Francia – Seine-Saint-Denis Les Courtillières – un quartiere sensibile si reinventa

Proponiamo un ritratto degli abitanti decisi a rompere con i vecchi cliché, che preferiscono parlare di “solidarietà” e di “sostegno reciproco” piuttosto che di “violenza”. Ne incontriamo alcuni presso la casa di quartiere e la moschea.

Il quartiere Les Courtillières a Pantin (93esimo dipartimento), creato negli anni cinquanta, è un esempio dell’attuale modernizzazione dei grandi complessi edilizi nei sobborghi parigini. A partire dal 2000  ha potuto beneficiare - come altri 500 quartieri sensibili della Francia - di vari programmi di rinnovamento urbano. Il celebre conglomerato popolare chiamato “serpentina” è stato ristrutturato e decorato con mosaici. Alcuni abitanti hanno trovato nuovi alloggi cedendo così il posto a nuovi arrivati. L’insediamento cambia dunque gradualmente il suo volto: ora è più calmo “ma anche meno vivace”, come affermerebbero taluni.

Il quartiere ha fatto parlare di sé nel mese di luglio scorso in seguito all’omicidio per arma bianca di due donne, perpetrato dal loro vicino. “Sinceramente è terribile ma non penso che ciò intaccherà il lavoro fatto dal comune per migliorare il quartiere, così come ritengo che non farà aumentare la violenza locale”, ha risposto un residente dopo il fatto. Gli abitanti sono decisi a rompere con i vecchi cliché e preferiscono parlare di “solidarietà” e di “sostegno reciproco” piuttosto che di “violenza”. Incontriamo alcuni di loro presso la casa di quartiere e la moschea.

  • Kévin N’Gangu, 26 anni, animatore presso il centro giovanile municipale, davanti alla “serpentina” © Constance Bernard & Marine Leduc
    Kévin N’Gangu, 26 anni, animatore presso il centro giovanile municipale, davanti alla “serpentina”

    “Les Courtillières è una seconda città all’interno di Pantin ed è distante da tutto: dai centri commerciali, dal municipio, dalla stazione. Ciò nonostante è un piccolo villaggio, tutti si conoscono e non sussistono problemi fra le persone … anche se in passato l’atmosfera era migliore. Nella casa di quartiere, invece, oggi proponiamo agli adolescenti delle attività delle quali noi non abbiamo potuto usufruire quando eravamo più giovani - e non si tratta solo di giochi: creiamo un dialogo, trasmettiamo dei valori.”
  • Bernadette Marlin, 56 anni, partecipante alle attività della casa di quartiere © Constance Bernard & Marine Leduc
    Bernadette Marlin, 56 anni, partecipante alle attività della casa di quartiere

    “Teoricamente il quartiere dovrebbe essere migliorato in seguito ai lavori e di fatto prima non era proprio bello: eppure c’era un tabaccaio, la lavanderia, il giornalaio e potevo dire “Esco a comprare dei fiori”. Anche il parco era gradevole. Andavamo molto d’accordo fra vicini malgrado i troppi pettegolezzi. Ora molte persone si sono trasferite e ho perso degli amici. Fortunatamente c’è la casa di quartiere che è diventata la mia seconda casa. L’altro giorno, durante il club di lettura, un libro mi ha fatto piangere.”
  • Kévin Levéziel, 19 anni, apprendista impiegato postale, davanti alla casa di quartiere © Constance Bernard & Marine Leduc
    Kévin Levéziel, 19 anni, apprendista impiegato postale, davanti alla casa di quartiere

    “Qui siamo tutti una famiglia e integriamo immediatamente anche la gente che non conosciamo. Ciò nonostante, la nostra reputazione è pessima. Le persone considerano il 93° dipartimento come un luogo pericoloso e pensano che qui tutti siano criminali: peggio per loro, parlano senza conoscerci! Quello che mi disturba al momento sono i lavori. Non capiamo che cosa stiano facendo e nessuno chiede la nostra opinione. Non ci sono più i negozi, non c’è più nulla, la gente s’incrocia senza guardarsi in faccia. Vado a Parigi appena posso.”
  • Nathalie Huleux, 32 anni, sulla vecchia “piazza del mercato” © Constance Bernard & Marine Leduc
    Nathalie Huleux, 32 anni, sulla vecchia “piazza del mercato”

    “Vivo qui da sempre e l’ambiente è cambiato enormemente. Dopo i lavori di ristrutturazione tutto è diventato molto più calmo e frequentabile. Prima avevamo l’abitudine di ritrovarci in piazza con gli amici, ma da quando hanno rifatto tutto è come se ci fosse stata una disintegrazione e non ci si vede più. Mancano le aree giochi per i bambini e i piccoli commerci, anche se la vita di quartiere continua ad essere importante e ci aiutiamo moltissimo fra di noi. Può capitare che abbia bisogno di un uovo, allora vado a chiederne uno alla mia vicina.”
  • Sébastien Durand, autista di tram © Constance Bernard & Marine Leduc
    Sébastien Durand, autista di tram

    “Sono arrivato qui con la mia famiglia nel 2015 perché gli affitti sono meno cari. Inizialmente abbiamo avuto un’impressione negativa del quartiere, simile a quella che era diffusa vent’anni fa e ancora perdura. Comunque è vero che oggi molte cose sono cambiate, tutto è più tranquillo e moderno. Non siamo lontani dalla stazione Fort d’Aubervilliers che sarà una delle fermate del Grand Paris Express [N.d.R.: una linea metropolitana circolare che collegherà le città della periferia parigina] e porterà qui molta gente. Trovo comunque che la gente tenda a stare per conto proprio nella comunità d’appartenenza. Tranne i bambini, che si mescolano fra di loro.”
  • Stéphanie Hannach, operaia imballatrice © Constance Bernard & Marine Leduc
    Stéphanie Hannach, operaia imballatrice

    “Ho passato tutta la mia infanzia in un edificio che è stato abbattuto l’anno scorso: ci è dispiaciuto molto assistere alla sua distruzione. Ora vivo nella serpentina, cioè dietro a dove stavo prima. Sono affezionata a questo quartiere, qui mi sento a casa. Vorrei che ci fossero più aree giochi per i bambini, degli spazi verdi e soprattutto più attività per gli adolescenti per i quali non c’è molto da fare: ne vediamo tanti che si annoiano.”
  • Fousseynou Danfakha, 22 anni, davanti alla moschea di Les Courtillières © Constance Bernard & Marine Leduc
    Fousseynou Danfakha, 22 anni, davanti alla moschea di Les Courtillières

    “Non è un quartiere meraviglioso, soprattutto rispetto a Parigi. Ma a me sta bene così com’è. Non vi sono problemi fra le varie comunità. I miei vicini sono di confessione differente dalla mia eppure andiamo molto d’accordo. In passato la nostra moschea è già stata accusata a torto di veicolare dei valori negativi malgrado la vigilanza meticolosa dell’imam che fa di tutto per evitare le radicalizzazioni. Del resto, i gruppi radicali sono minoritari e non rappresentano certo la comunità.”
  • Ahmed Zeghache, pensionato © Constance Bernard & Marine Leduc
    Ahmed Zeghache, pensionato

    “Siamo francesi ma veniamo da fuori. Qui trovo che i giovani siano migliori degli anziani perché se ne infischiano della loro provenienza. Il quartiere si è evoluto da quando abbiamo la moschea che fa avvicinare le persone fra di loro. L’attentato del 13 novembre ha traumatizzato molti di noi. Mio figlio si trovava nello Stade de France e mia figlia, che è giornalista, era nel Bataclan. Siamo tutti stati colpiti.”
  • Sada Ciré © Constance Bernard & Marine Leduc
    Sada Ciré

    “Abito qui da 23 anni. Era un quartiere caldo e violento ma la moschea ha calmato le acque. Abbiamo la fortuna di avere un imam nato qui e capace di parlare ai giovani. Inoltre, ci aiutiamo molto. Se c’è un problema con qualche giovane ne discutiamo fra di noi, poi con i genitori e in seguito con lui: è un lavoro di squadra. Il problema è che non ci sono impieghi per loro. Se non lavorano devono trovare qualche modo di occuparsi, allora si incontrano negli androni degli edifici e chiacchierano.”
  • Zina Barrani (29 anni), Toussaint Boos (30 anni), studenti, e Samuel Ramirez,  venditore di quadri, sul balcone dell’appartamento che condividono © Constance Bernard & Marine Leduc
    Zina Barrani (29 anni), Toussaint Boos (30 anni), studenti, e Samuel Ramirez, venditore di quadri, sul balcone dell’appartamento che condividono

    “Crediamo in questo quartiere: è verde, calmo e tranquillo. Ci sono ovviamente dei pregiudizi, ma quando gli amici passano qui e vedono questi spazi sbarrano gli occhi perché nel migliore dei casi a Parigi trovi al massimo quindici metri quadri per lo stesso prezzo. Al momento le persone sono reticenti, ma in futuro questo quartiere si riempirà inevitabilmente. L’unico problema sono gli abitanti che gettano la loro spazzatura dalle finestre: per il resto, la zona è sicura, l’ambiente è tollerante e ti può capitare di incrociare ragazze con il burqa ma anche giovani donne in minigonna.”