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Intelligenza Artificiale
Scuola di robot

Robotics
© Goethe-Institut | Getty Images

La robotica diventa materia di studio per studenti di tutte le età. Ti aiuta a sviluppare il pensiero computazionale o semplicemente a relazionarti con gli altri.

Di Lucia Pappalardo

Un robot ti pulisce casa, un’intelligenza artificiale ti calcola il percorso meno trafficato per arrivare in tempo a un appuntamento, un braccio meccanico dipinge le fiancate della tua automobile. La robotica entra sempre di più nelle nostre vite. Tra le declinazioni più affascinanti della robotica c’è l’educazione. La possibilità di usare i robot come insegnanti e come materia di studio.
 
La nostra Robot in Residence, la piccola G.A.I.A. del Goethe-Institut, è un robot umanoide modello Nao, alto 58 cm, e potremmo definirlo un “bambinoide”. Ed è questo uno dei fattori che contribuiscono a creare empatia nei bambini umani. Robot come G.A.I.A vengono spesso utilizzati per insegnare ai più piccoli proprio argomenti come l’informatica e la tecnologia. Imparare da una macchina intelligente come funzionano le macchine intelligenti è un’esperienza affascinante, soprattutto se sei un cucciolo di umano.

Il robot che ti presta il suo corpo

Uno studente può incontrare la robotica in diversi modi. C’è quella che viene definita robotica assistiva. In questo caso il robot può aiutare in classe l’allievo con disabilità fisica. Come accade alla piccola Maeve Coffey, di New York City. Affetta da un'atrofia muscolare spinale, quando è troppo malata per uscire di casa, viene messa in classe in “telepresenza” da un robot che le permette di seguire la lezione insieme ai suoi compagni. Grazie a un tablet lo può comandare a distanza utilizzando l’unico arto che riesce a muovere.

Il robot empatico

Poi c’è la robotica socialmente assistita. In questo caso il robot aiuta lo studente con problematiche sociali o con difficoltà. Come l’uso di Nao per i ragazzi affetti da autismo. Quando nella sua memoria viene istallato il software Ask (acronimo di Autism Solution for Kids) Nao diventa in grado di incoraggiare i bambini autistici a interagire riducendo l’ansia e il rischio di sovrastimolazione. Nao in quel caso si basa su modelli di intervento nei disturbi dello spettro autistico. Quando il bambino reagisce a una domanda fatta dal robot, per premio, Nao esegue un balletto.

Robotica educativa

La modalità di interazione più comune per lo studente è la robotica educativa. In questo caso l’allievo è protagonista nel processo di apprendimento, progetta, costruisce e programma robot. Ci sono possibilità educative per tutte le età. Un robot si può costruire da zero partendo da componenti molto basiche o si possono avere più moduli robotici da mettere insieme (e per questo ci servirà imparare a seguire o creare un progetto). C’è poi la parte del coding, la programmazione, in cui lo studente tramite un linguaggio fa eseguire azioni più o meno complesse a un robot. Il coding può essere fatto con un computer o, per i più piccoli, grazie all’uso di cartoncini colorati a cui corrispondono degli ordini. Basta metterli in sequenza e far in modo ad esempio che il nostro robot segua una linea nera e che capisca che quando la linea finisce lui deve fermarsi. Per seguire una linea nera il robot sarà dotato ad esempio di una videocamera, sotto i piedi o sotto le ruote a seconda del modello, che gli permetterà di riconoscere il nero e grazie ai comandi che gli sono stati programmati saprà come si deve comportare.

Quanti robot esistono?

Come propone Edurobot (un gruppo europeo di realtà che organizzano laboratori tecnologici per i giovani, di cui fa parte anche la Scuola di Robotica di Genova) si possono catalogare i robot utilizzati nell’educazione in tre macro categorie:
  • DIY (Do It Yourself) Robots – che di solito devono essere costruiti da zero o stampati in 3D.
  • Modular Robots – che possono essere assemblati unendo elementi robotici modulari
  • Ready to go Robots – pronti all’uso appena li tiri fuori dalla scatola.

Robotica a Scuola

Nel 2010, per la prima volta in Italia, l’Istituto Comprensivo Largo Cocconi di Roma (con la collaborazione dell’Università Politecnica delle Marche) ha inserito la Robotica come disciplina curriculare in prima elementare e lo ha portato avanti per tutti e 5 gli anni della scuola primaria. Il progetto “Robotica a Scuola” ha previsto per gli alunni un piano interdisciplinare che incrociava la robotica con la maggior parte della altre materie.

Pensiero Computazionale

Alla base di questo tipo di insegnamento c’è quello che viene definito Pensiero Computazionale. Lo studente impara a formulare un problema, a esprimere una soluzione e poi ad analizzare il risultato. Questo modo di ragionare è essenziale per il coding. E cioè se voglio che il mio robot svolga un determinato compito, devo spiegarglielo con delle istruzioni precise. La capacità di modellizzare, scomporre in comandi un problema, stimola nel ragazzo quello che viene definito pensiero computazionale. Se perciò voglio che il mio robot esegua un balletto quando batto due volte le mie mani, dovrò capire quante e quali istruzioni dovrò dargli. Il robot risponde a ordini chiari e precisi. Basta essere chiari, precisi e anche creativi! 

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