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Luoghi di inclusione
C’è ancora da fare

Il futuro delle biblioteche
Il futuro delle biblioteche | © raumlaborberlin per Kulturprojekte Berlin

Una delle ambizioni delle biblioteche è favorire pari opportunità di partecipazione. Secondo la direttrice del design Traci Engel Lesneski, però, non basterà parlare di diversità e inclusione.

Di Leonard Novy

Sig.ra Engel Lesneski, il futuro delle biblioteche è fonte di grande preoccupazione: si teme infatti che nella loro forma classica il processo di digitalizzazione le possa rendere obsolete. Secondo Lei hanno ancora un futuro?

Le biblioteche hanno sempre avuto l’obiettivo di promuovere la lettura e l’apprendimento. L’istruzione si esplica in molte forme e anche i percorsi per imparare sono innumerevoli. Nel XXI secolo le biblioteche operano in tutti gli aspetti dell’acquisizione delle conoscenze, aiutando gli utenti ad allenare le competenze che ne favoriscono la crescita. Un ruolo che fa sperare in un futuro ancora molto promettente.
 
Diversità, pari opportunità e inclusione sono tra i valori di base del sistema bibliotecario, per lo meno a livello teorico. Secondo Lei qual è la situazione generale nella pratica? In che misura vengono effettivamente raggiunti questi obiettivi? E dove troviamo le maggiori sfide in termini di inclusione?
 
Molte categorie professionali, bibliotecari inclusi, hanno le migliori intenzioni, ma c’è ancora da fare, ad esempio per passare dalle parole sulla diversificazione ai fatti in termini di pari opportunità e inclusione nelle professioni e nell’organizzazione. Alcune sfide, per lo meno negli Stati Uniti, stanno in una condizione non equa a livello di strutture sociali, politiche, culturali e organizzative, ma ormai anche talmente radicata che raramente si presta a riflessioni e tantomeno è oggetto di dibattito. Altri obiettivi sono una definizione univoca di diversità, pari opportunità e inclusione e soprattutto in una comprensione condivisa del valore che genererebbe l’inclusione. Nel settore bibliotecario, una categoria professionale con un approccio inclusivo si ripagherebbe in modo esponenziale, vista l’estrema varietà dell’utenza con cui entrano in contatto i bibliotecari.
 
Quale ruolo svolge in questo contesto l’ambiente, ossia la biblioteca come luogo fisico?
 
Ogni persona è differente: abbiamo capacità fisiche eterogenee, usiamo i nostri sensi in maniera diversa, veniamo da vari contesti economici e culturali, non siamo dello stesso sesso, né della stessa età. Eppure molti edifici sono stati progettati come se avessimo tutti le stesse esigenze.
 
Sono i progettisti delle strutture (architetti, proprietari, project manager, politici), con le loro decisioni, a determinare l’allestimento degli edifici e dei vari spazi e quindi a influire sulle condizioni che negli utenti generano la sensazione di accoglienza. Capita spesso che un progetto consideri solo superficialmente le diverse possibili prospettive, causando involontariamente l’esclusione di qualcuno. In una biblioteca, struttura concepita per sostenere la più vasta gamma di utenti nell’acquisizione di competenze e in un’esperienza di comunità, è importante mettere in discussione le scelte che possano inavvertitamente impedire la fruizione degli spazi ad alcuni membri della società.

La biblioteca del XXI secolo è un luogo per le persone, uno spazio concepito per migliorare il benessere.

Traci Engel Lesneski

Maestosa, imponente, luogo di cultura: se pensiamo a ciò che rende “bella” una biblioteca, evochiamo spesso cattedrali dell’intelletto che generano un senso di rispetto, come la Bibliothèque Nationale de France di Parigi, la Library of Congress di Washington, la Reading Room del British Museum di Londra o la New York Public Library. Luoghi, insomma, che celebrano sì le conquiste spirituali dell’umanità, ma incutono anche un certo timore reverenziale, e per questo non possono propriamente definirsi di bassa soglia. Com’è secondo Lei la biblioteca del futuro?
 
La qualità del design e il livello di prim’ordine delle istituzioni che ha elencato testimoniano il valore attribuito alle biblioteche dalla società all’epoca della loro costruzione, ne trasmettono il significato e la portata. In termini di qualità del design, longevità e rilevanza culturale, rispetto alle caratteristiche architettoniche di una biblioteca del XXI secolo troviamo delle similitudini, ma anche delle differenze: invece di ispirare riverenza e proporsi come luoghi formali di erudizione, l’obiettivo di oggi è essere al servizio di tutta comunità, invitare alla scoperta e all’esplorazione. La biblioteca del XXI secolo deve sostenere una vasta gamma di attività e rispondere alle esigenze più varie, offrendo spazio sia alle attività individuali e specifiche, sia a quelle collettive, sia a tutte le realtà sussistenti tra questi due opposti. È un luogo per le persone, concepito per migliorare il benessere.
 
Come si progetta una biblioteca inclusiva? Dove entra in gioco la Sua attività di consulenza?
 
La salute di qualsiasi ecosistema dipende dalla sua biodiversità, e per la salute di una comunità vale lo stesso discorso, per cui una biblioteca, riflettendo la propria comunità, dipende dalle sua capacità di differenziazione: essendo al servizio di un’utenza numerosa e fortemente eterogenea, come strutture inclusive devono essere progettate per rispondere alle esigenze della fetta di pubblico più ampia possibile. L’approccio agli spazi varia individualmente, in funzione delle condizioni culturali, sociali, economiche e fisiche dei singoli, eppure molti complessi sono stati concepiti per una fascia di popolazione piuttosto limitata e in alcuni casi la disparità è una diretta conseguenza del contesto architettonico. I requisiti di base che devono presentare degli edifici concepiti per l’inclusione vanno considerati in fase di progettazione: non esiste una persona che possa incarnare tutte le prospettive possibili e costruire un edificio inclusivo richiede un processo inclusivo; i pregiudizi non dichiarati devono essere superati attraverso un dialogo aperto e in fase progettuale i rappresentanti dei vari interessi devono garantire che possa aver voce in capitolo il maggior numero possibile di persone.

Ognuno di noi ha lo stesso diritto di partecipare a plasmare l’ambiente in cui lavoriamo e studiamo, e le biblioteche dovrebbero assecondare questo desiderio di personalizzabilità.

Traci Engel Lesneski

Una cosa è progettare una nuova biblioteca, un’altra è ristrutturarne completamente una già esistente. Come si possono realizzare spazi più inclusivi con mezzi semplici?
 
Può fare la differenza già soltanto osservare il contesto architettonico caratteristico di un ambiente che favorisce l’inclusione rispetto a un altro che non accoglie indistintamente tutti gli utenti. Ad esempio, si tengono in debita considerazione le differenze di altezza, di età, di sesso, di mobilità, di cultura, di affidabilità dei nostri sensi? La maggior parte delle caratteristiche degli edifici inclusivi migliora anche gli spazi per la generalità degli utenti. Ognuno di noi ha lo stesso diritto di partecipare a plasmare l’ambiente in cui lavoriamo e studiamo, e le biblioteche dovrebbero assecondare questo desiderio di personalizzabilità. I progetti architettonici di maggior successo permettono la più ampia diversificazione proponendo una personalizzazione dell’offerta in base alle esigenze e alle inclinazioni individuali.
 
Quest’obiettivo può essere raggiunto con semplici, piccoli ammodernamenti, ad esempio negli arredi, con postazioni dotate di diverse tipologie di seduta, tavoli regolabili in altezza per collaboratori e clienti abituali, diverse opzioni di illuminazione. Offrendo piccole aree riservate per rispondere a tutta una serie di esigenze, ad esempio un luogo tranquillizzante per un bambino con difficoltà sensoriali, o uno spazio di preghiera, o ancora un posto tranquillo per una persona affetta da una malattia cronica, ci si avvicina di molto a uno spazio pubblico di tipo inclusivo. L’esempio migliore, attualmente, è rappresentato da servizi igienici individuali che risultano più graditi a persone di genere non-binario, diversamente abili che necessitano di un accompagnatore o genitori di bambini piccoli.
 
Traci Engel Lesneski Traci Engel Lesneski | Foto privata (particolare) Traci Engel Lesneski dirige lo studio di architettura statunitense MSR. La sua attività, concentrata in particolare sulla progettazione di biblioteche e spazi educativi, è basata su un approccio progettuale integrativo che pone allo stesso livello benessere, produttività, estetica e soddisfazione. Tra i progetti che coordina attualmente figurano tra l’altro un centro di cultura visiva, artistica e mediale per lo Haverford College in Pennsylvania e la ristrutturazione della Tulsa Central Library in Oklahoma. Engel Lesneski tiene regolarmente conferenze per l’IFLA (International Federation of Library Associations and Institutions,), l’ALA (American Library Association) e la NEXT Library. È membro del consiglio d’amministrazione della IFLA’s Library Buildings and Equipment Section, presidente dell’ALA’s Architecture for Public Libraries Committee ed è stata recentemente nominata membro del gruppo di lavoro dell’ALA sulla sostenibilità.
 
 

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