Biografia culinaria di Alina Bronsky
Il piacere del gusto
Mangiare è una necessità, ma anche un piacere. Alina Bronsky collega le pietanze preferite con esperienze personali: il porridge d’avena, ad esempio, le ricorda la colazione che faceva da bambina in Russia, mentre a Berlino, la salsa verde di Francoforte le ricorda l’Assia. Dodici storie tutte da gustare, con ricette alla fine di ogni capitolo.
Di Marit Borcherding
Wohnen, Arbeiten, Schlafen, letteralmente abitare, lavorare, dormire, è il titolo di una piccola ma raffinata collana che la casa editrice Hanser Verlag dedica da qualche tempo alle cose essenziali della vita. Un’esistenza senza giocare e amare sarebbe senz’altro noiosa, ma non impossibile, mentre come esseri viventi non resisteremmo a lungo senza mangiare. Nel suo saggio sulle sfaccettature dell’alimentazione, intitolato Essen, Alina Bronsky descrive fin dalla prima pagina perché si tratta di un tema vitale per tutti, senza eccezioni:
«Ma tu cucini proprio tutti i giorni?», chiedo [...] a una parente di una certa età, proseguendo: «E come fai?». Al suo posto mi risponde il marito: «È che io ho fame ogni giorno».
Panini senz’anima
Ma non si mangia solo per sopravvivere: Alina Bronsky presenta in modo divertente e avvincente la propria “biografia culinaria”, abbinando cioè alle storie, presentate in ordine cronologico, anche i sentimenti e ricordi che evoca in lei una certa pietanza, ad esempio la “kascha”, una sorta di porridge d’avena caldo che mangia col cucchiaio fin dalla prima infanzia e che ha contribuito a farle sentire la differenza tra quel comfort food e la colazione tipicamente tedesca, provata in Germania durante la prima gita scolastica, poco dopo l’emigrazione con i genitori da Ekaterinburg, in Russia: «Panini bianchi col burro e latte con “Kaba”, una strana polverina marroncina. Cose fredde e senz’anima. Ma quanto può essere disperato chi trova commestibile una cosa del genere?! Per me, il primo pasto della giornata dev’essere caldo e va gustato col cucchiaio.»
L’avena come prova d’amore
Da quella genuina repulsione provata da bambina divisa tra due culture, in seguito nasce una consapevolezza dal sapore decisamente sociologico: «Con un certo distacco, posso dire che qui ho percepito per la prima volta un senso di appartenenza a uno spazio culturale culinario.» E questa consapevolezza si traduce a sua volta in un’azione pratica: «Da quando sono diventata mamma, a casa nostra naturalmente c’è porridge d’avena ogni mattina, perché amo la mia famiglia.» Per riconciliare e armonizzare entrambi i mondi, il capitolo si conclude con una ricetta di biscotti d’avena, che in fondo sono «un buon modo per assumere zucchero e grassi sotto le sembianze di uno snack vagamente sano».La salsa verde di Francoforte
E la storia di formazione tra fornelli e frigorifero prosegue con il suo carattere familiare e soggettivo, alla ricerca di uno sviluppo personale senza moralismi che non rincorre mode, condito con una buona dose di ironia, a volte anche pungente e persino sentimentale. Facciamo la conoscenza della signora Müller, che introduce Alina ancora bambina al mondo seducente dei dolcetti zuccherati, e l’autrice ci rende partecipi anche del momento in cui, dopo essersi trasferita da Francoforte a Berlino, nella capitale tedesca gusta una salsa verde di Francoforte fatta in casa, scoprendo qualcosa di sorprendentemente nuovo sulla propria identità: «Per molto tempo non ho voluto ammetterlo, ma il cuore che batte nel mio petto è rimasto in Assia». Dopo altre tappe culinarie, il libro si chiude con una commovente storia natalizia su una connessione tra un pane alla frutta e un vicino solitario e taciturno, le cui tracce si perdono nel corso degli anni.Leggerezza e retrogusto
Il libro è così breve che lo si può leggere tra un pasto e l’altro, ma se da un lato si presenta molto leggero (e comunque non per questo superficiale), dall’altro riesce a stimolare in chi legge riflessioni personali ed estremamente variegate, ad esempio sui nostri piatti preferiti: chi ce li preparava e in quali circostanze, cosa non ci andava letteralmente né su e né giù e perché, in che modo colleghiamo società e abitudini alimentari, cibo e sentimenti. Una biografia culinaria decisamente personale e di sostanza, quindi, da iniziare però su una buona base di partenza, magari seguendo la frase conclusiva di Alina Bronsky: «Adesso mi prendo una pausa: è ora di pranzo».Alina Bronsky: Essen
Monaco: Hanser Berlin, 2025. 112 pagine.
ISBN: 978-3-446-28152-3
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