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Spiccatamente... post-umano
Tecnologia deepfake: falsi realistici e crisi d’identità

Deepfake
È realmente accaduto? Perdere la propria identità con un deepfake è più facile di quanto non si creda (e non si voglia) | Foto (particolare): Christian Gertenbach © Unsplash

Pubblicando la propria immagine su internet si rischia di cadere nella trappola del deepfake. I computer sono già in grado di rubare foto in rete e di servirsene per fake news o video pornografici. Liwen Qin ci racconta con una certa apprensione delle nuove frontiere della tecnologia.

Di Liwen Qin

Avete visto il film del 2016 Rogue One: A Star Wars Story? Se sì, ricorderete il Governatore Tarkin e la principessa Leia, due personaggi tanto perfetti quanto “irreali”: i registi, infatti, hanno impiegato tecnologie di face-swapping e videosintesi per ricostruire i volti di attori in carne ed ossa e inserirli sulle loro controfigure. Il trucco usato è ancora avvolto in un’aura di mistero ed è chiaro che con questa tecnologia stanno nascendo sfide finora inconcepibili per la società.

I computer stanno affinando le tecniche di contraffazione

La tecnologia che impiega l’intelligenza artificiale per generare immagini e suoni è chiamata “deepfake”, neologismo che combina “deep learning” e “fake”. Questo trucco viene utilizzato ampiamente e da anni nell’industria dell’intrattenimento e della pornografia, ma ora si sta andando oltre: dalla mimica facciale di una persona tratta da foto o video, l’intelligenza artificiale può sintetizzare un volto completamente nuovo, e può anche creare un nuovo modello di viso partendo da una singola immagine, anche se i risultati, in questo caso, non sono ancora molto convincenti. I deepfake vengono sviluppati su piattaforme open source, dove vengono continuamente rivisti e migliorati.

Falsi nudi e contraffazione nella pornografia

Per la grande quantità di dati e immagini disponibili in rete, celebrità ed esponenti politici sono le vittime più frequenti del deepfake: i loro volti possono essere utilizzati con facilità per creare fake news o per contraffare video pornografici, e visto che sempre più persone mettono in rete la propria immagine sotto forma di selfie e brevi video, questa tecnologia può essere utilizzata in malafede e i casi, infatti, sono in continuo aumento. Recentemente lo Stato americano della Virginia è stato costretto a modificare una legge sul “revenge porn” per includervi espressamente il deepfake, con l’obiettivo di impedire che i soggetti vendicativi impieghino questa tecnologia per danneggiare i loro ex coniugi o amanti. È di poco tempo fa anche l’uscita di DeepNude, una app messa in rete per creare foto false di donne nude.

Il candidato presidente è realmente a favore della pena di morte?

Se perdere la propria identità per un deepfake è già abbastanza preoccupante, ancora peggio è che un deepfake possa essere usato per confezionare fake news: il loro utilizzo mirato a fini politici potrebbe minare le fondamenta della democrazia e, di conseguenza, il meccanismo di costruzione del consenso sociale. Quel certo candidato alla presidenza si è veramente espresso a sostegno della pena di morte in un discorso privato? Nessuno può provare se sia realmente accaduto.
 
Purtroppo, vista l’enorme rapidità di apprendimento delle intelligenze artificiali, non disponiamo ancora di tecnologie in grado di smascherare i deepfake a lungo termine: appena un video contraffatto viene considerato innaturale, ad esempio perché la persona in questione non batte gli occhi con la dovuta frequenza, ecco che spunta e viene applicato l’algoritmo che va a correggere l’errore.
 
Mentre scienza e legislatori si affannano alla ricerca di misure preventive e di contrasto all’uso improprio del deepfake, ognuno può contribuire a sensibilizzare e mettere in guardia l’opinione pubblica: “vedere per credere” non è più un concetto affidabile. Dobbiamo sviluppare metodologie ben più complesse per rintracciare la realtà.
 

“Spiccatamente...”

Per la nostra rubrica “Spiccatamente…” scrivono, alternandosi settimanalmente, Liwen Qin, Maximilian Buddenbohm, Dominic Otiang’a e Gerasimos Bekas. In “Spiccatamente… post-umano” Liwen Qin osserva i progressi tecnologici e la loro influenza sulla nostra vita e sulla società, che sia in auto, in ufficio o alla cassa del supermercato.

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