Accesso rapido:
Vai direttamente al contenuto (alt 1)Vai direttamente al secondo livello di navigazione (alt 3)Vai direttamente al primo livello di navigazione (alt 2)

La rinascita delle biblioteche
Una nuova primavera

Il futuro delle biblioteche
Il futuro delle biblioteche | © raumlaborberlin per conto di Kulturprojekte Berlin

Oramai non si parla più di tramonto delle biblioteche, ma si discute piuttosto di come sostenerle a vantaggio di tutti. Una sintesi ottimistica a chiusura del nostro dossier “Il futuro delle biblioteche”.
 

Di Samira Lazarovic

Che succede con Google? Che si dice dell’intelligenza artificiale? Ci saranno ancora libri in futuro? Chi va ancora in biblioteca, visto che la conoscenza del mondo è ormai a portata di clic?
 
“Una cosa che mi fa veramente piacere riguardo all’attuale situazione delle biblioteche – benché probabilmente connessa a una situazione globale difficile – è che da un paio di anni a questa parte la gente ha superato questo genere di domande”. Lo ha affermato in un’intervista al Goethe-Institut Nate Hill del Metropolitan New York Library Council, che ha constatato che si non tenta più di capire quale nuova diavoleria tecnologica possa andare ad oscurare le biblioteche, mentre cresce l’interesse per temi come la diffusione dell’informazione, la parità di diritti nella ricerca o cose del genere.

Inclusione, diversità, cambiamenti climatici

Negli ultimi anni, infatti, dai dibattiti è gradualmente emerso che le biblioteche possono rivelarsi utili non solo nell’acquisizione della competenza della lettura, ma anche in generale riguardo a tematiche come l’inclusione, la diversità e i cambiamenti climatici: sempre più spesso, infatti, riguardo a questi argomenti si prendono in considerazione le conoscenze disponibili nelle biblioteche, che sono diventate dei luoghi in cui si può non soltanto creare una consapevolezza, ma anche riunirsi per cercare insieme delle soluzioni.
 
“La biblioteca del futuro sarà una piattaforma e un’organizzazione in grado di collegare, condividere e sviluppare conoscenze. Inoltre assumerà un ruolo speciale in una società sempre più multietnica per via dell’immigrazione”. È questo il messaggio che viene dalla Next Library Conference tenutasi a Berlino nel settembre 2018 e fonte d’ispirazione per la realizzazione di questo dossier tematico.

Partecipazione alla cultura e alla vita pubblica

Come avverrà tutto questo? Sulle modalità di attuazione non poniamo limiti: oltre al classico approccio con i libri e gli altri media, le biblioteche permettono il trasferimento di sapere nelle lingue più svariate, offrono l’accesso al mondo digitale e ai social media, spiegano come identificare le fake news e forniscono molti altri servizi. Non dimentichiamo che sono tra i pochi luoghi pubblici a carattere non commerciale. In occasione del “Black Friday” 2018, che tradizionalmente inaugura il periodo degli acquisti di Natale, molte biblioteche americane hanno strizzato l’occhio ai consumatori pubblicizzando la loro estrema convenienza: un’offerta di libri e altri media totalmente gratuita durante tutto l’anno. “Per alcuni sono un luogo in cui ritirarsi, per altri invece creano le condizioni per partecipare alla vita pubblica e culturale indipendentemente dal reddito”, ha osservato Leonard Novy, giornalista e politologo, nel testo di apertura del dossier Il futuro delle biblioteche.
 
L’architetta olandese Francine Houben è convinta che “le biblioteche non hanno futuro se vengono usate per immagazzinare libri”, e per questo il suo studio di architettura Mecanoo mette le persone al centro dei progetti per le biblioteche. Altri esempi, come la “Chocoladefabriek” a Gouda, nei Paesi Bassi, mostrano come l’architettura moderna possa essere sempre più di sostegno nella funzione di apertura al pubblico, cancellando per sempre l’immagine di fortezza elitaria e promuovendo invece quella dello spazio comune per tutti. Traci Engel Lesneski, direttrice dello studio di architettura statunitense MSR, vede le biblioteche come un riflesso della loro comunità: “come strutture inclusive devono essere progettate per rispondere alle esigenze della fetta di pubblico più ampia possibile”.

Indispensabili in un’epoca movimentata

Quello della fascia di utenza più larga possibile, tuttavia, è un criterio che non vale solo a livello di progettazione architettonica, ma anche per la selezione del personale bibliotecario: “Non si può pretendere che ogni collaboratore diventi un esperto di digitalizzazione, integrazione e inclusione”, afferma Nate Hill. Per questo servono diversi tipi di bibliotecari e un’efficiente strategia di networking per identificare degli esperti.
 
Un’architettura spettacolare e una valida rete di esperti rimarranno probabilmente delle caratteristiche applicabili alle grandi città, mentre le biblioteche ubicate in centri minori sono destinate a soffrire anche nei prossimi anni per tagli di bilancio e carenza di personale. Il fatto, però, che si stia diffondendo l’idea che in quest’epoca di turbolenze sociopolitiche le biblioteche siano indispensabili darà un impulso durevole all’intero settore. “Se le biblioteche non esistessero, bisognerebbe inventarle”, scrive Leonard Novy. E fortunatamente, oggi, sono più che disposte a reinventarsi.

Top