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Book blogger
Gli appassionati di letteratura conquistano Instagram

Una visitatrice alla Fiera Internazionale del Libro di Buenos Aires, 2019
Una visitatrice alla Fiera Internazionale del Libro di Buenos Aires, 2019 | Foto (dettaglio): © picture alliance/ZUMAPRESS.com/Claudio Santisteban

Instagram, il social network del momento, è anche la piattaforma prediletta dai book blogger, che con una foto e 2.200 caratteri fanno critica letteraria 2.0.

Di Fabian Thomas

Il numero di utenti di Instagram è ai massimi storici: circa un miliardo di persone lo usa mensilmente e mezzo miliardo addirittura quotidianamente. Mentre il maggior numero di utenti si concentra negli USA, in India, Brasile, Indonesia e Russia, in Germania gli ultimi dati ufficiali (agosto 2017), parlano di 15 milioni di persone.

La piattaforma è una promessa e allo stesso tempo una vera e propria macchina di vendite: con una certa dose di zelo e abilità, chiunque può diventare influencer. Non è mai stato così facile produrre contenuti accattivanti con mezzi relativamente semplici: bastano uno smartphone con una buona fotocamera, i filtri giusti (basa un attimo per impostarli) e via.

Focus sull’immagine

Quest’idea si è fatta gradualmente strada anche nel mondo dei book blogger: chi si interessa a nuove uscite, a un determinato genere letterario o a suggerimenti di lettura per la fascia “young adult” si informa sempre più spesso su Instagram. Il segreto, anche qui, sta nella facile accessibilità: chi non vuole complicarsi la vita creando un blog su Wordpress, se non addirittura un proprio sito web, altro non deve fare che aprire un account su Instagram e lanciarsi come “bookstagrammer”.

È anche vero, però, che Instagram è una piattaforma che vive del contenuto visivo e quindi pone in secondo piano il testo, che tuttavia, per un book blogger è la recensione vera e propria: il preview del post – di fatto didascalia dell’immagine – si tronca dopo appena 3 righe, estensibili a un massimo di 2.200 caratteri se si clicca per visualizzare il resto, ecco perché un bookstagrammer deve risultare avvincente e possedere il dono della sintesi.

Al centro brilla l’immagine e per presentarla la creatività viaggia a briglia sciolta: il libro da recensire può essere proposto accanto a una tazzina di caffè, come anche all’aperto, davanti all’obiettivo in un selfie, tra colori sgargianti, perfettamente a fuoco, con un chiaro richiamo al contenuto o anche in libera associazione con quest’ultimo. Adotta un determinato criterio e applicandolo con costanza e coerenza, si sviluppano un portafoglio e uno stile personale da sfruttare poi per l’autopromozione dei propri contributi.

Il long-form si fa altrove

Per quanto numerosi possano essere i bookstagrammers, tuttavia, l’insieme dei titoli presi in considerazione è spesso omogeneo: spiccano naturalmente i bestseller di Juli Zeh o Sebastian Fitzek, ma molti libri vengono accuratamente distribuiti tra gli interessati dai dipartimenti preposti alle “blogger relations” presso le case editrici, perfettamente coscienti della capacità dei social di fare pubblicità particolarmente autentica. E nel frattempo ci sono interi dipartimenti che non si occupano d’altro, puntando soprattutto a sfruttare la piattaforma per ampliare il target.

Si stima che la maggior parte degli utenti di Instagram si aggiri sui 25 anni e sia quindi decisamente più giovane dell’utente medio dei quotidiani. Ecco perché è forte l’interesse per i titoli legati a un determinato genere letterario e per quelli destinati a lettori “young adult”, proprio la fetta ignorata dalle recensioni delle pagine culturali dei quotidiani, perfetta invece per la piattaforma di Instagram. Lo conferma Miriam Zeh, attiva su entrambi i fronti come autrice di recensioni per l’emittente Deutschlandrundfunk, ma anche come collaboratrice di “Books Up”, progetto a cura della Literaturhaus Bonn con il sostegno del Ministero della Cultura e della Scienza del Land Nord Reno-Westfalia, il cui intento è spingere un pubblico giovane a discutere di letteratura sui social. “Instagram riflette il mondo del benessere, ma volte è anche un po’ troppo affermativo”, spiega. “È chiaro che in questo campo le dimensioni non sono paragonabili a quelle dei fashion influencer, che spesso riescono a vivere della loro attività. Il settore letterario non propone nulla di simile, eppure il modo in cui si parla delle cose si irradia anche nella bolla dell’editoria”.

Da nessun’altra parte è così facile raccogliere like per una foto dallo scenario perfetto, mentre per la critica vera e propria le cose si fanno più difficili: il focus sulle immagini, l’ebbrezza narcisista e l’alto grado identificativo con cui l’instagrammer si mette in scena per godere di una “instant gratification” non lasciano spazio a contenuti più complessi. Il “long form”, una critica letteraria più esaustiva e approfondita, in effetti, si fa altrove.

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