così la gente inventa nuovi modi di comunicare. Ce ne parla Maximilian Buddenbohm.

Di Maximilian Buddenbohm

Un uomo della sicurezza, all’ingresso del supermercato, controlla che i clienti in entrata indossino la mascherina, come indicato sui cartelli affissi alla vetrina. La maggioranza delle persone rispetta le norme e le circostanze, che sono quelle che sono, e gli passa accanto mentre lui annuisce, cliente per cliente, in maniera continua e quasi meccanica. Qualcuno, però, si avvicina all’ingresso con la mascherina – per così dire – a mezz’asta, sotto il mento o appesa a un orecchio. Lui, allora, gli si para davanti e fa un gesto che solo qualche mese fa non avrebbe capito nessuno: con l’indice, davanti al viso, disegna in aria un arco che in verticale va dal mento al naso. Chissà se questo semplice gesto si imporrà a livello internazionale per indicare l’obbligo di mascherina. Probabilmente, dopo questo stranissimo anno, lo capiranno tutti. E infatti, chiunque lo veda, immediatamente tira su la mascherina, guadagnandosi il diritto d’ingresso. Qualcuno forse dimentica davvero di sistemarla correttamente, mentre altri semplicemente ci provano: chissà, magari la regola non vale più e si passa lo stesso. E forse da qualche parte si riesce anche a passare, ma non in questo negozio, dove l’uomo della sicurezza è qui per controllare e prende sul serio le indicazioni ricevute.

Quasi una coreografia

Ed ecco una coreografia interessante. Anche questa è una novità, si può dire che sono i movimenti dell’anno: l’uomo della sicurezza fa un passo indietro rispetto alla persona alla quale si è appena rivolto, si posa una mano sul cuore, fa un accenno di inchino – veramente inusuale, da queste parti – e infine alza il pollice. Un chiarissimo, amichevole “grazie”. Perché ovviamente anche l’uomo della sicurezza porta la mascherina, e come ben sappiamo, quando si parla con la mascherina, nessuno ti capisce, e lui naturalmente vuole evitare di essere frainteso cento volte al giorno, perciò la soluzione l’ha trovata: non parla affatto e si esprime a gesti, tanto è più che sufficiente, anzi, questi gesti sono ancora più chiari delle parole, perché il linguaggio del corpo risulta talmente amichevole che nessuno si lancia in lunghe discussioni o in fastidiose proteste. Le persone a cui si rivolge l’uomo, semplicemente, si sistemano la mascherina com’è d’obbligo, qualcuna alza anche il pollice o fa un accenno di inchino, un movimento leggerissimo e quasi impercettibile. Eppure il gesto c’è, è una novità, è un modo amichevole di entrare in contatto senza parlare, e le sue regole di funzionamento si stanno sviluppando.

Dialoghi più lunghi?

Penso a questi nuovi movimenti mentre vado alla cassa. C’è coda e la cassiera fa un gesto con entrambe le braccia aperte, chiedendo in questo modo maggiore distanza tra le persone in attesa. Poi controlla con lo sguardo il riallineamento delle persone e annuisce. Sono solo due dei nuovi gesti di quest’anno, ma ce ne sono certamente altri. Quanti ne capiremo e ne useremo attivamente alla fine dell’era del Covid? E riusciremo a impiegarli per “dialogare” più a lungo? Un’idea neanche tanto balzana, se osserviamo come ci si incrocia oggi tra gli scaffali dei supermercati, muovendo le braccia senza dire una parola per agevolare il passaggio degli altri.
 
Io continuo a osservare. E nel frattempo accenno un inchino, appena appena, e per oggi vi saluto qui.
 

“SPICCATAMENTE…”

Per la nostra rubrica “Spiccatamente…” scrivono, alternandosi settimanalmente, Maximilian Buddenbohm, Qin Liwen, Dominic Otiang’a e Gerasimos Bekas. Per “Spiccatamente… socievoli” Maximilian Buddenbohm racconta di quel grande complesso che è la società e delle sue più piccole componenti, ossia la famiglia, le amicizie, le relazioni.

Top