Berlinale Blogger 2017 Ieri e oggi

T2 Trainspotting
T2 Trainspotting | © Sony Pictures Releasing GmbH

Quali film, quali momenti particolari della Berlinale 2017 hanno fatto pensare i nostri blogger? Cosa ha suscitato nostalgia? Ecco le loro riflessioni sul tema “Ieri e oggi”.

Sarah Ward Sarah Ward – Australia: “Ieri e oggi” sarebbe stata un’alternativa appropriata al titolo Rückkehr nach Montauk (Return to Montauk, l’ultimo lavoro firmato da Volker Schlondorff (alla sceneggiatura ha collaborato l’autore di Brooklyn Colm Tóibín) affronta non solo la nostalgia, ma anche quel fortissimo impulso universale, esistenziale e inevitabile di capire come il passato determina il nostro presente. Una brama che si legge con chiarezza nelle espressioni accigliate e negli sguardi nostalgici dei bravissimi interpreti del film.

Camila Gonzatto Camila Gonzatto – Brasile: Il documentario I’m Not Your Negro (Francia/USA/Belgio/Svizzera), proiettato nella sezione “Panorama Dokumente”, diretto da Raoul Peck e ispirato a testi di James Baldwin (1924-1987), porta in scena le lotte del movimento per i diritti civili degli afroamericani ed è incentrato sulla morte di tre personaggi chiave: Malcom X, Martin Luther King Jr. e Medgar Evers. Un collage di immagini d’archivio e spezzoni di film hollywoodiani che racconta la rappresentazione dei neri nel cinema statunitense e la creazione del loro ruolo nella nazione. Benché il linguaggio del documentario abbia un carattere più televisivo e risulti meno riuscito a livello cinematografico, il lavoro trasmette comunque delle riflessioni di Baldwin tuttora attuali e rilevanti ed è emblematica anche la citazione finale: “I neri li avete inventati e dovreste chiedervi il perché. È da questo che dipende il nostro futuro”.

Yun-Hua-Chen Yun-hua Chen – Cina: Ho provato nostalgia con T2 Trainspotting: vedere l’invecchiamento di attori come Ewan McGregor, Robert Carlyle e Ewen Bremner è stato come vedere invecchiare me stessa. I personaggi vengono messi a confronto con le loro figure di 21 anni prima, mentre passeggiano lungo le coste rocciose di Edinburgo o corrono sulla ghiaia dei marciapiedi e questo mi ha spinta a pensare ai miei ultimi 21 anni, e la melodia dell’accento scozzese mi ha riportata col cuore ai migliori anni della mia vita, trascorsi proprio a Edinburgo. Una città che dal tempo di Trainspotting, negli anni Novanta, è cambiata moltissimo: nel frattempo c’è il tram, la gentrificazione fa il suo corso e io non sono più la teenager che inorridiva alla vista di Ewan McGregor che emergeva dal gabinetto “peggiore della Scozia”. Il fascino profondo per la magia del grande schermo, però, non mi ha mai abbandonata, né mai potrà farlo.

Ahmed Shawky Ahmed Shawky – Egitto: Bones Of Contention è un documentario molto toccante che utilizza anche una vena di umorismo nero per mostrare gli orrori perpetrati dal regime di Franco in Spagna nei confronti della comunità LGBT e di chi in generale era considerato diverso. Mentre il pubblico in diverse scene è scoppiato a ridere, io non riuscivo a non pensare che ciò che qui può sembrare divertente, in molti altri Paesi come il mio, invece, è ancora una realtà quotidiana.

Philipp Bühler Philipp Bühler – Germania: Montauk, un posto che si trova a Long Island, sembra attirare quasi magicamente il tema del ricordo ed è l’ambientazione scelta da Volker Schlöndorff, ispirato a Max Frisch, per il film in concorso Rückkehr nach Montauk (Return to Montauk). Il ricordo è sempre più bello della realtà. Il solido cinema per gli adulti è quasi in antitesi con Eternal Sunshine of the Spotless Mind (2004), il moderno classico di fantascienza di Michel Gondry sui ricordi cancellati che si conclude (oppure inizia) proprio a Montauk. Ora, però, essendo più attratti dal futuro che dal passato, la retrospettiva fantascientifica risulta più attuale. La visione futuristica di Blade Runner (1982) è spietatamente distopica ed è ambientata nel 2019. Abbiamo ancora due anni di tempo.

Andrea D'Addio Andrea D’Addio – Italia: L’oggi di Max Zorn, scrittore interpretato da Stellan Skarsgård in Return to Montauk, è un viaggio nel passato. L’ultimo libro che ha realizzato sembra una storia inventata, in realtà parla di un amore passato e mai completamente dimenticato. Anzi, se Max ha deciso di presentare il testo anche a New York, nonostante ormai abiti stabilmente a Berlino, è proprio per capire perché quella storia di più di vent’anni prima finì. Ci riesce, lasciando però uno sguardo ulteriore su un futuro sentimentale altrettanto incerto, chissà, forse nuova materia per un romanzo. Quando si parla di scrittori, il tempo, con i suoi rimpianti e rimorsi, è il primo alleato dell’ispirazione.

Julia Thurnau Julia Thurnau – Norvegia: Dal 2003 al 2005 e dal 2010 fino ad oggi la presentazione della serata di gala per l’inaugurazione della Berlinale è stata affidata ad Anke Engelke. La First Lady tedesca della comicità, con il suo umorismo travolgente, appare in abito da sera, tacchi alti e tutta ingioiellata, mentre Dieter Kosslick è in comode scarpe da ginnastica e la Engelke ne approfitta per scherzare sullo stereotipo alla sua maniera. Peccato che la maggior parte delle donne tiri fuori sempre la solita performance gender invece di sfruttare le tante potenzialità dei ruoli ai quali attingere, come fece ad esempio Tilda Swinton alla Berlinale 2015 quando David Bowie salì mascherato sul palco.

Dorota Chrobak Dorota Chrobak – Polonia: A volte le cose non cambiano, soprattutto nel mondo della politica. Viceroy's House è ambientato nel 1947, ma potrebbe anche essere oggi: il mondo è governato da ragazzoni che giocano a gatto e topo (cat & mouse), nascondino (hide & seek), scacchi e dama (chess & checkers) e ad altri giochetti divertenti (funny games), ma le vittime sono dolorosamente reali: la divisione dell’India in due Stati, l’India e il Pakistan, ha causato la più grande ondata migratoria della storia dell’umanità, con ben 17 milioni di persone che si sono dovute spostare da un Paese all’altro, e in questo trasferimento un milione di esseri umani ha perso la vita. Suona in qualche modo familiare? A volte le cose non cambiano, solo il gioco è un po’ diverso.

Nathanael Smith Nathanael Smith – Regno Unito: Uno dei temi ricorrenti della 67° Berlinale è il mezzo stilistico per gettare uno sguardo sul nostro presente attraverso la storia. Der junge Karl Marx, film molto intelligente e acuto di Raoul Peck, finisce con un coraggioso montaggio di notizie che fa chiaramente capire quanto siano ancora importanti le idee marxiste. Un momento didattico raro in un film che altrimenti invitava piuttosto al dibattito. Ci si potrebbe chiedere il motivo di questa conclusione e se fosse davvero necessaria, visto che sembra non riconoscere allo spettatore la capacità di collegare autonomamente passato e presente. Forse il regista, al termine di un film che in primo luogo vuole coinvolgere la mente, ha voluto colpire il cuore di chi è meno abituato a fare critica cinematografica, e in effetti ci è riuscito.

Pablo Lopez Barbero Pablo López Barbero – Spagna: Beuys, documentario sulla vita di Joseph Beuys, mi ha affascinato per il carattere assolutamente rivoluzionario del protagonista, un artista geniale, irrispettoso e polemico, impegnato anima e corpo anche in campo politico e sociale. Mi chiedo sempre se la scena artistica di oggi abbia veramente attuato gli spunti forniti da Beuys in quell’animata seconda metà del XX secolo. E se il nuovo millennio, che ci connette e ci dà più possibilità a livello di informazione e conoscenza, non ci stia rendendo anche un po’ meno umani. Il dubbio mi resta.