Deutscher Buchpreis Robert Menasse vince il Deutscher Buchpreis 2017

Robert Menasse, vincitore del Deutscher Buchpreis 2017
Robert Menasse, vincitore del Deutscher Buchpreis 2017 | Foto: Arne Dedert; © dpa

L’autore ha vinto il più importante riconoscimento del settore con il suo romanzo “Die Hauptstadt” (trad.lett. La capitale). Il libro sulle vicende politiche a Bruxelles è una requisitoria per un’Europa che vada oltre gli egoismi nazionali.

Ci è voluto un po’ prima che Robert Menasse, in lacrime per la commozione, fosse in grado di proferire un “grazie”. Davvero commosso per aver ricevuto il premio, ma allo stesso tempo certo che gli altri cinque candidati avrebbero altrettanto meritato questo riconoscimento. 

La giuria del Deutscher Buchpreis ha motivato così la sua decisione: “Il libro di Menasse rende inequivocabilmente chiaro che la sola economia non può garantirci un futuro pacifico.” L’elemento umano è sempre auspicabile e mai dato per scontato: che questo valga anche per l’Unione Europea Menasse lo ha mostrato in modo convincente con il suo romanzo.

Un’immagine convincente e suggestiva della capitale europea

In Die Hauptstadt si parla delle vicende politiche a Bruxelles. L’austriaco Robert Menasse per il suo libro ha fatto ricerche sul posto per quattro anni, sviluppando un sguardo accurato e critico sui burocrati europei e sulle loro imperfezioni. Il libro è al tempo stesso una satira, un giallo e un’analisi, e inoltre una requisitoria per un’Europa al di là degli egoismi nazionali. La giuria, composta da sette membri, ha apprezzato il libro per “il suo testo composito, che intreccia in modo magistrale questioni esistenziali della sfera privata e di quella politica, lasciando al lettore un finale aperto”. Con abilità drammaturgiche, Menasse scava “con mano leggera negli strati più profondi di quel mondo che chiamiamo nostro”.
 
Robert Menasse ha condotto molte discussioni politiche sull’Europa, anche in seguito alla sua raccolta di saggi sull’Europa. Nel 2012 in Europäischer Landboten ha scritto in maniera positiva delle istituzioni sovranazionali e delle amministrazioni dell’Unione Europea. Ora in realtà vuole discutere solo del suo romanzo, pur non abbandonando l’argomento anche al di là delle riflessioni letterarie. “Si tratta di una lenta rivoluzione. Da 60 anni vengono sistematicamente stabilite condizioni generali comuni per l’intero continente. E quando succede, voglio sapere chi lo fa e come. Per questo allora sono volato a Bruxelles.”

“OCCORRE RACCONTARE GLI ASPETTI antropici dell’unione europea”

“Quelli che dicono che l’Unione Europea è un problema, che ci ha tolto la nostra sovranità, che ne dobbiamo uscire e che dovrebbe essere distrutta, li considero fondamentalmente ignoranti e quasi un pericolo pubblico”, ha detto Menasse nell’intervista seguita alla premiazione. “L’idea è audace, è importante ed è l’unica possibilità per noi tutti di avere un futuro in questo continente. Per sviluppare ulteriormente questa idea dobbiamo criticare tutto ciò che va male, e per poterlo fare, dobbiamo sapere come funzionano le cose. Chi sono le persone che ci lavorano? Che cosa pensano?” C’è molto da raccontare ed è necessario mostrare che l’Unione Europea non è un’entità astratta, aggiunge. “Ciò che accade lì è fatto dall’uomo, e tutto ciò che è fatto dall’uomo può e deve essere raccontato.” Questo il suo approccio come romanziere. “In questo modo ci avviciniamo alla possibilità di riflettere sul nostro presente e capirlo meglio. E di intervenire!”

La “Repubblica europea” come concreta utopia

Robert Menasse è nato a Vienna nel 1954. Suo padre era ebreo, fuggito nel 1938 dal nazionalsocialismo e rientrato in Austria solo dopo la fine della guerra. Menasse ha studiato germanistica, filosofia e scienze politiche a Vienna, Salisburgo e Messina e ha scritto la tesi di dottorato sul “Typus des Außenseiters im Literaturbetrieb” (l’outsider nella letteratura). Fino al 1988 ha lavorato come lettore di letteratura austriaca e come docente presso l’Istituto di teoria letteraria dell’Università di San Paolo in Brasile, dove ha anche iniziato a scrivere.
 
Sandro Abbate: “Considero il blogger un mediatore di letteratura, come un buon libraio.” Foto: © Sandro Abbate | novelero.de goethe.de/jadu
Liebeserklärungen an die Literatur (dichiarazioni d’amore per la letteratura)
L’influenza esercitata dal blogger è riconosciuta da lungo tempo. I blog di letteratura in lingua tedesca sono oltre 1.300, tra i quali “novelero” di Sandro Abbate, uno dei blog ufficiali che seguono il Deutscher Buchpreis 2017.
Il successo letterario è arrivato nel 1995 con il romanzo Schubumkehr, in cui descrive la svolta epocale alla fine degli anni ’80 prendendo ad esempio un villaggio al confine tra l’Austria e la Repubblica Ceca. Menasse si confronta con l’Unione Europea e con gli argomenti di critica della globalizzazione nei suoi saggi già dal 2005. Inizialmente la sua posizione nei confronti dell’Unione Europea – ancora ai suoi esordi – non è critica e per lo più giustifica le carenze politico-democratiche con l’influsso e il potere dei singoli Stati nazionali. A Francoforte ha raccontato che l’esperienza di Bruxelles non lo ha trasformato radicalmente, ma comunque lo ha fatto maturare. Già nel 2013 conferma che la “Repubblica Europea”, a suo avviso, è una concreta utopia.

chi perde non resta a mani vuote

“Sono fuori di me”, questa la reazione dell’autore, che allude in modo galante al titolo del romanzo dell’altra favorita, Sasha Marianna Salzmann, alla domanda dei giornalisti di come si senta subito dopo la premiazione. “Qualsiasi autore che affermi di non desiderare un premio simile o di non averne bisogno, mente.” Però ha notato una cosa sbalorditiva da quando ha ricevuto il premio: “Ho la sensazione di essere un millantatore che parla di un romanzo scritto da qualcun altro.”

In finale per il riconoscimento al miglior romanzo dell’anno in lingua tedesca sono arrivati anche Gerhard Falkner (Romeo oder Julia), Franzobel (Das Floß der Medusa), Thomas Lehr (Schlafende Sonne), Marion Poschmann (Die Kieferninseln) e Sasha Marianna Salzmann (Außer sich). A ciascuno di loro va la somma di 2.500 Euro. Lo scorso anno il Deutscher Buchpreis è stato vinto da Bodo Kirchhoff con Widerfahrnis.

Il premio viene conferito annualmente dal 2005 dal Börsenverein des Deutschen Buchhandels al miglior romanzo dell’anno in lingua tedesca. Le case editrici tedesche, austriache e svizzere possono candidare i loro titoli. Una giuria composta da sette membri, che cambiano ogni anno, sceglie dapprima 20 titoli per la longlist. Alla shortlist arrivano poi in cinque o un massimo di sei autori. Il vincitore riceve 25.000 Euro e normalmente all’opera viene anche assicurato un posto nella classifica dei bestseller. La cerimonia solenne si svolge ogni anno nel Municipio di Francoforte, il Römer, il giorno precedente l’apertura della Fiera del libro di Francoforte.
 

nomination per il deutscher buchpreis – Shortlist e Longlist


Oltre a Die Hauptstadt, il romanzo vincitore, i seguenti libri hanno avuto una nomination al Deutscher Buchpreis 2017:

  • Romeo oder Julia di Gerhard Falkner
  • Das Floß der Medusa di Franzobel
  • Schlafende Sonne di Thomas Lehr
  • Die Kieferninseln di Marion Poschmann
  • Außer sich di Sasha Marina Salzmann
La Longlist del Deutscher Buchpreis 2017 comprendeva inoltre i seguenti titoli:
  • Lichter als der Tag di Mirko Bonné
  • Schau mich an, wenn ich mit dir rede! di Monika Helfer
  • Das Jahr der Frauen di Christoph Höhtker
  • Kraft di Jonas Lüscher
  • Flugschnee di Birgit Müller-Wieland
  • Schreckliche Gewalten di Jakob Nolte
  • Nach Onkalo di Kerstin Preiwuß
  • Phantom di Robert Prosser
  • Wiener Straße di Sven Regener
  • Peter Holtz di Ingo Schulze
  • Das Singen der Sirenen di Michael Wildenhain
  • Walter Nowak bleibt liegen di Julia Wolf
  • Katie di Christine Wunnicke
  • Evangelio di Feridun Zaimoglu
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N.d.T.: In Italia la B&G Rights Agency ha venduto i diritti del libro Die Hauptstadt a Sellerio Editore che a breve lo pubblicherà per il mercato italiano.