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Lingua e linguaggi
Nuova vita alla realtà

Lingua e linguaggi – 13a edizione
Rivitalizzare la realtà | © Goethe-Institut e. V./Illustrazione: Tobias Schrank

Quanta passione e sensualità nasconde la lingua tedesca? Non molta, forse? Il nostro nuovo editorialista Hernán D. Caro la pensa diversamente.

Di Hernán D. Caro

Il mio primo contatto con la lingua tedesca risale ai miei 17-18 anni, un’età in cui in genere si è convinti di conoscere la realtà. E siccome all’epoca tendevo al lamento e al rimuginìo, la realtà mi appariva piuttosto come un insieme di fatti negativi e per lo più immutabili, davanti ai quali si è fondamentalmente impotenti. Diciamo che ero un giovane pessimista.

Duttilità e potere immaginifico

Non è stato quindi un caso che in quei tempi mi affascinassero due personaggi di lingua tedesca dalla visione del mondo non propriamente rosea, come Franz Kafka e Arthur Schopenhauer. Sono stati loro ad aprirmi un varco verso il tedesco e a farmene innamorare prima ancora di riuscire a mettere insieme un’intera frase senza errori. Lentamente, poi, spinto da curiosità, entusiasmo e forse anche una certa ossessione, nel corso degli anni e grazie a corsi, libri e anche rapporti più diretti con la Germania e i tedeschi, mi sono avvicinato sempre più alla lingua.
 
Le prime due cose che mi hanno colpito sono state la duttilità e il potere immaginifico di questa lingua per me nuova. Francamente, all’inizio mi ha stupito, perché alcune delle persone che ho conosciuto in Germania non mi parevano particolarmente passionali o sensuali, per lo meno rispetto a chi vive in Colombia, dove sono nato io. D’altra parte, però, in innumerevoli parole tedesche sentivo e sento ancora un’energia, una dinamica, una vitalità che hanno profondamente ravvivato il mio sguardo sulle cose da esse descritte, e più affinavo le mie conoscenze linguistiche, più diventavano vividi gli oggetti e il mondo di cui la lingua parla.

La percezione fisica delle parole

Molte delle parole tedesche che letteralmente mi incantano non sono quelle altisonanti inventate dai filosofi nel corso dei secoli, come Uneigentlichkeit [l’inautenticità di Heidegger] o meglio ancora Inkompetenzkompensationskompetenz [letteralmente: capacità di compensazione dell’incompetenza] (termine coniato, non senza senso dell’umorismo, dal filosofo Odo Marquard), né le creazioni iper-precise ma decisamente bizzarre che sfruttano semplicemente il sistema tedesco di composizione delle parole per sfornare mostri come Eierschalensollbruchstellenverursacher [letteralmente: (attrezzo) che causa un punto di rottura predeterminato nel guscio dell’uovo; di fatto, quindi, un aggeggio apri-uovo]. No, a stimolare la mia immaginazione sono piuttosto le parole di uso più comune e quotidiano: ancora oggi, la parola Handwerk [artigianato, mestiere, manifattura; letteralmente “opera delle mani”], mi suggerisce immediatamente l’immagine di due mani che danno forma a un oggetto; se qualcuno parla del Tatendrang [entusiasmo, spinta a fare qualcosa; letteralmente “pulsione all’azione”] o del Fingespitzengefühl [tatto; letteralmente “sensazione della punta delle dita”] di una persona, mi raffiguro istantaneamente lo slancio oppure la cautela di questa persona nel fare qualcosa. Con l’aggettivo übergriffig [derivato da Übergriff, aggressione] sento quasi fisicamente che qualcuno sta oltrepassando il limite, come sento un’energia per così dire organica in parole come Flugzeug [aereo; letteralmente “oggetto in volo”]; Herzschmerz [sofferenza, dolore, tormento; letteralmente: “dolore di cuore”] o la genialissima Schnapsidee [idea folle, pessima idea; letteralmente “idea da grappa”].
 
Ma è stata proprio una parola che la maggior parte di noi usa forse quotidianamente, magari senza rifletterci troppo, a cambiare il mio modo di vedere tutto ciò che ci circonda: si tratta semplicemente di Wirklichkeit [realtà]. Un giorno ho saputo che è stata introdotta nel tardo medioevo dal teologo e filosofo tedesco Meister Eckhart, e che significa sì “ciò che è reale e presente”, ma soprattutto ciò che wirkt, ossia fa, agisce, è sempre attivo e in movimento. E quando mi capita di essere sopraffatto dalle sfide della Realität [realtà], cerco di pensare piuttosto alla Wirklichkeit di cui parlavo prima, nel senso che spesso le situazioni che appaiono senza via d’uscita, senza speranza, forse invece possono essere forgiate e quindi cambiate. Perché il mondo, come ci insegna la lingua, vive e si modifica. E questo pensiero è d’aiuto al pessimista che alberga in me.
 

Lingua e linguaggi

La nostra rubrica mensile Lingua e linguaggi è dedicata alla lingua come fenomeno socio-culturale: come si evolve? Che influenza esercita sulla società? Che rapporto hanno autrici e autori con la “loro” lingua? Scrivono per questa rubrica diversi editorialisti e persone con un legame professionale o di altro genere con la lingua, scegliendo un tema d’interesse personale, trattandolo per sei uscite consecutive.

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