Taiwan Tong Yali

Tong Yali
Foto: Tong Yali

Cosa significa per Lei la parola “profugo”?
Per me il termine rifugiato è riferito a quelle persone che nei loro Paesi non hanno più alcun riparo, né una casa e hanno quindi bisogno di protezione all'estero perché nella loro terra c’è la guerra o perché sono politicamente perseguitate.

La fuga dalla povertà è meno legittima della fuga dalla guerra o dalla repressione politica?
No. Credo che la fuga dalla povertà sia altrettanto legittima della fuga dalla guerra o dalla repressione politica. Ogni persona al mondo ha diritto a un’esistenza sicura.

Mentre la fuga dai problemi ecologici?
La fuga dai problemi ambientali sta diventando una questione seria. E quando la situazione ecologica di un luogo è minacciata e la salute dei residenti a rischio, gli abitanti di questo posto devono essere sistemati altrove o, in alternativa, le autorità devono predisporre un apposito insediamento per loro.

Quando si finisce di essere profugo?
Il giorno in cui in ogni essere umano regnerà la pace interiore e le persone saranno pronte per convivere in armonia e disposte a sostenersi reciprocamente con altruismo.

Secondo Lei, esiste un diritto di asilo politico?
Penso che per una persona valga il principio del diritto di asilo se la sua vita è messa in pericolo da guerra, povertà, persecuzione o da problemi di tipo ambientale e lo Stato non è più in grado di proteggerla. Per quanto riguarda me, attualmente non ho diritto di asilo perché sono tutelata dal mio Paese e finora non c’è stata nessuna guerra. Inoltre, Taiwan è considerato un Paese democratico in cui nessuno può essere perseguitato per motivi politici.

Se sì: è illimitato o si può perderlo?
Ritengo che il diritto di asilo sia soggetto a determinate condizioni, a seconda della legislazione in materia nei singoli Paesi. Qualora un richiedente asilo venisse condannato per un reato commesso nel Paese d’accoglienza, mi sembrerebbe opportuno revocargli il diritto di asilo.

Una società può ospitare un numero limitato o illimitato di profughi?
Penso che tutti i profughi del pianeta dovrebbero essere ben distribuiti, cioè tutti i Paesi del mondo dovrebbero accogliere una quota di profughi. Se tutti i Paesi fossero coinvolti non si porrebbe il problema del limite massimo. La realtà mostra tuttavia che i rifugiati preferiscono i Paesi con un welfare più sviluppato; di conseguenza molti altri Paesi, che non sono ambiti dai profughi, ricevono meno richieste di asilo.

Nel caso di un numero limitato, in cosa consisterebbero questi limiti?
Dato che la maggior parte delle persone sfollate è in cerca di un luogo sicuro, è soprattutto la Germania la destinazione più richiesta. Il numero dei rifugiati in Germania e Turchia ha raggiunto un nuovo record storico con pesanti ripercussioni su entrambi i Paesi. A mio parere, i paesi dell'UE farebbero bene a stabilire un tetto massimo comune in modo da offrire un riparo a tutti i rifugiati; allo stesso tempo dovrebbe essere garantito lo stile di vita della popolazione del Paese ospitante.

Sono presenti nel Suo Paese profughi privilegiati, cioè profughi che il Suo Paese è pronto ad accogliere prima di altri? Se sì, perché?
Negli ultimi decenni, a Taiwan sono stati accolti alcuni rifugiati politici provenienti dalla Cina continentale, oltre ai tibetani in esilio e alle vittime di persecuzioni politiche, grazie a una legge ad hoc, non essendo ancora in vigore la procedura per la richiesta d’asilo. A causa del rapporto ambivalente con la Cina, sono considerati rifugiati privilegiati.

Dal Suo punto di vista, i profughi vengono trattati giustamente nella Sua patria?
A Taiwan non c’è ancora una legge sul diritto d’asilo, ragion per cui da noi di rifugiati se ne vedono ben pochi, e l'attuale crisi internazionale dei profughi passa pressoché inosservata nell’isola di Taiwan. Tuttavia, nei decenni scorsi, alcune persone sono fuggite dal Tibet o dalla Cina continentale alla volta di Taiwan – alcuni di loro sono riusciti a rimanere grazie a particolari permessi di soggiorno ottenuti tramite matrimonio o lavoro. Io non sono ancora in grado di valutare se i rifugiati siano trattati con umanità.

Sarebbe per lei accettabile un taglio netto al sistema sociale della Sua nazione se questo fosse d’aiuto ad accogliere più profughi?
Ci sono molti Paesi al mondo che in realtà sono in grado di accogliere dei rifugiati. Come parte del mondo, ogni Paese dovrebbe dare il suo contributo. Credo che gli abitanti di Taiwan abbiano bisogno di più contatti con il mondo esterno e dovrebbero essere più coinvolti nel miglioramento della crisi dei rifugiati. Sarei felice se il nostro governo decidesse di accoglierne di più.

Quali sarebbero per Lei i presupposti per un’integrazione efficace? Ci sono richieste minime
- per chi arriva?
- per chi dà accoglienza?

Per una buona integrazione è necessaria la cooperazione di entrambe le parti – sia dei nuovi arrivati che degli autoctoni. A Taiwan, dove la popolazione è prevalentemente buddista, ci sono già alcune chiese e moschee per i nuovi arrivati o viaggiatori di altre religioni. I tanti lavoratori o coniugi stranieri originari delle Filippine, del Vietnam, della Thailandia e dell’Indonesia portano con sé le loro religioni e i loro stili di vita. In questo modo, la già variegata cultura culinaria a Taiwan si è ulteriormente arricchita. Entrambe le parti dovrebbero accettare la cultura dell'altro, ma anche imparare gli uni dagli altri. Per gli abitanti e i viaggiatori islamici a Taiwan, il governo del Paese ha organizzato delle attività per festeggiare la fine del Ramadan, all'inizio di luglio 2016, alle quali ha presenziato anche il sindaco di Taipei Ko Wen-je. Sono sempre più numerosi i ristoranti a Taiwan che tengono conto delle esigenze alimentari dei musulmani. Ciò è espressione dell'ospitalità di Taiwan, e con questi presupposti si può quindi confidare in una buona integrazione.

Conosce personalmente dei profughi?
Conosco personalmente dei profughi, ma solo all’estero.

Sostiene attivamente i profughi?
A Berlino ho firmato alcune petizioni e all’università ho partecipato a delle manifestazioni. Nel pensionato dove alloggio ho conosciuto dei profughi. Ma per stringere amicizie più approfondite servirebbe più tempo.

Come si evolverà la situazione dei profughi nel suo Paese nei prossimi 2 anni?
Già nel 2005 è stato redatto un disegno di legge in materia di asilo, ma solo dopo il cambio di governo, nel maggio 2016, la procedura legislativa è stata avviata entro due mesi. Vale a dire che in un prossimo futuro i richiedenti asilo potrebbero presentare la relativa istanza al governo di Taiwan, se questa legge venisse approvata in terza lettura. Ma è difficile prevedere se se ne vedranno gli effetti già nei prossimi due anni.

E nel prossimo ventennio?
Nei prossimi due decenni è prevedibile un aumento dei flussi migratori e Taiwan potrebbe sperimentare una vera e propria varietà multi-culturale. Già oggi, la popolazione straniera di Taiwan proveniente dal Sud-Est asiatico è chiaramente prevalente: un neonato su quattro ha un genitore straniero. Il numero di migranti a Taiwan è pari a mezzo milione, mentre la popolazione totale è di 20 milioni – la percentuale è del 2,5%. In futuro a Taiwan si vedranno probabilmente volti con tratti somatici mediorientali.

Può immaginarsi un mondo senza profughi?
No. Nella storia umana i rifugiati ci sono sempre stati. Tra i Paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo c’è un divario che complica la comprensione reciproca e la coesione. Ci sono tuttavia alcuni Paesi, come l'Arabia Saudita, con numerosi abitanti ma senza la presenza di profughi. Si dovrebbe porre rimedio a questa sproporzione.

Lei o la sua famiglia in passato ha vissuto un’esperienza di fuga?
In realtà io vedo la Germania come il mio rifugio, anche se non sono una rifugiata. Nel 2008 sono arrivata a Berlino dopo essere “fuggita” dall'oppressione della mia famiglia. Ora il patriarcato si è lentamente dissolto nella mia famiglia a causa della morte di mio padre e della modernizzazione della società. Come donna respiro aria di libertà e di giustizia in Germania e ne apprezzo il valore; la situazione a Taiwan è del tutto diversa.

Lei crede che un giorno nella sua vita potrebbe diventare un profugo? Se sì, perché?
Sì, è possibile. A causa della questione dell’indipendenza, Taiwan è sempre sotto la minaccia di tremila missili cinesi. Anche se molti sono del parere che una guerra tra Taiwan e la Cina sia quasi impossibile, si deve tuttavia prendere atto che la situazione internazionale di Taiwan non è stata ancora chiarita e i missili sono effettivamente ancora in funzione.

Come si preparerebbe a questo?
Per quanto mi riguarda, non mi preparo. Se un giorno dovesse succedere qualcosa, sarà colpa del destino.

In quale nazione vorrebbe rifugiarsi?
In tali circostanze, mi rifugerei naturalmente in Germania, visto che è da 20 anni che ho contatti con questo Paese ed è lì che ho fatto il dottorato di ricerca. La Germania e la sua cultura sono ormai parte di me.

Di quanta “Heimat”, ovvero Patria, ha bisogno? (*)
Taiwan è la terra dove sono nata. La Cina, con la sua cultura, è la patria dei miei avi di 250 anni fa. La Germania è la mia patria interiore che accoglie sempre il mio cuore e i miei pensieri.
 
(*) Questa domanda è stata tratta da un famoso questionario realizzato dallo scrittore Max Frisch.