Accesso rapido:
Vai direttamente al contenuto (alt 1)Vai direttamente al secondo livello di navigazione (alt 3)Vai direttamente al primo livello di navigazione (alt 2)

Edizione 2020
La Fiera del Libro di Francoforte punta sulla rete

Il Canada alla Fiera del Libro di Francoforte... oppure no.
Il Canada alla Fiera del Libro di Francoforte... oppure no. | © Picture Alliance/dpa | Frank Rumpenhorst

Per il 2020 era previsto che l’appuntamento con la Fiera del Libro di Francoforte costituisse l’apice dello scambio culturale tra Canada e Germania. La più grande fiera del mondo nel suo genere, con gli oltre 7.000 espositori e 300mila visitatori che per cinque giorni porta a Francoforte, ha infatti ogni anno un Paese ospite d’onore, invitato a presentare la propria letteratura in questo ruolo.

Di Andreas Platthaus

Una tradizione che risale al 1976 e che quest’anno avrebbe finalmente portato alla ribalta il Canada, che avrebbe  preceduto gli Stati Uniti e la Gran Bretagna come Paese d’onore anglofono, seguendo solo l’Irlanda e la Nuova Zelanda, e in un certo senso anche l’India, di turno nel 1986 con diverse lingue, tra cui l’inglese. Quanto a plurilinguismo, anche il Canada avrebbe fatto la propria parte: l’attesa per la presentazione a Francoforte della sua letteratura francofona non era certo inferiore a quella anglofona, e anche l’esperienza della Francia come Paese ospite, nel 2017, era stata estremamente positiva.

Un grande segno di solidarietà

La pandemia di Covid, tuttavia, ha intralciato gli ambiziosi progetti canadesi e, ovviamente, anche quelli della fiera in generale. Inizialmente pareva che a ottobre si potesse ancora svolgere, ma quando ci si è resi conto che avrebbe rischiato di essere solo l’ombra di se stessa, potendo ospitare – nella migliore delle ipotesi – soltanto un quarto degli espositori e un numero dei visitatori che, causa Covid, non avrebbe raggiunto un quarto di quelli dello scorso anno, l’8 settembre se ne è deciso l’annullamento. Sarebbero mancati quasi tutti gli editori stranieri e il Canada, dopo anni di preparativi, avrebbe dovuto rinunciare completamente alla propria presenza come ospite d’onore, se la Fiera del Libro non avesse offerto già a giugno di recuperare nel 2021 ciò che non sarà fattibile quest’anno. I successivi ospiti d’onore già confermati, ossia Spagna, Slovenia e Italia, hanno accettato lo slittamento di un anno del proprio turno, lanciando un forte segnale di solidarietà nei confronti del Canada, tanto più apprezzabile in quanto anche i preparativi di questi Stati sono iniziati già da tempo. Un programma da milioni di dollari, secondo la prassi ormai consolidata per gli ospiti d’onore, e quindi una grande sfida a livello organizzativo.
 
Il Canada avrebbe voluto portare a Francoforte quasi cento autrici e autori, e quando è stato evidente che la pandemia non consentiva il rischio, in un primo momento si è discusso di uno spostamento in internet di tutte le letture programmate. Le esperienze di streaming e video podcast degli ultimi mesi hanno tuttavia dimostrato una certa stanchezza nel pubblico e che l’immediatezza di una lettura dal vivo non può essere resa neanche da un intervento particolarmente fantasioso davanti alle telecamere. Ecco perché la nuova opportunità data per ottobre 2021 ha fatto tirare un sospiro di sollievo sia alla Fiera del Libro, sia al comitato organizzatore canadese. Certo, al momento si può solo sperare che per quell’epoca la pandemia sia stata superata, e anche i preparativi per la presenza del Paese Ospite 2021, pertanto, saranno un’impresa ad alto rischio.
  • Spazi della Fiera del Libro di Francoforte © Frankfurter Buchmesse
    Spazi della Fiera del Libro di Francoforte. Padiglioni 3, 4 e 6
  • Conferenza stampa di apertura dell’edizione 2019 © Frankfurter Buchmesse, Claus Setzer
    Conferenza stampa di apertura dell’edizione 2019
  • La scrittrice norvegese Erika Fatland in rappresentanza del Paese ospite d’onore alla cerimonia di apertura della Fiera del Libro di Francoforte 2019 © Frankfurter Buchmesse, Marc Jacquemin
    La scrittrice norvegese Erika Fatland in rappresentanza del Paese ospite d’onore alla cerimonia di apertura della Fiera del Libro di Francoforte 2019
  • Comic-Zentrum, padiglione 3.0 © Frankfurter Buchmesse, Nurettin Çiçek
    Lo spazio riservato al fumetto, il Comic-Zentrum nel padiglione 3.0, è sempre una delle maggiori attrazioni della Fiera del Libro di Francoforte durante i giorni di apertura al pubblico. Questa foto dell’ottobre 2008 immortala il giorno con il maggior numero di visitatori nella storia ormai ultrasettantennale della Fiera.
  • Visitatori professionisti del settore tra gli stand della Fiera del Libro di Francoforte © Frankfurter Buchmesse, Alexander Heimann
    Visitatori professionisti del settore tra gli stand della Fiera del Libro di Francoforte
 La presenza dal vivo del Canada a Francoforte, comunque, non è legata unicamente al piacere di poter ascoltare tutti gli autori che intervengono per l’occasione: come avviene di consueto in preparazione dell’arrivo del Paese ospite d’onore, gli editori tedeschi hanno fatto tradurre numerosi libri di scrittori canadesi, approfittando dei cospicui incentivi previsti, stanziati tanto da parte tedesca, quanto da quella canadese. Bisogna anche aggiungere che la letteratura originale in lingua inglese e francese è molto apprezzata in Germania. I libri, quindi, ora ci sono; quello che manca invece in quest’autunno è quel trampolino verso il pubblico che avrebbe offerto la presenza dell’ospite alla fiera, assicurando in maniera affidabile alle traduzioni concordate grande visibilità mediatica in Germania. Negli ultimi mesi, sul mercato editoriale tedesco sono uscite oltre cento pubblicazioni di letteratura canadese e fino a ottobre se ne saranno aggiunte altrettante. Per le case editrici coinvolte, ovviamente, è fondamentale che il prossimo anno il Paese ospite possa partecipare secondo il modello classico.
 
Con il rinvio al 2021, tuttavia, l’edizione 2020, peraltro già amputata, si era completamente snaturata: che cosa avrebbe mai potuto attrarre dei visitatori paganti, con un panorama di editori tanto ridotto e anche in mancanza dei consueti reading e incontri con gli autori? Alla fine, la cancellazione della fiera è stata solo la più logica conseguenza. L’unico rimasuglio della programmazione 2020 sarà una giornata di letture che si terrà nella Frankfurter Festhalle, enorme costruzione a cupola all’interno della zona fieristica, ma alla presenza di qualche sparuto centinaio di persone, a fronte di una capienza di 13.000 posti generalmente occupati quando vi si svolgono dei concerti. Altre iniziative correlate alla fiera si svolgeranno qua e là per la città di Francoforte, ma in numero inferiore al solito, vista la mancanza degli scrittori stranieri. Sarà quindi un appuntamento spogliato dallo charme internazionale che normalmente lo caratterizza.

La maggior parte degli autori tedeschi vive a Berlino

Come se non bastasse, il famoso “Divano blu”, sul quale ogni anno a Francoforte si susseguono uno dopo l’altro gli incontri con gli scrittori, quest’anno verrà allestito a Berlino, perché è sembrato improponibile lo spostamento a Francoforte anche agli scrittori in Germania, che comunque abitano per lo più a Berlino.

E così, nonostante il coraggio dimostrato, la Fiera del Libro di Francoforte rischia una sonora sconfitta: espositori e appassionati di letteratura non vedranno la necessità di recarsi al quartiere fieristico per svolgere i soliti affari o assistere alle letture. Il direttore della Fiera, Jürgen Boos, ha già annunciato che non sarà più possibile tornare al vecchio stile della manifestazione. Il Canada deve essere consapevole del fatto che il suo ruolo di Paese ospite, ora rinviato di un anno, potrebbe essere minacciato non solo da una pandemia ancora in corso, ma anche da una perdita di lustro della Fiera del Libro di Francoforte in sé.

Top