Barcellona Gli abitanti vogliono riappropriarsi della loro città

Graffito: “Barcellona resiste”
Graffito: “Barcellona resiste” | © Goethe-Institut Madrid

Barcellona è – purtroppo – la meta preferita in Europa per il weekend e una classica tappa delle grandi navi da crociera. Purtroppo, perché per i residenti il grande successo che riscuote la loro città è fonte di molti problemi e ha generato un’ondata di rivolta.

Sui fenomeni della gentrificazione e della turistificazione di tutte le maggiori città europee si è scritto molto, ma la Spagna ne è particolarmente colpita, e in primis Barcellona. I motivi sono molteplici: dopo il crollo del mercato immobiliare alla fine del 2008, che ha avuto ripercussioni drammatiche non soltanto per molti investitori, ma anche e soprattutto per le famiglie, nel 2012 e nel 2013 ogni 15 minuti si è eseguito uno sfratto, e da allora l’intera situazione abitativa si è trasformata in maniera radicale.

La crisi ha causato lo svuotamento di migliaia e migliaia di appartamenti, circa 80.000 secondo una rilevazione dell’amministrazione cittadina di novembre 2016. Gli appartamenti svalutati si trovano prevalentemente in quartieri turistici e vengono accaparrati da fondi immobiliari, e quindi sottratti dal normale mercato delle locazioni; allo stesso tempo, la precarizzazione a livello sociale causa un rapido aumento della domanda di alloggi in affitto. Secondo i dati raccolti dal portale immobiliare Idealista i prezzi degli affitti a Barcellona tra il 2013 e il 2017 sono aumentati del 59,2%. Per via della particolare attrattiva della città sul Mediterraneo, il numero di case vacanze, sia legali che illegali, è cresciuto a dismisura. Un tool messo a disposizione dalla ONG Inside Airbnb evidenzia l’evoluzione da capogiro degli ultimi anni.
 

Su un totale di 17.369 annunci attualmente pubblicati, 4.078 riguardano il centro storico, Ciutat Vella, e di questi, nel 45% dei casi non si tratta di singole stanze, ma di interi appartamenti, tanto che la popolazione fluttuante di Ciutat Vella risulta superiore a quella residente. Il quartiere con l’offerta di affitti più alta è Eixample, con 5.607 annunci, che per il 54% riguardano interi appartamenti.

Gli inquilini si oppongono

“Barcellona è colpita da un’ondata speculativa e una mercificazione degli alloggi concentrata soprattutto nel settore delle locazioni, mentre in precedenza si era speculato sulle ipoteche”, dichiara Daniel Pardo dell’ABTS, associazione di vicinato per un turismo sostenibile, e aggiunge: “Questo ha portato a un allontanamento ancora più rapido e brutale del vicinato, scatenando una nuovo movimento di resistenza”.

Abbiamo incontrato Daniel Pardo e Mariona Roca Tort presso il centro comunale autogestito La Negreta del quartiere Gòtic. Il fronte di resistenza si costituisce in innumerevoli organizzazioni e iniziative cittadine a sostegno di gruppi già attivi in precedenza, come la PAH – Plataforma de Afectados por la Hipoteca / Stop Deshaucios, nata per contrastare gli sfratti esecutivi sopravvenuti dopo la crisi delle ipoteche e per impedire che la gente venisse finisse letteralmente sotto i ponti, spiega Daniel. Molte delle nuove iniziative la prendono a modello.

Dal movimento 15M e dalla PAH è nato il partito popolare Barcelona en Comú, la cui ex portavoce Ada Colau oggi è la sindaca della città, mentre molti dei suoi collaboratori dell’epoca ora sono impegnati attivamente dall’interno delle istituzioni comunali. Daniel elenca una serie di iniziative nate nei vari quartieri per lottare in favore del diritto alla casa e per tutelare la città, visto che è in gioco anche spazio pubblico, ad esempio Ressistim al Gòtic, di cui fa parte Mariona e che si occupa soprattutto di dare potere ai residenti, come ci spiega lei, gracile ma volitiva: “Noi offriamo soprattutto sostegno, anche giuridico, e il nostro scopo è dare visibilità al problema della brutalità dello sfratto dei residenti dal quartiere”, il Gotico, che attualmente ha una popolazione fluttuante: più abitanti temporanei che veri e propri residenti.
 
Altre organizzazioni operano sull’intero territorio urbano, come il neonato Sindicat de Llogaters, organizzazione sindacale degli inquilini, e appunto l’ABTS, che coordina qualcosa come trenta iniziative cittadine cercando possibili soluzioni ai conflitti generati dall’industria del turismo. “L’industria turistica sfrutta senza pietà la città e suoi abitanti, come dimostrano soprattutto gli sfratti, ma anche la precarizzazione del lavoro. Attraverso la specializzazione sul mercato lavorativo, qui ci sono le condizioni e le retribuzioni peggiori di tutta Barcellona”, sottolinea Daniel.
 

“Attualmente a Barcellona è impossibile un turismo sostenibile”

Daniel Pardo dell’ABTS, associazione di vicinato per un turismo sostenibile

 

Il diritto alla città

A Barcellona, dove la speculazione immobiliare internazionale e le pressioni del settore turistico hanno causato un vero e proprio boom dei prezzi, oggi i catalani devono spendere per l’affitto oltre il 46% delle proprie retribuzioni e la percentuale sale al 65% tra i giovani sotto i 35 anni, mentre nel resto della Spagna la media è del 31%, ed è una spirale dalla quale sembra difficile uscire.

Da questa situazione di emergenza è nato a maggio del 2017 il Sindicat de Llogaters, il sindacato degli inquilini, che lottando a favore di soluzioni abitative dignitose si impegna a dar voce ai residenti in affitto a Barcellona.
“Il nostro slogan è ‘noi restiamo!’”, racconta Marta Ill, la loro portavoce. Il problema degli sfratti non è circoscritto ai quartieri turistici del centro o ai quartieri più di moda, estendendosi invece all’intero territorio urbano. Una situazione drammatica che riguarda soprattutto i giovani come lei, che non dispongono di un’abitazione di proprietà né possono permettersela in un prossimo futuro per via dell’impennata dei prezzi.
 

“Non vogliamo che gli abitanti di Barcellona vengano soppiantati da persone con un maggior potere d’acquisto!”

Marta Ill, portavoce del Sindicat de Llogaters

Disincentivare la speculazione

Il sindacato mostra con una grafica interattiva che già a Barcellona 3.000 appartamenti fanno capo a 15 fondi immobiliari.

Chi specula sugli affitti? Le 10 imprese immobiliari proprietarie di oltre 3.000 appartamenti a Barcellona. Chi specula sugli affitti? Le 10 imprese immobiliari proprietarie di oltre 3.000 appartamenti a Barcellona. Quanti appartamenti servono a una persona? È la domanda che pone il sindacato. | © Sindicat de Llogateres Per disincentivare la speculazione a Barcellona è necessario cambiare con urgenza la legge nazionale sulle locazioni (LAU – Ley de Arrendamientos urbanos), che è corresponsabile della situazione di emergenza che si è venuta a creare, in quanto dopo tre anni di locazione permette ai proprietari di recedere dal contratto oppure di aumentare il canone a proprio piacimento. Recentemente la Generalitat de Catalunya ha messo a disposizione dei canoni di riferimento per ogni quartiere, ma la misura ha fortemente deluso le iniziative cittadine, in quanto queste cifre sono orientative ma non vincolanti per i proprietari.

“Noi tentiamo soprattutto di incoraggiare la gente a difendersi”, racconta Marta. Devono rimanere nel loro appartamento anche a contratto scaduto. “Tecnicamente si chiama ‘vivir de precario’ e formalmente non è occupazione abusiva, ma ‘vivere da precari’, al di fuori del contratto”.

Sciopero degli affitti, disobbedienza civile e occupazioni abusive

Non viene contemplato uno sciopero degli affitti come quello che nel 1931 aveva paralizzato Barcellona: “Le spese processuali oggi sono altissime ed è probabile che gli inquilini perdano”, fa riflettere Marta. “Per questo la nostra strategia è un’altra: a Barcellona ci sono proprietari di immobili che possiedono interi complessi in diversi quartieri. Noi ricostruiamo la situazione di un singolo proprietario e poi, a seconda dell’andamento delle trattative, possiamo minacciarlo di sciopero degli affitti che lo riguardano”.

Al momento il sindacato suggerisce la strategia di sciopero alla giapponese: “Funziona così: anche se il contratto è scaduto e il proprietario non accetta più il pagamento del canone di locazione, io dispongo comunque il versamento su un conto ‘giudiziario’ e quando lui mi dà lo sfratto, io posso dimostrare di aver sempre pagato l’affitto, e in questo modo lui non può buttarmi fuori di casa”, spiega Marta.
 
I barcellonesi non hanno nulla da imparare quanto a ribellione: la loro città ha una lunga tradizione in merito, racconta Iñaqui García, che con il suo Lokal rappresenta ben più di una libreria: a Raval, ex quartiere a luci rosse dove ha aperto trent’anni fa come collettivo libertino, è ormai un’istituzione, ed è qui che è iniziata la rivolta. Se ad esempio è imminente uno sfratto esecutivo, il giorno prima viene mandato in chat un messaggio WhatsApp e gli attivisti si riuniscono per impedirlo. Normalmente ci riesce per due o tre volte, ma ogni volta è più drammatico perché aumenta il dispiegamento delle forze dell’ordine.

“In molti posti cresce la violenza contro i semplici cittadini e non è tollerabile, bisogna difendersi!”

Iñaqui García, gestore del “Lokal”

 

È imperativo ribellarsi ed esercitare pressioni a livello politico, anche con l’occupazione abusiva della casa, che per la maggior parte degli attivisti di Barcellona è un importante strumento di lotta a favore di condizioni sociali più eque. “Ho partecipato fin dall’inizio al progetto Lancaster”, racconta Jarek, giovane attivista polacco che vive da sette anni a Barcellona, dove ha trovato una grande varietà di movimenti sociali. “In principio si chiamava Guernika. È stato occupato per trasformarlo in un centro sociale per famiglie a rischio di emarginazione”. Jarek non ha l’aspetto che ci si attenderebbe da un occupante abusivo: sensibile, quasi tenero, ha però uno sguardo che tradisce un’indole combattente. Calle Lancaster è una parallela delle super-turistiche Ramblas. Gli edifici erano squallidi e cadenti e l’acqua corrente mancava in alcuni casi già da sette anni. L’azione ha avuto successo e sulla Lancaster le tre palazzine 7, 9 e 11 sono state riscattate dal comune.

Da “Narcopisos” a case popolari

I molti edifici vuoti e abbandonati, proprio nel quartiere di Raval, hanno generato l’ulteriore problema dei cosiddetti “narcopisos”, appartamenti occupati abusivamente che sono diventati luoghi di spaccio e consumo di droghe. Qui i problemi abitativi di Barcellona sono al loro apice: l’iniziativa Acció Raval ha contato ben 50 narcopisos che in prevalenza appartengono agli avvoltoi dei fondi immobiliari o delle banche.

“Queste sono mafie, hanno tutte le informazioni, sanno che i proprietari non li denunciano. È indicativo che se una famiglia occupa un appartamento, il giorno dopo viene buttata fuori, mentre i trafficanti di droga che lo fanno rimangono per tantissimo tempo indisturbati e senza sanzioni”. Iñaqui alza le spalle: “Quando viene creato un narcopiso comincia il declino del palazzo, le scale vengono giù a pezzi e il prezzo dell’immobile cala”.
 

I residenti segnalano il problema con le “caceroladas” [N.d.T.: manifestazioni pacifiche rumorose] per mostrare agli spacciatori che non sono graditi nel quartiere e invitare il comune e la polizia ad intervenire.
 
Audio wird geladen
Gli attivisti esigono che gli appartamenti in possesso delle banche, che in fin dei conti sono state salvate con denaro pubblico, vengano trasformati in alloggi popolari. Per questo a fine febbraio 2018 hanno ottenuto il sostegno del Síndic de Greuges e difensore civico Rafael Ribot, che vuole trasformare in alloggi popolari almeno il 30% degli immobili della “Bad Bank” Sarab. Del resto la città ha 59.000 persone in lista d’attesa, moltissimi senza tetto e un’edilizia popolare che con meno dell’1,5% risulta del tutto insufficiente.

Diventare padrone della propria casa

Barcellona è afflitta da tutti questi problemi. La consigliera municipale Gala Pin partecipa a una riunione dopo l’altra e con una bordata spiega le strategie dell’amministrazione contro la speculazione e in favore di una trasformazione del modello turistico, misure con le quali BCNenComú tenta di opporsi alla spirale della gentrificazione. Nella fase d’emergenza l’importante è bloccare gli sfratti esecutivi. “Già soltanto a Ciudat Vella siamo a circa 100 sgomberi a trimestre”, racconta Gala. “A volte le soluzioni arrivano da un intervento pubblico, a volte dai proprietari”.
 
E comincia a sciorinare possibili misure da adottare: colpire più duramente i proprietari, bloccare le ristrutturazioni dopo gli sfratti degli inquilini e ordinarne il rientro, acquisire degli immobili, creare case popolari... “Ad esempio abbiamo riscattato il 7, il 9 e l’11 di Calle Lancaster, per proteggere i residenti”. Poi prosegue con misure a medio termine contro la speculazione, come la cessione di terreni pubblici per incentivare le cooperative edilizie e altri modelli che in collaborazione col settore privato puntino a una redditività a lungo termine.

Riprendere in mano le redini del modello turistico

Anche il modello turistico di Barcellona viene trasformato in un “piano di primo soccorso”. Il comune ha appena investito 2 miliardi e 400mila euro in un “piano di vicinato” per ridurre le enormi ripercussioni del turismo di massa in centro: le misure che prevede vanno dalla realizzazione di toilette pubbliche all’impiego di ausiliari che vigilino sul rispetto delle regole di convivenza negli spazi pubblici, ma anche molto altro.

I veri e propri ostacoli alla lotta contro il turismo di massa sono soprattutto i grandi enti come il porto: più della metà dei crocieristi invade letteralmente Barcellona pur restando in città solo per 4 ore, e il consumo che genera è estremamente concentrato. “Sono una piaga come le cavallette”, esclama Gala con un sospiro.
 

“Chi sfrutta al massimo il turismo deve prendersi la sua parte di responsabilità”, dichiara Gala Pin.

“Gli introiti del turismo vanno ridistribuiti: ciò che si deve fare ora è recuperare la gestione del modello turistico della città”.

Gala Pin, Consigliera comunale

Mobilitazione della cittadinanza e primi successi

Da quando a Barcellona governano i “Comunes”, qualcosa è cambiato: Ada Colau ha ridefinito in maniera restrittiva le licenze per gli affitti ai turisti e ha vinto la prima battaglia contro Airbnb, ottenendo che ad agosto del 2017 venissero cancellati dalla piattaforma di locazione online oltre 1.000 annunci di appartamenti non rispondenti ai requisiti legalmente richiesti. Inoltre la città esercita il proprio diritto di prelazione negli acquisti e riscatta lotti ed edifici da ristrutturare per destinarli alla locazione o trasformarli in centri comunali. Ad esempio sta ristrutturando El Borsì, un edificio simbolo, ex casinò del quartiere Gotico, oppure il Teatro L’Arnau nella Avenida del Paralelo, chiuso e in stato di abbandono da 18 anni. Anche la Calle Lancaster va elencata tra i successi.
  • Manifesto nel quartiere Gotico Foto: Robert Esteban © Goethe-Institut Barcelona
    Manifesto di protesta contro la gentrificazione e la speculazione immobiliare nel Barrio Gótico
  • Manifesto nel quartiere Gotico Foto: Robert Esteban © Goethe-Institut Barcelona
    Manifesto di protesta contro la gentrificazione e la speculazione immobiliare nel Barrio Gótico
  • Jarek, giovane attivista polacco, vive a Barcellona da sette anni Foto: Robert Esteban © Goethe-Institut Barcelona
    Intervista sugli alloggi occupati con Jarek, giovane attivista polacco che vive a Barcellona da sette anni.
  • Il Borsi in Calle Avinyó Foto: Robert Esteban © Goethe-Institut Barcelona
    Il Borsi (antica scuola d’arte) in Calle Avinyó, attualmente in stato di abbandono.
  • Street art al Borsí Foto: Robert Esteban © Goethe-Institut Barcelona
    Street art al Borsí. I residenti chiedono una biblioteca.
  • Finestra di una casa occupata in Calle Lancaster Foto: Robert Esteban © Goethe-Institut Barcelona
    Finestra semi-murata in una casa occupata in Calle Lancaster. Nel frattempo è stato abbattuto l’intero edificio.
Daniel Pardo riconosce che è cambiato almeno il tono del dibattito in municipio e che tutti gli attivisti sono dell’avviso che il governo Colau sia sulla strada giusta, anche se nell’attuale situazione d’emergenza le varie misure sono solo una goccia nel mare. I gruppi attivisti continuano quindi a fare pressione e questo giova all’amministrazione cittadina, sottolinea Gala Pin: “Se le leggi si possono cambiare, il merito è dei cittadini, che si sono mobilitati!”. Per imporsi nei confronti del settore privato, la politica ha bisogno di una cittadinanza forte e ribelle.