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Conversazione con Francesca Melandri
Dall’Alto Adige al Gujarat, passando per Berlino

Francesca Melandri
Francesca Melandri | Foto (dettaglio) © Francesca Mantovani

Francesca Melandri esordisce in Italia nel 2010 con il romanzo “Eva dorme” (Mondadori), al quale seguono “Più alto del mare” (Rizzoli, 2012) e “Sangue giusto” (Rizzoli, 2017), che insieme compongono la “Trilogia dei padri”. In Germania i suoi libri sono editi da Wagenbach Verlag, la casa editrice di riferimento per letteratura italiana in Germania, nota per la sua impronta “engagiert”.

Di Giulia Mirandola

Copertina del libro “Eva dorme” di Francesca Melandri, Mondadori 2010 Eva dorme | Francesca Melandri | Copertina del libro © Mondadori 2010 Alle, außer mir (trad. Esther Hansen, Wagenbach, 2018) è rimasto per dieci settimane consecutive in cima alla Bestsellerliste del settimanale tedesco Der Spiegel. A marzo 2020, durante l’emergenza sanitaria internazionale, il quotidiano francese Libération chiede a Francesca Melandri di scrivere un articolo sulla pandemia e lei risponde con Lettera dal futuro, testo che viene poi ripreso da Der Spiegel e The Guardian e da quel momento fa il giro del mondo, venendo tradotto in più di trenta lingue.
 
Qual è il Suo rapporto con la lingua tedesca, con la Germania in particolare e con la letteratura di area tedesca, danubiana e mitteleuropea?

Io non parlo molto bene il tedesco e lo leggo con un po’ di fatica, però entrambi i miei figli sono bilingui, il padre è germanofono, per questo il tedesco appartiene al nostro lessico famigliare. Con la Germania ho un rapporto privato, i miei figli vivono lì adesso e per me è normale fare avanti e indietro tra Roma, Berlino e Monaco. In Italia, la mia generazione si è formata sulla letteratura tedesca e austriaca. Cito alcuni esempi: Joseph Roth, Heinrich Böll, Günter Grass. Loro e molti altri e altre, sono stati centrali per un certo periodo e il paesaggio culturale di cui facevano parte penetrava in quello italiano. Eppure ho la sensazione che dalla caduta del Muro di Berlino la letteratura contemporanea in lingua tedesca sia meno rilevante per i lettori italiani, e mi sono spesso chiesto il perché di questo fenomeno, di questa perdita di centralità. Ho rivolto questa domanda a molte persone italiane e tedesche. C’è chi ritiene sia un problema collegato alla scarsità di editor nelle case editrici italiane con una solida conoscenza del tedesco, chi ipotizza che negli ultimi decenni la narrativa tedesca sia stata meno in grado di trovare una voce universale. Ma non sono certa che queste siano le vere, o le uniche, spiegazioni.
 
Nell’autunno 2019 ha trascorso un periodo di residenza artistica presso Literarisches Colloquium Berlin, una istituzione culturale di assoluto rilievo nell’ambito della letteratura europea ed extraeuropea. Qual è stata la Sua esperienza in questo contesto?

Copertina del libro “Più in alto del mare” di Francesca Melandri, Rizzoli 2012 Più in alto del mare | Francesca Melandri | Copertina del libro © Rizzoli 2012 A settembre 2019 sono stata invitata a trascorrere un mese in questo luogo bellissimo, situato sulle sponde del Große Wannsee. È un posto stupendo nel quale poter lavorare. Nella mia stanza, dallo scrittoio vedevo scorrere le barche. Literarisches Colloquium Berlin è un progetto culturale che accoglie scrittori, scrittrici, traduttori e traduttrici provenienti da tutto il mondo e che permette loro di vivere insieme per un certo tempo, in un clima di dialogo e scambio costante. In tempi di costruzione dell’Europa questo elemento trovo sia di particolare importanza. Sarei dovuta tornare per un secondo periodo di residenza nel mese di luglio 2020, ma a causa della pandemia la residenza ha dovuto essere rimandata.

Che mestiere fanno i traduttori, le traduttrici? Cosa significa “tradurre”?

La traduzione è un tema centrale, per quanto mi riguarda. Considero i traduttori e le traduttrici un altro tipo di scrittori e di scrittrici. Mia madre, Cesarina Minoli, ha tradotto in lingua italiana molti classici della letteratura angloamericana come Moby Dick o Tristram Shandy. Sono cresciuta mentre lei alla scrivania, con la sua Olivetti, viaggiava tra le lingue e le letterature. Scrivere e tradurre sono esperienze che comunicano tra loro. Quando mi è successo di essere “traghettata” io stessa in altre lingue – le tante lingue in cui sono tradotta – ho apprezzato e provato ancora più rispetto per  il lavoro di mia madre e di tutti i traduttori. Come dice Olga Tokarczuk, i traduttori sono i creatori di ponti della cultura. Dai traduttori e dalle traduttrici dipende il fatto che possiamo sentirci parte di una sola umanità e che non siamo relegati ognuno solo nella propria limitata bolla linguistica. Se ci sentiamo tutti appartenere a una sola specie umana lo dobbiamo anche, se non soprattutto, a loro.
 
In Germania i Suoi romanzi fanno tutti parte del catalogo della casa editrice indipendente berlinese Wagenbach Verlag. Klaus Wagenbach, il fondatore, è noto per il suo carisma e impegno politico culturale. Lo ha mai incontrato di persona?

Copertina del libro “Über Meereshöhe” (Più in alto del mare) di Francesca Melandri, traduzione di Bruno Genzler, Wagenbach 2019 Copertina del libro © Wagenbach 2019 L’ho conosciuto e sono diventata nel frattempo amica di Susanne Schüssler, la moglie, che dal 2002 dirige la casa editrice. I miei primi due romanzi, Eva dorme (Eva schläft, trad. Bruno Genzler, Wagenbach 2019) e Più alto del mare (Über Meereshöhe, trad. Bruno Genzler, Wagenbach 2019), erano usciti in un primo momento con Blessing Verlag. Dopo l’uscita in Italia di Sangue giusto (Alle, außer mir, trad. Esther Hansen, Wagenbach 2018), Susanne Schüssler mi ha scritto personalmente perché era interessata a tradurlo e pubblicarlo, e ha deciso di riprendere anche gli altri due romanzi precedenti. Ora in Germania la Trilogia dei padri è riunita all’interno di un medesimo catalogo e ne sono molto felice. Sento di avere trovato in Wagenbach Verlag la mia “casa” editoriale tedesca. Per me è un grande onore, perché Wagenbach è il punto di riferimento per la letteratura italiana in Germania e da sempre si caratterizza per il suo impegno in ambito culturale e anche extraletterario.
 
Cosa collega tra loro l’immaginario tedesco e quello da cui provengono le Sue storie?

Copertina del libro “Sangue giusto” di Francesca Melandri, Rizzoli 2017 Sangue giusto | Francesca Melandri | Copertina del libro © Rizzoli 2017 L’Italia fa parte dell’immaginario tedesco da secoli, fin dal Viaggio in Italia di Goethe, nel bene e nel male, compresi gli stereotipi. C’è poi uno stretto legame storico: l’Italia e la Germania furono ultimi a diventare Stati nazionali, tutto il Novecento vede i due paesi legati in modo forte, sempre sia nel male che nel bene, dalle guerre mondiali al comune impegno per la costituzione dell’Europa Unita. Più alto del mare (Über Meereshöhe) è ambientato nel 1979, durante gli anni di piombo, un’esperienza che trova un’eco in quella altrettanto tragica e complessa della RAF (Rote Armee Fraktion). Ho ricevuto numerosi messaggi da parte di lettori e lettrici tedeschi che mi parlano degli anni Settanta in Germania. Anche in questo momento reso particolarmente delicato dall’emergenza sanitaria, Germania e Italia si guardano e si riguardano, si attraggono, si cercano, si fraintendono, si amano e si detestano. Spero con la mia letteratura di portare il pubblico tedesco in un’Italia che rompe e supera gli stereotipi. Questo dovrebbe saper fare un romanzo: portare il lettore un po’ più  vicino a quel pasticcio complesso ma vero che è la realtà.
 
In che punto si incontrano la Sua scrittura, i fatti storici e le vite che racconta?

Copertina del libro “Alle, außer mir” (Sangue giusto) di Francesca Melandri, traduzione di Esther Hansen, Wagenbach 2018 Alle, außer mir (Sangue giusto) di Francesca Melandri | traduzione di Esther Hansen, Wagenbach 2018 | Copertina del libro © Wagenbach 2018 Fino adesso la stesura dei romanzi mi ha sempre portata a trascorrere un periodo nei luoghi in cui sono ambientate le mie storie, ma soprattutto è essenziale per me ascoltare una grande quantità di testimoni. Durante il processo di scrittura vado in cerca di racconti personali e privati, di momenti di vita viva o vissuta. Ho bisogno di raccogliere tante voci diverse e questo processo non si ferma fino a poco prima della chiusura della prima stesura. La scrittura e la raccolta dei materiali sono due azioni che avvengono in contemporanea. Il romanzo compiuto è solo la parte emersa di questo iceberg di racconti e informazioni, di cui la maggior parte rimane sotto la superficie, ma è fondamentale perché io senta di riuscire a dare spessore al testo. Anche quello che rimane fuori dal romanzo, che resta invisibile, ne fa comunque parte, è invisibile ma in qualche modo deve arrivare al lettore, come un unico universo narrativo, filosofico, emotivo.
 
Cosa rappresenta per Lei oggi la figura di Alexander Langer, la sua azione, il suo pensiero, la sua visione?

Considero Alexander Langer un mio maestro interiore, un uomo fin troppo avanti sui tempi in cui ha vissuto e perciò spesso frainteso. Un visionario che veniva dal futuro. Il mio primo romanzo, Eva dorme, è ambientato in Alto Adige e Langer è stata la prima persona in questa regione, e successivamente in Europa, a fare del superamento dell’opposizione identitaria un elemento di portata europea. Durante la stesura del romanzo ho letto tutti i suoi scritti, per averlo vicino. C’è un paragrafo in Eva dorme nel quale lo descrivo, ma non lo nomino esplicitamente. Dopo la sua morte in molti si sono riempiti la bocca del suo nome e non volevo fare lo stesso. Per questo non ho voluto dedicare esplicitamente Eva dorme a lui. Ma ho cercato di esprimere quello che spero di aver colto della sua visione e dei suoi sentimenti, in modo implicito ma organico, all’interno del romanzo stesso.
 
Cosa l’ha spinta a scrivere la Lettera dal futuro?

L’ho scritta perché il quotidiano francese Libération me l’ha commissionata, i francesi stavano per entrare nel lockdown. Ma non l’ho certo scritta perché pensassi che fosse importante farlo – se un testo è importante o meno lo deciderà chi lo legge, non chi lo scrive. Ora è tradotta in trentadue lingue, compreso il Gujarati, l’armeno, l’afrikaans…  Continuo a ricevere messaggi da persone che parlano tutte queste lingue. Credo che il motivo di questa risonanza globale sia che in questo testo parlo di cose in fondo molto semplici, esperienze umane universali, in cui si sono potute immedesimare persone lontanissime tra loro geograficamente: da Soweto all’Estonia, da Calcutta alla Corea. Il fatto che la mia Lettera sia diventata virale mi ha fatto avere un contatto diretto con quella che considero la caratteristica primaria di Covid-19, il fatto cioè che sia un’esperienza che accomuna tutti gli abitanti del pianeta. Questo non è mai successo prima alla nostra generazione. La libreria Dante Connection raccomanda Francesca Melandri La libreria Dante Connection raccomanda Francesca Melandri | © Goethe-Institut Italien | Foto: Giulia Mirandola

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