Spiccatamente... Berlino
Padrone di un chiosco di würstel per un quarto d’ora

Hard Rock Café Berlin
Se per la folla di turisti non riesci neanche a intravedere l’Hard Rock Café… ebbene sì, vuol dire che sei a Berlino! | Foto (particolare): Britta Pedersen © dpa

Direttamente da Berlino, per il primo reportage della rubrica “Spiccatamente… Berlino”, il nostro Gerasimos Bekas si tuffa nella baraonda cittadina, inciampa nel guinzaglio di un cane e prova a scalare le vette della ristorazione.

Di Gerasimos Bekas

Benvenuti in questa nuova rubrica! Il mio nome è Gerasimos Bekas e do volentieri inizio al nostro tour: d’ora in poi girerò per voi per le vie di Berlino. Cosa succede in questa città? Come vive la gente? Una volta al mese proverò a rispondere a queste domande.
 
Partiamo dal posto in cui, per me, Berlino è meno tangibile: il Ku’damm, non lontano dalla stazione “Zoo”. Qui si riversano ogni giorno orde di turisti che hanno scelto uno degli innumerevoli alberghi della zona per poi andare a passeggio per le vie dello shopping, fermarsi al Café Kranzler o visitare la Gedächtniskirche, la chiesa della memoria. I berlinesi ci vengono soprattutto se devono cercare un regalo all’ultimo minuto, oppure per correre al lavoro, in uno dei tanti complessi adibiti a uffici.

Poveri e ricchi, giovani e vecchi

A Berlino ci sono pochi luoghi in cui si concentrano persone così diverse tra loro: qui al Ku’damm non si incontrano solo poveri e ricchi, giovani e vecchi, ma anche forestieri e abitanti locali che affollano la zona, tra i nuovi edifici che per la forma ricordano le navi spaziali e le imponenti costruzioni ottocentesche, risalenti alla “Gründerzeit”. Ma benché questa città sia così profondamente cambiata, anche nel secolo scorso, in una cosa è rimasta sempre fedele a se stessa: Berlino irradia il fascino dell’eterno cantiere, anche al Ku’damm, questa sorta di “corso” non riuscito, costellato di blocchi e barriere di protezione dei cantieri edili, perché Berlino tenta di somigliare a tutti gli altri centri cittadini europei, con i loro flagship store e le catene di alberghi e ristoranti che li dominano.
 
Per guardarmi attorno, all’improvviso inciampo: non mi ero accorto di essermi impigliato nel guinzaglio di un barboncino accuratamente toelettato e in fuga… La sua proprietaria farfuglia qualcosa riguardo a una terapia comportamentale, mentre dalle sue buste e bustine griffate mi è chiaro che almeno lo shopping le è andato bene, anche se non riesce a scusarsi perché il barboncino la sta tirando via e lei arranca per stargli dietro. È evidente che non sono solo gli umani a soccombere ai frenetici templi del consumismo e ai suoi sgargianti richiami.

“Abbiamo anche il budino di chia”

Passo davanti al terzo senzatetto che mi chiede una sigaretta. Non ne ho, e sono anche d’intralcio per un gruppetto di persone che stanno cercando l’Hard Rock Café, che sta proprio davanti ai loro occhi. Turisti… Cerco rifugio nella Meinekestraße: visto che mi trovo in una zona turistica, decido di mangiare un currywurst. Scelgo il locale che mi sembra meno glamour e faccio centro: alla friggitrice c’è una berlinese D.O.C. che mi serve un würstel su un piatto di plastica. Le tracce gialle del curry ci sono, ma ben nascoste da un tovagliolo di carta. Le chiedo se l’attività sia cambiata negli ultimi anni, e lei mi risponde: “Ora abbiamo anche il couscous e il budino di chia”.
 
Poi mi dà in mano la chiave: per un quarto d’ora sarò io il padrone del chiosco di würstel, mentre lei si allontanerà per portare da mangiare dal parrucchiere dietro l’angolo. Aspetto invano i miei primi clienti… Lei torna prima che possa dare prova di talento come ristoratore. Resto fino alla chiusura del locale, poi lei se ne va verso Hellersdorf, dove abita, e io a Neukölln. Qui al Ku’damm nessuno rimane molto a lungo.
 

“Spiccatamente… ”

Per la nostra rubrica “Spiccatamente…” scrivono, alternandosi settimanalmente, Gerasimos Bekas, Maximilian Buddenbohm, Qin Liwen e Dominic Otiang’a.  Per “Spiccatamente… Berlino” Gerasimos Bekas si avventura nel trambusto, raccontando la vita nella grande città e osservandone il tran-tran quotidiano in metropolitana, al supermercato e nei locali.

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