Cucina & cultura La mia gelateria amata da Blixa Bargeld

A Berlino, sulla Max-Beer Straße, piccola strada residenziale di Mitte, c’è una gelateria artigianale a due piani dove ogni giorno, che sia estate o inverno, è normale trovare coda davanti al bancone. Si chiama Cuore di vetro, ad averla fondata nel 2013 sono due ragazzi italiani, Angelika Kaswalder, 31 anni, e Guido Dorigo, un anno in più.

Cuore di vetro Cuore di vetro | © Goethe-Institut Italien | Foto: Cuore di vetro La loro è una vera e propria “rivoluzione”, se si pensa a come i tedeschi normalmente intendono il gelato, ovvero un dessert estivo, da gustare quando fuori fa caldo. Ed invece, puntando sulla qualità degli ingredienti e su una ricetta che si rinnova periodicamente grazie a studi ed esperimenti, quello che doveva essere un negozio stagionale è aperto 12 mesi su 12. Quest’anno sono stati premiati da Slow Food sia come migliori “chef del gelato” che per il più buon pistacchio in città. Due anni fa ad aver ricevuto un premio, stavolta dalla rivista Zitty, era stato il loro sorbetto al cioccolato. Quando però ad Angelika chiediamo quale sia la più grande soddisfazione che si è tolta da quando ha aperto il locale, la sua risposta è immediata: “Avere come cliente affezionato uno dei miei musicisti preferiti: Blixa Bargeld. Sono cresciuta con il mito degli Einstürzende Neubauten. Io e Guido ci siamo conosciuti proprio durante un loro concerto anni fa a Bologna. Era destino che aprissimo la gelateria davanti casa sua e che un giorno lo trovassimo a gustare il nostro gelato”. Un’azione ripetuta nel tempo tanto che un giorno durante uno spettacolo presso la Volksbühne lo stesso Bargeld, notandoli entrambi seduti nelle prime file si preoccupò di dire a tutto il pubblico che Cuore di Vetro era la sua gelateria preferita. “Mai avrei pensato che il gelato sarebbe stato parte della mia vita professionale. Sia io che Guido ci siamo trasferiti a Berlino con obiettivi completamente diversi. Ma va bene così, anzi, va benissimo”.

Il trasferimento

Sia Angelika che Guido, all’epoca compagni, ora amici e soci, sono arrivati nella capitale tedesca nel 2011: “Io avevo da poco terminato un lavoro durato un paio di anni presso una casa editrice romana che però da tempo non pagava più gli stipendi. E dire che erano un’azienda importante, per la quale avevo deciso di lasciare Firenze, dove avevo studiato Scienze Politiche, per Roma”. Le sue origini però sono trentine. “Vattaro, in provincia di Trento, dove i miei nonni, sudtirolesi, si erano trasferiti una generazione prima della mia nascita per ragioni di lavoro”. Cosa spinge una laureata in materie umanistiche a emigrare in Germania? “La passione per la cultura tedesca e la voglia di suonare. All’epoca suonavo in una band di quattro elementi. Dovevamo trasferirci tutti a Berlino per cercare un’etichetta discografica, ma quando era tutto pianificato, il chitarrista si è tirato indietro. Guido mi ha seguito sia per amore che perché anche lui suonava e voleva tentare la strada berlinese”. Dalla musica come si arriva alla gelateria? “Dovevamo mantenerci mentre provavamo la strada artistica. Io ho accettato un impiego in un call center e Guido in un bar nel quartiere di Charlottenburg. Un giorno ci siamo resi conto che, se proprio dovevamo ammazzarci di lavoro, sarebbe stato meglio farlo per noi stessi. È così che è nata l’idea di aprire un locale. L’estate prima, durante uno dei miei viaggi in Italia, avevo conosciuto un gelatiere amico di mio padre che mi ha raccontato il suo lavoro. Me ne ero appassionata. E così ho concentrato tutte le ferie che avevo a disposizione in un unico periodo dell’anno per frequentare la Carpigiani Gelato University di Bologna. Tornata a Berlino mi sono messa a studiare come ai tempi dell’università: bio-chimica, matematica... il bilanciamento degli ingredienti non è facile, per un buon gelato devi imparare a fare stare assieme componenti che in natura non starebbero mai”. La ricerca di un locale adatto è stata lunga. “Anche perché non avevamo molti soldi e tutti gli esercizi che visitavamo chiedevano buonuscite di almeno 20mila euro. Nessuna banca ha voluto finanziarci. Il locale di Mitte è stato un colpo di fortuna quando ormai eravamo scoraggiati. Nessuna agenzia, nessuna buonuscita. Andava solo ristrutturato. Lo abbiamo fatto nei fine settimana con l’aiuto di amici. I nostri vecchi lavori li abbiamo lasciati solo due settimane prima dell’apertura, non potevamo permetterci diversamente”. Il nome “Cuore di Vetro è un riferimento a Herz aus Glas, uno dei nostri film preferiti di Werner Herzog. E poi il nostro laboratorio è posto al centro della gelateria, tutto a vista, separato solo da una grande vetrata dal resto del locale”.

I primi coni e il futuro

“Per conquistarci clienti Guido usciva per strada ad offrire gelati ai passanti come se fossimo al mercato. Per fortuna non abbiamo dovuto aspettare molti mesi prima di potere andare in pari tra spese e ricavi. Ora diamo lavoro a sei persone e il progetto è di esportare il marchio anche in altre nazioni”. Italia? “No, sempre Europa, ma più est. L’Italia mi manca, ho nostalgia dei centri storici pedonali e di una diversità paesaggistica che nel giro di pochi chilometri ti offre dialetto, sapori e paesaggi completamente diversi, qui è tutto piano e omogeneo, ma non così tanto da pensare di tornarci, non nel medio periodo almeno». E la musica? “Guido continua a suonare in una band, per me al momento è sospesa, basterebbe una scintilla, chissà se Berlino, a breve, non mi regali anche questa...”.