Berlinale-Blogger 2017 Il successo della musica elettronica tedesca

Denk ich an Deutschland in der Nacht – Sonja Moonear
Denk ich an Deutschland in der Nacht – Sonja Moonear | © Arden Film

Un film tedesco racconta il successo della musica elettronica tedesca. Si intitola “Denk ich an Deutschland in der Nacht” ed è stato presentato alla Berlinale 2017.

Denk ich an Deutschland in der Nacht,
Dann bin ich um den Schlaf gebracht,
Ich kann nicht mehr die Augen schließen,
Und meine heißen Tränen fließen.

 
“Di notte penso alla Germania / e poi perdo il sonno / non riesco più a chiudere gli occhi / ne sgorgano calde lacrime”, scriveva Heinrich Heine in Pensieri notturni, una delle sue più celebri poesie.

Da qui parte il regista Romuald Karmakar per il documentario Denk ich an Deutschland in der Nacht sulla musica elettronica tedesca e, soprattutto, sui suoi protagonisti, ovvero i dj.

Come sottolinea infatti Ata: “Qui vi sono al momento i migliori dj al mondo. Il mondo dell’elettronica ha un grande debito nei confronti della Germania. Quel desiderio di sperimentare che dagli anni ’50 e ’60 ha portato tanti dj tedeschi a realizzare un suono unico al mondo, unito alla tecnologia tedesca, è stata una delle scintille che ha acceso l’interesse verso l’elettronica negli Stati Uniti, soprattutto all’interno della comunità nera”.

Stelle della consolle

Accanto a lui, a parlare, vi sono celebri nomi della consolle come il cileno-tedesco Ricardo Villalobos, la svizzera Sonja Mooner e i tedeschi Roman Flügel e David Moufang (conosciuto anche come Move D). Li vediamo all’opera mentre fanno ballare le platee di club sparsi per tutta la Germania e nei vestiti di tutti i giorni, con la luce del sole ad illuminare i loro volti mentre raccontano la loro concezione della musica elettronica. Quel che ne è esce è un ricco puzzle di testimonianze in grado di descrivere un aspetto fondamentale della nostra società.

“L’ultima generazione è stata abituata a pensare che il primo obiettivo che ci si deve porre nella vita è l’indipendenza. Non solo economica, ma anche affettiva. Prima di tutto c’è lo stare bene con sé stessi. Questa indipendenza però porta con sé anche tanta solitudine. La gente che va nei club vuole sentirsi parte di un gruppo. E per farlo ha bisogno di musica allo stato più semplice, ritmi solidi in cui tutti possono ritrovarsi, senza mettere in dubbio tutto il resto, ovvero quello che sta fuori dal locale, le loro stesse personalità. La musica elettronica fa questo. O almeno ci prova”, racconta Ricardo Villalobos dal suo studio. Difficile dargli torto. E vale per la Germania come per qualsiasi altra nazione occidentale, di notte, come di giorno. E, a differenza di quanto succedeva ad Heine, senza mai avere voglia di piangere, semplicemente di riflettere.