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Il confine intertedesco
Un luogo di memoria e di speranza

Da striscia della morte a nuovo habitat: lungo l’ex confine intertedesco è sorta una riserva naturale di ben 1.400 km di lunghezza.
Da striscia della morte a nuovo habitat: lungo l’ex confine intertedesco è sorta una riserva naturale di ben 1.400 km di lunghezza. | Foto (particolare): © picture alliance/dpa-Zentralbild/ZB/Peter Gercke/

L’ex confine intertedesco che un tempo separava le due Germanie oggi attraversa il Paese sotto forma di “Grünes Band”, una cintura verde lasciata alla natura, un biotopo con una sua flora e fauna che rievoca anche una storia fortemente conflittuale.

Di Wolfgang Mulke

Un trenino avanza placidamente attraverso la verde campagna nella zona di Blankenberg, in Turingia, nella direzione di una vecchia cartiera. È una ferrovia a scartamento ridotto quella che si snoda lungo l’ex confine intertedesco, ma la tranquillità che si respira qui oggi non rispecchia affatto l’atmosfera che si viveva negli anni della Germania divisa, come racconta il macchinista rievocando il periodo del suo servizio militare nell’esercito della ex DDR, negli anni ’80: “All’epoca dovevo inginocchiarmi e cercare mine aiutandomi con un lungo bastone”. 
 
La cortina di ferro un tempo attraversava tutto il Paese, dal Mar Baltico alla Baviera: il confine era protetto da recinzioni metalliche, ulteriormente rafforzate da mine in un primo periodo, e successivamente da congegni di sparo automatico. Si stima che negli anni intercorsi tra la divisione della Germania e la riunificazione, nel 1989, siano morte diverse centinaia di persone nel tentativo di lasciare la DDR per fuggire ia Ovest.
 
Oggi la natura si è riappropriata di quella che era la zona di confine, trasformandola in una cintura verde che scorre da nord a sud per ben 1.393 km. Un’area rimasta per decenni inaccessibile senza un permesso, e per questo diventata l’habitat ideale di numerose specie animali e vegetali rare e a rischio di estinzione. Gran parte di questo territorio oggi è una riserva naturale e presenta un complesso unico di natura, storia e cultura.
Ex torre di vedetta dei militari di guardia al confine della DDR, oggi nel bel mezzo della “cintura verde” a Marienborn. Questo valico di frontiera era il posto di controllo più grande e importante lungo il confine intertedesco e veniva utilizzato principalmente per transito verso Berlino Ovest. Ex torre di vedetta dei militari di guardia al confine della DDR, oggi nel bel mezzo della “cintura verde” a Marienborn. Questo valico di frontiera era il posto di controllo più grande e importante lungo il confine intertedesco e veniva utilizzato principalmente per transito verso Berlino Ovest. | Foto (particolare): © picture alliance/ Frank May

Primi contatti tra ambientalisti

Il “Grünes Band”, la cintura verde in Baviera-Turingia nei pressi di Mitwitz, luogo in cui è nata l’idea. Il “Grünes Band”, la cintura verde in Baviera-Turingia nei pressi di Mitwitz, luogo in cui è nata l’idea. | Foto (particolare): © Otmar Fugmann Anche Otmar Fugmann Hubert Weiger, presidente della Federazione per la tutela dell’ambiente e della natura (BUND), ha fortemente contribuito in tal senso: l’associazione ha sviluppato il concetto della cintura verde e ancora oggi acquista o scambia terreni nell’ex regione di confine per poi convertirli in biotopi.
 
L’idea di conservare l’ex striscia di confine come riserva naturale è nata subito dopo la caduta del Muro nel 1989. Weiger, originario della Germania Ovest, aveva già stabilito contatti con gli ambientalisti della Germania Est. Quattro settimane dopo l’apertura del confine, la federazione BUND li ha invitati a una riunione congiunta a Hof, in Baviera, che ha visto ben 400 partecipanti. Ed è in quell’occasione – racconta Weiger – che “si è parlato per la prima volta di cintura verde”.
 
Attuare il piano non è stato facile: “Evidentemente è più semplice alzare un confine che non smantellarlo”. È stata rapidamente scartata una proposta alternativa, che prevedeva la costruzione di un’autostrada nella zona di confine. Gli ambientalisti, invece, sono sostenuti da anni dal BfN, l’Ufficio federale per la protezione della natura, che in uno studio ha confermato la peculiarità dell’ex zona di confine come insieme coerente di preziosi biotopi e fino al 2019 ha investito circa 56 milioni di euro in numerosi progetti nelle varie regioni, che hanno inoltre beneficiato di donazioni e sovvenzioni da parte degli Stati federali.

Un idillio conflittuale

Lo stiaccino è una delle specie caratteristiche della cintura verde. In foto lo vediamo cinguettare dall’alto di un palo di confine della RDT. Lo stiaccino è una delle specie caratteristiche della cintura verde. In foto lo vediamo cinguettare dall’alto di un palo di confine della RDT. | Foto (particolare): Thomas Stephan ​La vecchia striscia di confine misura fino a 200 metri di larghezza e ospita oltre 5.200 specie animali e vegetali, delle quali almeno 1.200 a rischio di estinzione. Del percorso lungo il quale si snodava il confine è ancora visibile la pavimentazione a piastre di cemento forate e a rammentare quel periodo buio della storia sono rimaste in piedi anche alcune delle quasi 600 torri di controllo, che lasciano intuire la durezza del regime di confine. Al posto delle pattuglie militari di una volta, però, oggi si incontrano tranquilli turisti in passeggiata o in bicicletta.
 
Eppure, quello che potrebbe essere un luogo idilliaco, così pacifico non è. Alcuni conflitti nascono per via di politici comunali o agricoltori che non vogliono rinunciare a terreni preziosi: non tutte le aree, infatti, sono sotto tutela ambientale e per 170 km il decorso del confine non è più identificabile, anche perché molti terreni sono coltivati. Ma “recuperare i tratti di confine mancanti è una delle grandi sfide per il futuro”, afferma Uwe Rieken, direttore dipartimentale del BfN e responsabile della cintura verde.
 
A volte, tuttavia, sono piccole cose a generare dispute sul confine verde. Lo sa per esperienza Peter Ebertsch, sindaco del comune di Tettau in Turingia, che aveva avuto l’idea di realizzare una pista ciclabile lungo la striscia di confine. Il progetto è stato realizzato, ma solo dopo lunghe ed estenuanti discussioni con gli ambientalisti, che temevano una divisione troppo netta del loro biotopo. La proposta di Ebertsch, alla fine, li ha convinti. 

Tutela della natura al di là delle frontiere

Oggi la cintura verde è simbolo della cooperazione transnazionale tra luoghi un tempo divisi dalla cortina di ferro. La Baviera, ad esempio, collabora strettamente con la vicina Repubblica Ceca a livello di tutela ambientale. “La cintura verde per noi è un luogo di memoria e allo stesso tempo di speranza” – sostiene il Ministro bavarese dell’ambiente Thorsten Glauber – “e offre un’opportunità unica per la protezione della biodiversità in Europa”. I due Paesi, che hanno 346 km di frontiere in comune, nei prossimi sei anni coopereranno alla tutela delle torbiere e del clima sotto la guida del Parco nazionale della Selva Boema. Ad affermarlo è Vladimir Mana, vice Ministro dell’amministrazione statale della Repubblica Ceca.
Hubert Weiger era presente fin dall’inizio: il 9 dicembre 1989 a Hof, in Alta Franconia, si svolse il primo incontro tra circa 400 ambientalisti tedeschi dell’Est e dell’Ovest e fu lanciata l’iniziativa di tutela della “cintura verde” (da sinistra a destra: Walter Hiekel, Kai Frobel, Werner Westhus, Nanne Wienands, Udo Benker-Wienands, Hubert Weiger, Rainer Haupt). Hubert Weiger era presente fin dall’inizio: il 9 dicembre 1989 a Hof, in Alta Franconia, si svolse il primo incontro tra circa 400 ambientalisti tedeschi dell’Est e dell’Ovest e fu lanciata l’iniziativa di tutela della “cintura verde” (da sinistra a destra: Walter Hiekel, Kai Frobel, Werner Westhus, Nanne Wienands, Udo Benker-Wienands, Hubert Weiger, Rainer Haupt). | Foto: © Ernst Sammer

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