Lingua e linguaggi
Panorami linguistici
Capita che la lingua sia oggetto di battaglie culturali. È quanto mai attuale, ad esempio, il dibattito sulle formulazioni a garanzia della parità di genere, ma anche le espressioni dialettali sono potenzialmente controverse.
Di Olga Grjasnowa
Credevate che la battaglia culturale attualmente più vivace in Germania fosse quella sugli asterischi di genere e sul cosiddetto maschile generico, che cioè con der Lehrer [l’insegnante], der Polizist [il poliziotto] o der Kanzler [il Cancelliere] non intenda esclusivamente il sesso maschile? Personalmente, almeno da quando mia figlia e una sua amica hanno pensato di non poter diventare astronaute, sentendo parlare unicamente di astronauti, ho cominciato a dubitare del significato inclusivo di questo “maschile generico“.
Eppure i dibattiti per la lingua sono sempre esistiti, soprattutto per il tedesco, ricchissimo di dialetti, linguaggi e lingue standard non immediatamente comprensibili per chi parla il cosiddetto Hochdeutsch, il tedesco standard. Ogni dialetto, poi, ha non solo un proprio vocabolario, ma anche peculiarità grammaticali e differenti melodie nel parlato, benché questa ricchezza, nel corso degli anni, si stia facendo sempre più sfumata. A questo si contrappone l’Hochdeutsch, la lingua standardizzata che usiamo nello scrivere, tanto che – per quanto ne so – in Svizzera viene chiamata anche Schriftdeutsch, cioè proprio “tedesco scritto”. Il processo di standardizzazione è iniziato con Lutero e la sua traduzione della Bibbia, è stato poi agevolato dall’invenzione e diffusione della stampa e per lo più ha riguardato la forma scritta.
Una dolce specialità dai tanti nomi
La mia socializzazione in Germania è iniziata in Assia, perciò sentire il dialetto del posto mi dà allegria e il tipico gell rafforzativo dopo una domanda oppure quell’ich [io] pronunciato come se fosse scritto isch è qualcosa che mi rimette in pace col mondo. La città di Francoforte sul Meno, quindi, non solo mi è familiare per il suo paesaggio urbano, col suo fiume e le sue strade, ma per me “suona” anche familiare, mentre in Baviera o a Colonia spesso non capisco praticamente nulla, se qualcuno parla in dialetto, così come mi risulta tuttora incomprensibile il dialetto sassone che mi risuonava attorno quando frequentavo l’università a Lipsia, o anche il berlinese, nonostante dieci anni nella capitale. Sarà perché i krapfen, quei soffici dolci di pasta lievitata farciti con la marmellata e spolverati di zucchero a velo che in altre parti della Germania si chiamano appunto Krapfen, ma anche Kreppel, Puffel o addirittura Berliner, proprio a Berlino sono invece detti Pfannkuchen, mentre per intendere Pfannkuchen [pancake, crespelle] i berlinesi dicono Eierkuchen. E quindi i nomi variano, ma il dolce è quello, anche se, onestamente, in questo caso sento un legame quasi patriottico con il Berliner, che per me resta Berliner, con un’eventuale concessione per Kreppel.Il dialetto del cuore
Comunque questa discussione è ancora più accesa, rispetto a quella sul linguaggio che deve garantire la parità di genere, ma soltanto tra nuovi arrivati e popolazione autoctona. Un altro esempio riguarda i verbi che significano parlare, chiacchierare: in Assia dicono babbeln, ad Amburgo schnacken, nel sud-ovest della Germania schwätzen, e le cose si complicano ulteriormente oltre quelle frontiere geografiche che non sono anche barriere linguistiche, ossia in Austria e in Svizzera.Mi dispiace di non padroneggiare nessun dialetto e di sapere solo qualche parola, perché in realtà sarebbe un grande arricchimento e anche una bella sfida dal punto di vista linguistico. Se dovessi decidere di affrontarla – probabilmente lo avrete capito – propenderei più per il dialetto dell’Assia che non per il berlinese.
Lingua e linguaggi
La nostra rubrica bisettimanale “Lingua e linguaggi” è dedicata alla lingua come fenomeno socio-culturale: come si evolve? Come si pongono gli autori nei confronti della “loro” lingua? Una società come è caratterizzata dalla propria lingua? Si alternano editorialisti e persone con un nesso professionale o di altro genere con la lingua, ognuno dei quali approfondisce un suo tema preferito per sei edizioni consecutive.
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