Un viaggio nella storia familiare
Indietro nel tempo

Fotoritratto di Judith Hermann, alla finestra su sfondo scuro, con i capelli raccolti.
© Andreas Reiberg

Il nuovo libro di Judith Hermann racconta il suo viaggio in Polonia sulle tracce del nonno nazista, ma soprattutto parla del silenzio che regna nelle famiglie e dell’impossibilità di colmare dei vuoti.

Di Holger Moos

Judith Hermann è considerata una grande firma della letteratura di lingua tedesca sin dal suo fulminante debutto, nel 1998, con Sommerhaus später [Casa estiva, più tardi, 2001]. Come gli altri suoi libri, ha suscitato vivo interesse da parte del pubblico e sulle pagine culturali anche Ich möchte zurückgehen in der Zeit [Indietro nel tempo, 2026], il suo ultimo lavoro, nel quale ripercorre la storia del nonno, nazista convinto e membro delle Waffen-SS.

Non sono state poche, tuttavia, le critiche negative per un libro che «sembra incompiuto» e per il metodo letterario dell’avvicinamento graduale che non rende giustizia al tema, anzi offre una visione quasi romanzata del personaggio del nonno, presentando confini tra realtà e finzione talmente sfumati da risultare offensivi. Nonostante un dibattito critico tra i giurati, però, il libro è stato anche difeso e ha raggiunto il primo posto nella classifica dei migliori libri stilata dall’emittente SWR a marzo 2026: evitando criteri di valutazione affrettati e impropri, infatti, si comprende che non si tratta di una rielaborazione della storia, né della storia dei colpevoli, ma piuttosto di quei “buchi” di cui sono pieni i racconti familiari. E nello stile che le è caratteristico, l’autrice trasmette l’enorme difficoltà di convivere con il cupo presentimento di un crimine.

Copertina del libro, con una porta bianca interna aperta, tra una stanza e un corridoio con parquet. © S. Fischer

Una figura romanzata?

Questo libro appare la logica prosecuzione delle lezioni di poetica che aveva tenuto a Francoforte nel 2023 (Wir hätten uns alles gesagt), parlando anche dei rapporti problematici nella sua famiglia. L’ultimo libro di memorie, infatti, non verte solo sul nonno nazista, benché proprio a lui sia dedicata la prima parte, che è anche la più corposa, ma anche sul viaggio compiuto dalla stessa autrice sulle tracce di quell’uomo a Radom, in Polonia, dove si trovavano un campo satellite del campo di concentramento di Majdanek e un ghetto con oltre 30.000 prigionieri, brutalmente sgomberato nell’agosto del 1942. Suo nonno era di stanza in quel posto in quel periodo, anche se in famiglia nessuno sa altro e di lui non resta che una foto di luglio del 1941 a Radom, su una motocicletta, in uniforme delle SS.

La madre della narratrice, ormai quasi ottantenne, ha soltanto ricordi frammentari e contraddittori del padre, che aveva lasciato la famiglia dopo la guerra, quando lei era ancora una bambina. Il velo di silenzio che lo circonda non deriva solo dalla mancanza di informazioni, ma forse anche da una certa riluttanza della donna a ricordare la figura paterna, mentre rimprovera alla figlia di aver creato un “caso” attorno al nonno e di averlo trasformato, di fatto, in un personaggio letterario.

Il nonno, un caso irrisolto

Il nonno è il grande anello mancante della famiglia, un terribile tabù, «un mistero irrisolto, da ogni punto di vista». La narratrice lo affronta con un approccio in parte poliziesco, eseguendo ricerche nell’Archivio Federale, che rimangono però senza esito. Vista poi l’amnesia globale transitoria della madre, decide di partire per Polonia alla ricerca di tracce, senza alcun appiglio, senza una meta chiara, senza un piano preciso.

Vagando per Radom come una «tedesca pallida in maglione e scaldapolsi», osserva sé stessa, seduta in un caffè a leggere L’incapacità di piangere di Mitscherlich e si sente un «saltimbanco, […] decisamente discutibile, se non proprio fuori luogo». E così anche il suo viaggio si conclude con un nulla di fatto, ma non senza conseguenze: dal punto di vista letterario fallisce, benché senta che non poteva essere altrimenti: «La riuscita di un libro su un viaggio del genere sarebbe stata comunque una sconfitta».

Il tempo, un buco nero

Nella seconda parte, la narratrice parte da Cracovia, passando per Vienna, dove visita una mostra sull’Olocausto nelle memorie familiari, per poi raggiungere Napoli, dove vive la sorella archeologa con la famiglia. Anche lei, per proteggere i bambini, vive tacendo sul male nel mondo, «pensando, sicuramente a ragione, che il lato buio del mondo si manifesti comunque abbastanza presto […], ma che fino a quel punto non se ne possa parlare». Alla fine dell’episodio a Napoli, il nonno appare brevemente nell’immaginario della narratrice, come uno spirito che sale su un palcoscenico, ma poi «svanisce e sprofonda nuovamente nel buio».

Il terzo e ultimo capitolo, il più breve, è intitolato “Tidslomm”, una bella espressione danese che significa letteralmente “tasca di tempo”, una sorta di bolla temporale. Si viene a sapere che i suoceri della narratrice una volta erano scomparsi per giorni e non avevano mai parlato dell’accaduto. Anche questo evento rimane un vuoto taciuto per sempre, sul quale si possono solo fare congetture. Un’altra di quelle bolle temporali di cui è costellata la vita, anche se quella del nonno è un vero e proprio «buco nero, una caverna in cui si riversa un vortice».

Hermann anticipa le critiche negative, affermando in un’intervista all’emittente SWR che Ich möchte zurückgehen in der Zeit non è incentrato sul fantasma del nonno, ma piuttosto sul «silenzio in famiglia» e un’introspezione dell’io narrante. Forse la rielaborazione del passato resta uno sforzo da fare, ma riuscirci del tutto è impossibile. Dal punto di vista letterario, comunque, il libro non è un fallimento ed è suggestiva la parabola con cui si conclude: a Berlino, tra le macerie del dopoguerra, la madre ancora bambina gioca a un gioco chiamato “Geheimnis”, segreto, seppellendo oggetti, «minuscoli sarcofagi, alcuni dei quali destinati a restare, altri no».
Judith Hermann: Ich möchte zurückgehen in der Zeit
Francoforte: S. Fischer, 2026, 160 pp.
ISBN: 978-3-10-397764-6

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