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Felwine Sarr
Cosa dobbiamo imparare dall’Africa

Felwine Sarr a Vienna in occasione dei Tipping Point Talks, davanti alla sala piena di gente dell’Odeon Theater.
Felwine Sarr a Vienna in occasione dei Tipping Point Talks, davanti alla sala piena di gente dell’Odeon Theater. | © ERSTE Stiftung/APA-Fotoservice/Godany | Foto (particolare): Jacqueline Godany

L’economista, scrittore e musicista senegalese Felwine Sarr è uno degli intellettuali africani contemporanei più attivi. L’abbiamo incontrato per il Goethe Magazine, per discutere di ciò che l’Europa dovrebbe imparare dall’Africa e di ciò che è necessario per uno scambio paritario tra i due continenti.

Di Christine Pawlata

Abbiamo incontrato Sarr a Vienna, dove teneva una relazione in una sala piena di gente all’Odeon Theater, nell’ambito dei Tipping Point Talks organizzati dalla Erste Stiftung, su come portare la maggior parte dell’umanità a un livello soddisfacente di prosperità.
 
Nel suo ultimo libro, intitolato Afrotopia, Sarr delinea uno scenario futuro olistico per il continente africano: l’Africa deve trovare la propria strada riflettendo sulle sue radici culturali, politiche ed economiche e liberandosi dalle strutture coloniali.

Il mondo in crisi, alla ricerca di un senso

Secondo Sarr, l’ordine economico che impone il paradigma della crescita costante e la divisione del mondo in Paesi sviluppati e sottosviluppati ha paralizzato il continente africano, ma non solo quest’ultimo: “È il mondo intero a trovarsi in una crisi permanente, e non mi riferisco alla crisi finanziaria che ricorre ogni dieci anni, ma piuttosto all’incapacità dell’ordine economico globale di soddisfare i bisogni fondamentali della maggioranza dell’umanità. I settori che generano profitti vengono privatizzati a beneficio di pochi, mentre i costi vengono posti a carico della maggioranza della popolazione. È una crisi di valori e dobbiamo riflettere su come uscire da questo sistema in crisi”.

L’Africa al primo posto

Sarr vede uno dei problemi fondamentali dell’ordinamento economico dominante nella sua mancanza di sostenibilità ecologica. Converebbe esaminare più da vicino i principi delle società africane nella loro relazione con la natura: “Benché il continente africano risenta fortemente delle conseguenze del cambiamento climatico, con appena il 4% delle emissioni globali di anidride carbonica è proprio quello che contribuisce in misura minore al riscaldamento globale, e considerando questo criterio, l’Africa occupa il primo posto, anziché l’ultimo”.

Un’economia che genera relazioni

Sarr invoca un’economia che veda al centro le relazioni interpersonali. “Quando voglio comprare qualcosa, posso chiederne il prezzo, pagare quanto richiesto e andarmene, e la relazione finisce là. Ma posso anche negoziare, contrattare, e nella trattativa c’è molto di più di un semplice scambio economico, si costruisce una relazione. Se ad esempio si sviluppa una buona conversazione, è possibile che il venditore abbassi il prezzo e che alla fine l’acquirente diventi un cliente abituale”, spiega Sarr. “In questo genere di transazione ciò che conta maggiormente è la qualità del rapporto che si è generato, e questo rapporto produce qualcosa di materiale, mentre non vale il contrario”. La fiducia è fondamentale per questi sistemi economici e anche in questo caso l’Africa ha approcci interessanti da offrire. “Nei nostri Paesi molta gente non ha un conto in banca e se ha bisogno di un prestito per avviare un’impresa, si rivolge alla sua comunità. Se è solido il capitale sociale, cioè la relazione e la fiducia tra il richiedente e la comunità sono forti, si può svolgere la transazione, senza bisogno di garanzie o di mettere un’ipoteca sulla casa”, afferma. “Questo tipo di economia ha i costi di transazione più bassi. Nel sistema economico dominante, la maggior parte dei costi di transazione deriva dalla sfiducia: è per far fronte a questa diffidenza che occorrono garanzie, ipoteche, un apparato giudiziario. Da questo punto di vista, è più efficiente finanziare piccole imprese basandosi su un capitale sociale a lungo termine”.

Ascoltare per uno scambio paritario

Per un dialogo allo stesso livello tra Africa ed Europa è indispensabile, secondo Sarr, che l’Europa assuma una posizione di ascolto: “Negli ultimi cinque secoli, l’Europa ha condotto i giochi di potere nel mondo, ma per le sfide che riguardano l’umanità intera abbiamo bisogno di tutte le risorse di cui disponiamo a livello mondiale, non soltanto del sapere europeo. Abbiamo bisogno del sapere dell’Asia, dell’India, dell’Africa, dei cosiddetti Paesi in via di sviluppo, e per questo l’Europa deve imparare ad ascoltare e a disporsi ad imparare dalle esperienze altrui”. Come riconosce Sarr, non è facile, serve modestia. “Se partiamo dall’assunto che la culla dell’umanità è in Africa, ne dobbiamo dedurre che gli africani hanno la più lunga esperienza con il senso della vita. Come si può credere, quindi, che dall’Africa non ci sia nulla da imparare?

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