Spiccatamente... socievoli
Storie di ordinaria anomalia

Senzatetto con due carrelli
Una senzatetto con due carrelli della spesa sposta a fatica i propri averi attraversando la zona pedonale. | Foto (dettaglio): Wolfram Steinberg; © picture alliance/dpa

Un mondo in subbuglio, strade svuotate e desolate. Condizioni, forse, per un’esperienza insolita per un uomo d’affari e una senzatetto.

Di Maximilian Buddenbohm

Una persona senza fissa dimora si trascina attraverso la zona pedonale del centro città, spingendo un carrello stracolmo di roba. Difficile dire cosa contenga: forse cenci gettati via da qualcuno che se ne è disfatto, e poi borse, buste pacchetti, scatole, vestiario, scarpe, plastiche, cartone, giornali, tenuti assieme a fatica da corde e cinture. La donna si affanna a riordinare i suoi averi: tira fuori qualcosa dal mucchio, ce lo rimette, poi ci ripensa e lo sposta in un altro punto, e sembra farlo con cura, forse seguendo un criterio preciso, una logica particolare. Oppure la sua unica occupazione è spostare le cose da sinistra a destra e viceversa, chissà.

Strade svuotate e desolate

È una delle prime sere dall’allarme coronavirus: le persone rimaste in giro in città sono pochissime, le strade si stanno visibilmente svuotando e rimarranno vuote per settimane, e la gente si manterrà a distanza. In queste ore si sta raggiungendo una condizione che di normale non ha proprio più nulla: in una giornata infrasettimanale e a un’ora del genere, così poche persone in pieno centro sono un chiaro segnale di qualcosa di anomalo. La donna senza fissa dimora sembra non accorgersene, tanto è occupata dai suoi fagotti.

Un uomo d’affari in giacca e cravatta le sfreccia accanto, ma la nota e rallenta bruscamente la sua corsa. Si guarda rapidamente attorno, individua un fornaio, entra, compra una fetta di dolce e si avvicina a lunghi passi verso la donna, borbottando qualcosa tra sé e sé mentre dà un’occhiata all’orologio, scuotendo la testa. Forse è in grande ritardo e quello che sta facendo non era affatto previsto. Le tende il dolce che si è fatto incartare, ma lei non se ne accorge nemmeno, presa com’è dalle sue cose e da quel carrello sgangherato, e neanche alza lo sguardo verso di lui, che tenta di chiamarla a voce sempre più alta. Alla fine l’uomo poggia semplicemente il pacchetto sulla catasta di roba, e dopo aver riprovato a dire qualcosa sorridendole, si allontana a passo svelto. Lei non nota nulla.

Un bacio nel vento

Solo dopo aver finalmente raddrizzato la schiena, la donna si accorge di quel pacchetto che prima non c’era: lo prende, lo apre con cautela e guarda dentro. Il sorriso e lo sguardo che ora si leggono sul suo volto ricordano quelli di un bambino che scartando un pacchetto per il compleanno trova proprio il regalo che tanto desiderava. Lei si guarda attorno, chiedendosi chi possa mai averglielo portato, ma nei paraggi non c’è più anima viva, e così, piena di gioia, manda un bacio nell’aria, accompagnandolo con un soffio e un gesto della mano. L’uomo, troppo lontano dalla vista e oramai quasi alla stazione ferroviaria, non si accorge di nulla.
 
Una scena semplice, senza un vero e proprio finale e anche senza una morale, lo ammetto. È soltanto una scena alla quale mi è capitato di assistere. Forse vale la pena raccontarla, o forse no, chi lo sa. Ma anche per me, questa crisi da Covid-19 è la prima in assoluto.

 

“Spiccatamente…”

Per la nostra rubrica “Spiccatamente…” scrivono, alternandosi settimanalmente, Maximilian Buddenbohm, Qin Liwen, Dominic Otiang’a e Gerasimos Bekas. Per “Spiccatamente… socievoli” Maximilian Buddenbohm racconta di quel grande complesso che è la società e delle sue più piccole componenti, ossia la famiglia, le amicizie, le relazioni.

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