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Berlinale Blogger 2019
Berlinale 2019, ecco i temi

“La paranza dei bambini” di Claudio Giovannesi
“La paranza dei bambini” di Claudio Giovannesi | Foto (particolare): © Palomar 2018

Ribellioni, addii, il luccichio dell’oro: come partecipare attivamente al festival di quest’anno pur non essendo sul posto.

Di Ula Brunner

Un po’ di malinconia sarà naturale: la 69a edizione della Berlinale sarà l’ultima sotto l’egida di Dieter Kosslick, il divertente mattatore svevo che la guida dal 2001 e che, durante l’era che si chiuderà definitivamente a maggio, l’ha trasformata nel più grande festival del pubblico a livello mondiale. Per la prima volta nella storia del Festival Internazionale del Cinema di Berlino, le sue redini andranno a un duo: la guida artistica all’italiano Carlo Chatrian, già direttore del Festival di Locarno, e quella esecutiva all’olandese Mariette Rissenbeek.

Dieter Kosslick, direttore della Berlinale fino al 2019 Dieter Kosslick, direttore della Berlinale fino al 2019 | Foto (particolare): Marc Ohrem Leclef@berlinale 2012

Le speranze: cosa porta la competizione

Il cambio al vertice, ora imminente a livello sia curatoriale, sia amministrativo, fa seguito a qualche anno di malumori, anche intensi, in particolare per un’eccessiva quantità di sezioni dai profili troppo sfumati e per un calo nella qualità dei film in competizione. Soprattutto in tempi di crescente concorrenza da parte dei servizi di streaming, un festival ha bisogno di impulsi per cambiare prospettive. Il fatto che Elisa y Marcela, film in concorso di Isabel Coixet, sia stato cofinanziato da Netflix ha già causato qualche perplessità. Riuscirà Chatrian a sostenere la Berlinale verso un nuovo periodo di splendore? Finora ha dimostrato prudenza, evitando di anticipare le sue intenzioni per il programma del 2020, e d’altronde per febbraio 2019 l’evento compete ancora a Kosslick, con 17 film in corsa per l’orso d’oro e per quello d’argento, e un mix di generi, tra l’essai e il narrativo con intenti sperimentali ed esplorativi dei confini tra sfera privata, autodeterminazione, famiglia e società.

“Yi Miao Zhong” di Zhang Yimou “Yi Miao Zhong” di Zhang Yimou | Foto (particolare): © Huanxi Media Group

I vincitori: il luccichio dell’oro di ieri

Se le star di Hollywood quest’anno scarseggeranno sul red carpet per mancanza di produzioni statunitensi, tra i registi invitati sono numerosi gli habitué, compresi i vincitori dell’Orso d’oro di edizioni passate, come Zhang Yimou, primo cinese detentore del principale premio del festival nel 1981 per la regia di Sorgo rosso (Hóng Gāoliang) e, per questo, motivo di dibattito nel Paese d’origine. Nel dramma che presenta quest’anno, One Second (Yi miao zhong), Zhang Yimou racconta l’incontro tra un appassionato di cinema e una vagabonda. Wang Quan’an, vincitore della Berlinale nel 2007 con Il matrimonio di Tuya (Túyǎ de hūnshì), torna con una nuova storia d’amore ambientata in Mongolia con Öndog. Anche dalla Germania si ripropone un ex vincitore dell’oro: 15 anni dopo il successo a sorpresa de La sposa turca (Gegen die Wand), Fatih Akin presenta quest’anno Der goldene Handschuh (The Golden Glove), cupo thriller horror sul famigerato serial killer di Amburgo Fritz Honka.

“Kiz Kardeşler” di Emin Alper “Kiz Kardeşler” di Emin Alper | Foto (particolare): © Liman Film, Komplizen Film, Circe Films, Horsefly Productions

La Famiglia: cos’è in realtà

Cosa significa famiglia per ogni individuo e per la società? I film in concorso affrontano il tema in vari modi: Angela Schanelecs, Germania, con Ich war zu Hause, aber (I Was at Home, but), parla di un tredicenne che scompare da casa per una settimana senza lasciare tracce; Emin Alper, Turchia, racconta invece con Kız Kardeşler (A Tale of Three Sisters) di tre sorelle dell’Anatolia centrale mandate in altrettante famiglie affidatarie nella speranza di una vita migliore; il film di apertura danese The Kindness of Strangers di Lone Scherfig tratta di senzatetto di New York che trovano rifugio in una sorta di famiglia sostitutiva; con La paranza dei bambini di Claudio Giovannesi, tratto da un bestseller di Roberto Saviano, è la banda di cui fa parte un gruppo di adolescenti, che seminano paura e terrore per conto del loro capo, a sostituirsi alla famiglia. Saviano, che vive sotto protezione dall’uscita del suo romanzo sulla mafia Gomorra, sarà ospite del Festival, ovviamente nel rispetto delle rigide misure di sicurezza che il suo caso impone.

“Systemsprenger” di Nora Fingscheidt “Systemsprenger” di Nora Fingscheidt | Foto (particolare): © kineo Film / Weydemann Bros. / Yunus Roy Imer

La Ribellione: perché #metoo resta un tema sempre attuale

Il fatto che nel cinema le posizioni chiave creative siano occupate per lo più da uomini si riflette anche nel bilancio della Berlinale: in 68 anni di festival, solo sei Orsi d’oro sono andati a una donna, l’ultima volta nel 2018 alla rumena Adina Pintilie per Touch me Not. Anche nel 2019 è meno di un terzo di tutti i film presentati a portare una firma femminile. Tuttavia, la selezione effettuata quest’anno dal Kuratorium è riuscita a migliorare significativamente le statistiche: sono stati realizzati da donne 7 dei 17 film in concorso, e tra l’altro il tedesco Systemsprenger (System Crasher), esordio di Nora Fingscheidt su un bambino disadattato, è stato realizzato grazie a un programma dell’emittente televisiva ZDF per incentivare la parità di genere nella regia dei lungometraggi. È la prova che si può fare.
 

Le prospettive: quando un festival lascia un segno

La retrospettiva di quest’anno può essere letta come una risposta programmatica a una domanda di uguaglianza: con il motto “Autodeterminazione. Prospettive di donne registe”, la sezione si concentra sull’attività di registe donne dal 1968 al 1999, riunendo tematicamente lavori anche molto diversi, come quelli firmati da Jutta Brückner o Ula Stöckl, accomunati dalla “ricerca di spazi vitali propri e di un linguaggio cinematografico personale”. Anche l’Omaggio e l’Orso d’oro d’onore di quest’anno sono dedicati a una donna, l’attrice cult pluripremiata Charlotte Rampling. La 69a edizione della Berlinale si aprirà con un film di Lone Scherfig e una presidente di giuria donna, Juliette Binoche, che parteciperà all’assegnazione degli Orsi d’oro e d’argento. Se è vero che un festival non può cancellare sessismo e disparità di trattamento con un colpo di spugna, è vero che può però lasciare un segno, e l’ultima Berlinale di Kosslick lo sta facendo.

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