Accesso rapido:
Vai direttamente al contenuto (alt 1)Vai direttamente al secondo livello di navigazione (alt 3)Vai direttamente al primo livello di navigazione (alt 2)

Intervista
Italiani di Germania – La mostra

Italiani in Germania
© Riccardo Venturi / Akronos

Dopo l’esordio di Wolfsburg, la mostra “Italiani di Germania” è approdata anche ad Amburgo, dove si terrà fino al 7 febbraio presso il Goethe-Institut. Abbiamo intervistato gli autori, Lorenzo Colantoni e Riccardo Venturi, e la curatrice, Arianna Massimi.

Di Lucia Conti

Quando avete deciso di dare vita a questo progetto?
 
[Lorenzo] Il progetto è nato tra il 2014 e il 2015. Ero un italiano appena tornato dall’estero e avevo notato il grandissimo flusso di nostri connazionali, in particolare nel Regno Unito. Ne ho parlato con Riccardo e dal desiderio di mettere in parallelo i migranti di ieri e di oggi è nato Italians and the UK, che il Ministero degli Affari Esteri e National Geographic hanno supportato con lungimiranza.

Il referendum Brexit, avvenuto proprio nei giorni della presentazione, ha trasformato il progetto, da sociale e storico, a uno di news. Da lì si è espanso in Italiani d’Europa e in Italiani di Germania, in particolare, che ha dato vita alla mostra che ora vediamo ad Amburgo.
 
Come avete selezionato le storie da raccontare?
 
[Riccardo] I principali criteri sono la rappresentatività e l’eccezionalità. Scegliamo le storie che raccontano il cuore di queste migrazioni, come quelle dei Gastarbeiter tedeschi, dei minatori in Belgio o dei giovani baristi di Londra. E abbiamo raccontato storie come quella di Paolo Ferri dell’ESA o del designer Walter De Silva.
 
Quali vicende vi hanno colpito di più?
 
[Lorenzo] Difficile dirlo, perché ogni storia ha una sua unicità. Sicuramente però colpisce quella di Lorenzo Annese, primo operaio alla Volkswagen: giunto prima delle centinaia di migliaia di italiani arrivati negli anni ’50 e ’70, riuscì a farsi assumere intrufolandosi in un tour organizzato all’interno della fabbrica. La sua storia d’amore con una ragazza tedesca e gli anni di conquiste e duro lavoro meriterebbero un libro a parte.
 
Il vostro lavoro parla della migrazione italiana in diversi Paesi. Che particolarità presenta l’esperienza tedesca?
 
[Lorenzo] L’esperienza tedesca è un unicum non solo per i numeri (in Germania ci sono quasi un milione di connazionali), ma anche perché la comunità nata da questa commistione, forse più di tutte, mostra i caratteri della transnazionalità, ossia dell’appartenenza contemporanea a due culture.
 
A che conclusioni vi ha portato il vostro lavoro?

[Riccardo] Che i migranti hanno storie diverse, ma simili. Lo si capisce confrontando i migranti di oggi con quelli di ieri e lo si vede bene nei contenuti video che abbiamo prodotto: gli attuali operai di Wolfsburg hanno storie simili a quelle dei loro predecessori di cinquant’anni prima.
Italiani in Germania © Riccardo Venturi / Akronos Viviamo un momento storico in cui la migrazione viene spesso considerata un problema o un pericolo. Come giudicate questa tendenza?
 
[Lorenzo] Considerata un problema o un pericolo da chi esattamente? Da una politica mai sazia di visibilità e che simula emergenze che non esistono per fomentare odio? O da una parte della popolazione che ha molta più eco di una maggioranza che la pensa diversamente? Forse dovremo guardare al mondo con più razionalità e meno amore per titoloni e semplificazioni.
 
Italiani in Germania: ben integrati o mai fino in fondo?
 
[Riccardo] L’integrazione italiana in Germania non è stata semplice. Crediamo però che la nostra migrazione sia comunque un esempio di successo, che ha aperto le porte alla creazione di un’Europa non solo delle istituzioni, ma anche delle persone.
 
Arianna, come è nata la collaborazione con l’Ambasciata, l’IIC e il Goethe-Institut di Amburgo?
 
La collaborazione è nata in occasione della circuitazione della mostra Italiani di Germania, promossa dall’Ambasciata d’Italia a Berlino e realizzata da Akronos con la mia curatela. Amburgo è infatti la seconda di otto tappe che ospiteranno la mostra fino ad ottobre 2020.
 
Quali criteri hai seguito nell’allestimento della mostra?
 
Ho deciso di non stravolgere lo storytelling degli autori, adattando l’allestimento anche in base allo spazio. Nel caso specifico di Amburgo il mio obiettivo era quello di partire da una serie di “storie di successo” e collocare al piano inferiore le storie della prima migrazione. L’intenzione era quella di creare un filo narrativo tra il prima ed il dopo, facilmente esemplificato in questo caso da un sopra e un sotto, per ricordare che i volti del passato hanno permesso ai giovani di guardare verso il futuro.
 
Se potessi scegliere una foto tra quelle esposte?
 
Probabilmente sceglierei il ritratto di Arturo Prisco, perché rappresenta letteralmente un ponte tra il Gastarbeiter e l’imprenditore di successo.
Italiani in Germania © Riccardo Venturi / Akronos

Top